Hashihime

Hashihime (橋姫?, "La vergine del ponte") è un personaggio che appare nel folclore e nella letteratura giapponese. Apparve per la prima volta nella letteratura giapponese del periodo Heian, rappresentata come una donna che passa la notte aspettando il suo amante, e successivamente come un kijo (un oni donna) spinta dalla gelosia. Col tempo è stata associata sempre più spesso ad un ponte nella città di Uji.

Hashihime (橋姫?, "La vergine del ponte")[1] è un personaggio che appare nel folclore e nella letteratura giapponese. Apparve per la prima volta nella letteratura giapponese del periodo Heian, rappresentata come una donna che passa la notte aspettando il suo amante, e successivamente come un kijo (un oni donna) spinta dalla gelosia[2]. Col tempo è stata associata sempre più spesso ad un ponte nella città di Uji.
Biografia
[modifica | modifica wikitesto]Sappiamo molto poco riguardo all'origine dell'Hashihime. Si credeva spesso che i ponti grandi e antichi avessero una divinità protettrice, l'Hashihime, che proteggeva il ponte dalle minacce esterne[2]. Ciò potrebbe derivare dal più antico culto delle divinità dell'acqua, in cui coppie di divinità maschili e femminili venivano consacrate agli attraversamenti dei ponti[3].
La sua interpretazione più comune è quella in cui è una moglie che si affligge per il ritorno del proprio marito/amante, ma a causa dell'infedeltà di quest'ultimo, lei si ingelosisce e si trasforma in un demone.
Mentre l'Hashihime di Uji è la più famosa, tradizioni simili esistono per il ponte Nagara di Osaka (santuario non più esistente) e il ponte Seta no Karahashi nella prefettura di Shiga[4].
Letteratura giapponese
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- Kokinwakashū
L'Hashihime appare per la prima volta nella raccolta di poemi Kokinwakashū (ca. 905), del quale l'autore è sconosciuto:
«Su una piccola matta erbosa posando solo il proprio abito stasera, di nuovo - deve aspettarmi, Hashihime di Uji»
- Heike monogatari
La leggenda più famosa che descrive Hashihime come un demone geloso ha origine dal "Tsurugi no maki" (Capitolo della Spada). Questo capitolo si trova in testi varianti ampliati dell'Heike monogatari, come il Genpei Jōsuiki e il manoscritto Yashirobon, e appare anche nel Taiheiki.
La storia è ambientata durante il regno dell'imperatore Saga (809-823). Una nobildonna, consumata dalla gelosia verso una rivale, si ritira per sette giorni al santuario di Kifune. Prega la divinità (Kifune Myōjin) di trasformarla in una kijo (demone) vivente per vendicarsi. Impietosita, la divinità le dà queste istruzioni: "Se desideri davvero diventare un demone, cambia aspetto e immergiti nelle rapide del fiume Uji per ventuno giorni".
Ritornata nella capitale (Heian-kyō), si legò i capelli in cinque code e li modellò a forma di cinque corna, si dipinse il corpo di rosso con cinabro e minio e indossò un treppiede di ferro rovesciato (kanawa) sulla testa, accendendo torce sulle tre gambe e tenne una torcia con entrambe le estremità accese in bocca. In questa terrificante veste, corse verso sud, facendo morire di paura chiunque la vedesse. Dopo essersi immersa nel fiume Uji per 21 giorni in questo modo, divenne con successo il demone Hashihime.
Uccise così la sua rivale, la sua famiglia, la famiglia del suo ex amante e, infine, innumerevoli persone innocenti nella capitale, trasformandosi a seconda delle necessità (donna per uccidere uomini, uomo per uccidere donne). La paura attanagliava la città, costringendo gli abitanti a rientrare in casa dopo il tramonto.
La narrazione fa poi un salto in avanti di quasi due secoli, fino all'epoca del guerriero Minamoto no Yorimitsu (fine X-inizio XI secolo). Yorimitsu invia il suo servitore, Watanabe no Tsuna (uno dei Quattro Re Celesti), a svolgere una missione. A causa del pericolo, Yorimitsu presta a Tsuna la sua leggendaria spada, Higekiri. Al suo ritorno, Tsuna attraversa il ponte Ichijō Modoribashi sul fiume Horikawa (non il ponte Uji). Lì, incontra una bellissima donna che gli chiede di accompagnarla. Dopo che Tsuna l'ha aiutata a salire a cavallo, lei rivela la sua vera forma demoniaca, gli afferra i capelli e tenta di trasportarlo in volo fino alla sua tana sul Monte Atago. Tsuna reagisce rapidamente, estraendo Higekiri e recidendo il braccio del demone. Tsuna cade vicino al santuario di Kitano Tenmangū, mentre il demone fugge, lasciandosi dietro il braccio. Il braccio, un tempo bianco, ora è nero e ricoperto di ispidi peli bianchi.
Yorimitsu consulta il famoso onmyōji Abe no Seimei. Seimei esegue rituali per sigillare il braccio demoniaco e Tsuna si sottopone a riti di purificazione per sette giorni. Si dice che la spada Higekiri sia stata ribattezzata Onikiri (鬼切?, "Tagliademoni") in seguito a questo evento.
In particolare, la leggenda collega il rituale di origine al fiume/ponte Uji, ma descrive il famoso incontro a Ichijō Modoribashi, nel centro di Kyoto, e comporta un salto cronologico significativo tra l'era dell'imperatore Saga e la vita di Tsuna.
- Genji monogatari
Il nome dell'Hashihime appare anche in Genji monogatari ("La storia di Genji") di Murasaki come titolo del capitolo 45. È anche citata più volte nelle poesie waka all'interno del romanzo.
