Salt Peanuts
Salt Peanuts è un brano jazz bebop composto da Dizzy Gillespie nel 1941, insieme al batterista Kenny Clarke. Il brano venne messo sotto copyright il 13 ottobre 1941, accreditato ad entrambi gli autori. Talvolta il brano è stato anche erroneamente attribuito a Charlie Parker. Parker stesso attribuì pubblicamente a Gillespie il merito della composizione il 15 maggio 1953, come si può ascoltare nella registrazione dal vivo contenuta nell'album Jazz at Massey Hall. Il testo originale non ha alcun significato compiuto. Si tratta invece di una voce scat/bebop che si adatta all'intervallo di note suonato prevalentemente durante il brano.
| Salt Peanuts | |
|---|---|
| Artista | Dizzy Gillespie and His All-Stars |
| Autore/i | Dizzy Gillespie, Kenny Clarke |
| Genere | Bebop |
| Data | 1941 |
Salt Peanuts è un brano jazz bebop composto da Dizzy Gillespie nel 1941, insieme al batterista Kenny Clarke. Il brano venne messo sotto copyright il 13 ottobre 1941, accreditato ad entrambi gli autori.
Talvolta il brano è stato anche erroneamente attribuito a Charlie Parker.[1] Parker stesso attribuì pubblicamente a Gillespie il merito della composizione il 15 maggio 1953, come si può ascoltare nella registrazione dal vivo contenuta nell'album Jazz at Massey Hall. Il testo originale non ha alcun significato compiuto. Si tratta invece di una voce scat/bebop che si adatta all'intervallo di note suonato prevalentemente durante il brano.[2]
Composizione
[modifica | modifica wikitesto]Salt Peanuts è una contraffazione di I Got Rhythm di George e Ira Gershwin: ha la stessa struttura e armonia AABA a 32 battute, ma la melodia è diversa.[3] Si tratta di un brano semplice: "una frase riff di quattro battute suonata due volte in ogni sezione A e un bridge leggermente più complesso".[3]
Mentre l'esortazione verbale: «Salt Peanuts, Salt Peanuts!» ("Arachidi salate, arachidi salate!") è strettamente identificata con Dizzy Gillespie, il motivo su cui si basa è precedente a Gillespie e Clarke. Glenn Miller registrò il brano WHAM (Re-Bop-Boom-Bam) il 1° agosto 1941 e, prima di allora, era apparso come frase strumentale ripetuta a sei note suonata al pianoforte da Count Basie nella sua incisione del 2 luglio 1941 di Basie Boogie.[4] Basie la suonò anche in un'esibizione dal vivo registrata al Cafe Society più tardi quello stesso anno.
Il ritornello appare anche nella canzone Five Salted Peanuts di Charlie Abbott e Bert Wheeler, registrata sia da Tony Pastor & His Orchestra sia da The Counts & The Countess nel 1945.
Esecuzioni
[modifica | modifica wikitesto]La prima registrazione conosciuta del brano fu quella di Georgie Auld, Coleman Hawkins e Ben Webster come Auld-Hawkins-Webster Saxtet, pubblicata dall'etichetta Apollo Records nel 1944.[5] Lo storico del Bebop descrisse la versione registrata da Dizzy Gillespie and His All-Stars nel maggio 1945 come "la versione definitiva".[3] La formazione era la seguente: Gillespie (tromba), Charlie Parker (sax alto), Al Haig (piano), Curley Russell (contrabbasso) e Sid Catlett (batteria).[6]
Nel 1978 il presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter cantò il testo di due parole di Salt Peanuts con Gillespie in un concerto alla Casa Bianca.[7][8] Si trattò del il primo concerto jazz alla Casa Bianca.[9] e fu l'unica volta in cui un presidente eseguì una canzone jazz mentre era in carica.[10] Secondo Gillespie, Carter (che era anche soprannominato "Il coltivatore di arachidi") richiese la canzone e Gillespie rispose che l'avrebbe "suonata se [Carter] fosse venuto qui e l'avesse cantata con noi".[11]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ^ (EN) David Yaffe, Fascinating Rhythm: Reading Jazz in American Writing, 2005, p. 17, ISBN 0-691-12357-8.. "Charlie Parker's 'Salt Peanuts'".
- ^ "Salt Peanuts": Sound and Sense in African/American Oral/Musical Creativity, Clyde Taylor Callaloo (Oct.1982)
- ^ a b c Thomas Owens, Bebop, Oxford University Press, 1996, ISBN 978-0-19-510651-0.
- ^ Jazz Forum: The Magazine of the International Jazz Federation, International Jazz Federation, 1974, p. 50.
- ^ Cover versions of Salt Peanuts by Auld-Hawkins-Webster Saxtet, su SecondHandSongs.
- ^ Henry Martin e Keith Waters, Jazz: The First 100 Years, Cengage Learning, 1º gennaio 2011, p. 201, ISBN 978-1-4390-8333-8.
- ^ WASHINGTON TALK: BRIEFING; 'Salt Peanuts', in The New York Times, 8 maggio 1987. URL consultato il 31 luglio 2018.
- ^ Nate Chinen, George Wein: A Great Day in Washington, in JazzTimes, 1º giugno 2003.
- ^ Jacqueline Trescott e Joseph McLellan, A Who's Who of Jazz on the South Lawn, in The Washington Post, 19 giugno 1978. URL consultato il 31 luglio 2018.
- ^ Murray Horowitz e A.B. Spellman, Charlie Parker: 'Jazz at Massey Hall', su NPR, 1º agosto 2001. URL consultato il 31 luglio 2018.
- ^ Benjamin Franklin, Jazz & Blues Musicians of South Carolina: Interviews with Jabbo, Dizzy, Drink, and Others, Univ of South Carolina Press, 2008, pp. 29–30, ISBN 9781570037436.
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) Salt Peanuts, su MusicBrainz, MetaBrainz Foundation.