- Altre opere letterarie
Hashihime è menzionata in altre opere come il Taiheiki e l'Hashihime Monogatari. Il Museo del Genji di Uji presenta un cortometraggio originale intitolato Hashi hime - nyonin-tachi no kokoronotake (橋姫 -女人たちの心の丈-?, "Hashihime: Il cuore delle donne").
- Kanawa
L'opera nō Kanawa (鉄輪?, "Il tripode di ferro") drammatizza la leggenda della trasformazione demoniaca tratta dal capitolo "Tsurugi no maki" dell'Heike monogatari. Il nome dell'opera deriva dall'anello di ferro che Hashihime indossava sulla testa.
La protagonista è una moglie abbandonata per un'altra donna. Intraprende il rituale, indossando il tripode di ferro, per trasformarsi in un demone e maledire la coppia. I due cercano aiuto da Abe no Seimei, che usa i katashiro (effigi sostitutive) per contrastare la maledizione. La demone appare nella sua forma terrificante (usando la specifica maschera nō "Hashihime"), ma alla fine viene respinta da Seimei e dalle divinità guardiane (sanjūbanshin (三十番神?, trenta dei)).
Watanabe no Tsuna,un personaggio importante nel Tsurugi no maki, non appare in questo adattamento[5].
- Ushi no toki mairi
Il rituale di maledizione specifico eseguito dalla donna nella leggenda di Hashihime (vestirsi di bianco, indossare un treppiede di ferro con candele, visitare un santuario nell'Ora del Bue (1-3 del mattino) e piantare un chiodo in un albero sacro) è considerato l'archetipo del tradizionale rituale di maledizione giapponese noto come Ushi no toki mairi (丑の刻参り?, "Visita al santuario nell'ora del bue")[6]. Il santuario di Kifune, dove Hashihime pregava nella leggenda, rimane notoriamente associato a questa pratica.
Santuari
[modifica | modifica wikitesto]- Santuario di Hashihime
Situato vicino al ponte Uji a Kyoto, il santuario di Hashihime è comunemente associato alla leggendaria Hashihime. Sebbene ufficialmente custodisca Seoritsuhime (una dea della purificazione spesso associata all'acqua e ai ponti), il santuario è ampiamente identificato con la gelosa Hashihime. Sebbene sia venerata come guardiana del ponte, è anche considerata una divinità dell'enkiri, che tronca le relazioni indesiderate. A causa della sua leggendaria gelosia, è considerato tabù per le coppie, soprattutto per gli sposi novelli, attraversare il ponte Uji o visitare il santuario insieme.
- Santuario di Aedobashihime
Un santuario separato all'interno del complesso del Grande Santuario di Ise, il Santuario di Aedobashihime, si trova vicino al Ponte Uji (宇治橋?, Uji-bashi – un ponte diverso con lo stesso nome fonetico) che attraversa il fiume Isuzu nella Prefettura di Mie. Probabilmente fondato più tardi (periodo Kamakura o Muromachi), era originariamente chiamato Ōhashi Hashihime Gozen-sha. "Aedobashi" si riferisce alla località, associata ai rituali contro le pestilenze. A differenza di Hashihime di Kyoto, questa divinità non ha nulla a che fare con la gelosia, i demoni o le maledizioni, e venera Seoritsuhime come il santuario Hashihime di Kyoto come guardiano del ponte.
Nella cultura popolare
[modifica | modifica wikitesto]Il gioco shoot 'em up Tōhō Chireiden ~ Subterranean Animism vede il personaggio di Mizuhashi Parsee come boss della Fase 2. È esplicitamente identificata come una Hashihime che sorveglia un ponte che collega il mondo di superficie al mondo sotterraneo e possiede la capacità di manipolare la gelosia.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ^ Shikibu Murasaki, La storia di Genji, 2017 [XI secolo], p. 827, ISBN 9788858426449. URL consultato il 23 ottobre 2015.
- ^ a b (JA) Katsumi Tada, Gensō Sekai no Jūnintachi IV Nippon Hen, collana Truth In Fantasy, Shin Kigensha, 1990, p. 137, ISBN 978-4-915146-44-2.
- ^ (JA) Hiroshi Noguchi, Hashihime, in Katsumi Inui (a cura di), Nihon Denki Densetsu Daijiten, Kadokawa Shoten, 1986, pp. 709–710, ISBN 978-4-04-031300-9.
- ^ (JA) Atsunobu Inada e Naohiko Tanaka (a cura di), Toriyama Sekien Gazu Hyakki Yagyō, supervisionato da Takada Mamoru, Kokusho Kankōkai, 1992, p. 116, ISBN 978-4-336-03386-4.
- ^ (EN) Eileen Kato, The Iron Crown (Kanawa), in Donald Keene (a cura di), Twenty Plays of the Nō Theatre, Columbia University Press, 1970, p. 193–194ff, ISBN 9780231034555.
- ^ (EN) Salvador Jimenez Murguia, The Cursing Kit of Ushi no Koku Mairi, in Preternature: Critical and Historical Studies on the Preternatural, vol. 2, n. 1, 2013, pp. 73–91, DOI:10.5325/preternature.2.1.0073, JSTOR 10.5325/preternature.2.1.0073.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) Hashihime - The Bridge Princess, su hyakumonogatari.com.
- (EN) The Tale of the Hashihime of Uji, su hyakumonogatari.com.
- (JA) 橋姫(はしひめ), su nohmask.exblog.jp, Maschere Noh Collezione di maschere Noh di Shigeharu Nagasawa.