Piastra
Una piastra, nella scienza delle costruzioni, è un elemento strutturale con due dimensioni (lunghezza e larghezza) prevalenti rispetto alla terza (lo spessore) e la cui superficie sia, in media, piana (lastra piana). Comunemente si considera piastra un qualunque elemento piano sottile il cui spessore t sia inferiore ad un ventesimo della dimensione minima l nel piano medio: t l < 1 20 {\displaystyle {\frac {t}{l}}<{\frac {1}{20}}} Il comportamento delle piastre si può suddividere, in una prima analisi, in: Comportamento a flessione: si valutano le deformazioni in direzione ortogonale al piano medio (lungo lo spessore) Comportamento a membrana: si valutano le deformazioni nel piano medio. I due tipi di analisi possono essere utilizzati separatamente qualora il carico applicato deformi la piastra prevalentemente a flessione o a membrana. È inoltre possibile combinare le equazioni dei due tipi di analisi per ottenere un modello di piastra più completo.
Una piastra, nella scienza delle costruzioni, è un elemento strutturale con due dimensioni (lunghezza e larghezza) prevalenti rispetto alla terza (lo spessore) e la cui superficie sia, in media, piana (lastra piana). Comunemente si considera piastra un qualunque elemento piano sottile il cui spessore t sia inferiore ad un ventesimo della dimensione minima l nel piano medio:
-
t
l
<
1
20
{\displaystyle {\frac {t}{l}}<{\frac {1}{20}}}
Il comportamento delle piastre si può suddividere, in una prima analisi, in:
- Comportamento a flessione: si valutano le deformazioni in direzione ortogonale al piano medio (lungo lo spessore)
- Comportamento a membrana: si valutano le deformazioni nel piano medio.
I due tipi di analisi possono essere utilizzati separatamente qualora il carico applicato deformi la piastra prevalentemente a flessione o a membrana. È inoltre possibile combinare le equazioni dei due tipi di analisi per ottenere un modello di piastra più completo.
Equazioni della piastra a flessione
[modifica | modifica wikitesto]A seconda del tipo di modellizzazione del comportamento, le piastre possono distinguersi in tre categorie:
- Piastre sottili con piccole deflessioni del piano medio (Piastra di Kirchhoff)
- Piastre sottili con grandi deflessioni del piano medio
- Piastre di grande spessore (che rispetti comunque la definizione)
Teoria di Kirchhoff
[modifica | modifica wikitesto]Le ipotesi alla base di questa modellizzazione dell'elemento piastra, in analogia con quelle poste alla base della teoria elementare delle travi sono riassunte di seguito:
- la deflessione
w
{\displaystyle w}
del piano medio della piastra ( z = 0 {\displaystyle z=0}
) è piccola rispetto allo spessore t {\displaystyle t}
: di conseguenza la sua derivata prima nelle direzioni x {\displaystyle x}
e y {\displaystyle y}
, ∂ w ∂ x , ∂ w ∂ y {\displaystyle {\frac {\partial w}{\partial x}},{\frac {\partial w}{\partial y}}}
risulta piccola ed il suo quadrato trascurabile rispetto a uno;
- a seguito della deflessione, il piano medio rimane indeformato;
- le sezioni inizialmente normali al piano medio rimangono piane e ortogonali ad esso dopo la deflessione. Di conseguenza gli scorrimenti in direzione z sono nulli (
γ
x
z
=
γ
y
z
=
0
{\displaystyle \gamma _{xz}=\gamma _{yz}=0}
) e la deflessione della piastra è dovuta sostanzialmente a deformazioni flessionali. Anche la deformazione ε z {\displaystyle \varepsilon _{z}}
risulta piccola e quindi trascurabile rispetto alle altre;
- lo sforzo normale (in direzione z),
σ
z
{\displaystyle \sigma _{z}}
, risulta piccolo rispetto alle altre componenti di sforzo e può essere trascurato.
Se la deflessione non può essere ritenuta piccola (ossia non è dello stesso ordine di grandezza dello spessore della piastra) allora la flessione avviene con deformazione del piano medio e le ipotesi 1 e 2 non risultano più verificate. Nel caso di piastre di grande spessore allora gli sforzi di taglio diventano importanti e le ipotesi 3 e 4 non sono più valide. Occorre pertanto utilizzare una teoria più generale.
Relazioni cinematiche
[modifica | modifica wikitesto]L'operatore funzionale che agisce sullo spostamento collegandolo con il vettore ingegneristico delle deformazioni, è una matrice che nel caso di tre coordinate cartesiane assume la forma [3x6]:
-
{
ε
x
ε
y
ε
z
γ
y
z
γ
x
z
γ
x
y
}
=
[
∂
∂
x
0
0
0
∂
∂
y
0
0
0
∂
∂
z
0
∂
∂
z
∂
∂
y
∂
∂
z
0
∂
∂
x
∂
∂
y
∂
∂
x
0
]
{
u
v
w
}
{\displaystyle {\begin{Bmatrix}\varepsilon _{x}\\\varepsilon _{y}\\\varepsilon _{z}\\\gamma _{yz}\\\gamma _{xz}\\\gamma _{xy}\end{Bmatrix}}={\begin{bmatrix}{\frac {\partial }{\partial x}}&0&0\\0&{\frac {\partial }{\partial y}}&0\\0&0&{\frac {\partial }{\partial z}}\\0&{\frac {\partial }{\partial z}}&{\frac {\partial }{\partial y}}\\{\frac {\partial }{\partial z}}&0&{\frac {\partial }{\partial x}}\\{\frac {\partial }{\partial y}}&{\frac {\partial }{\partial x}}&0\end{bmatrix}}{\begin{Bmatrix}u\\v\\w\end{Bmatrix}}}
Per l'ipotesi 3,
ε
z
=
0
{\displaystyle \varepsilon _{z}\,\!=0}
, ossia tramite il legame cinematico sopra espresso:
-
∂
w
∂
z
=
0
{\displaystyle {\frac {\partial w}{\partial z}}=0}
la dipendenza di
w
{\displaystyle w}
dalle variabili spaziali viene ridotta a:
-
w
=
w
(
x
,
y
)
{\displaystyle w=w\left(x,y\right)}
Espandendo in serie di Mac Laurin rispetto alla variabile z le componenti del vettore spostamento, arrestando lo sviluppo al primo ordine (lineare), si ottengono le relazioni:
-
u
(
x
,
y
,
z
)
=
u
0
+
z
[
∂
u
∂
z
]
z
=
0
{\displaystyle u\left(x,y,z\right)=u_{0}+z\left[{\frac {\partial u}{\partial z}}\right]_{z=0}}
e
v
(
x
,
y
,
z
)
=
v
0
+
z
[
∂
v
∂
z
]
z
=
0
{\displaystyle v\left(x,y,z\right)=v_{0}+z\left[{\frac {\partial v}{\partial z}}\right]_{z=0}}
I coefficienti dello sviluppo in serie sono valutati in corrispondenza del piano medio, ossia z = 0. Inoltre, ancora per l'ipotesi 3 ed utilizzando il legame cinematico (d'ora in poi si ometterà, per brevità, l'ascritto z = 0)
-
γ
y
z
=
∂
v
∂
z
+
∂
w
∂
y
=
0
{\displaystyle \gamma _{yz}\,\!={\frac {\partial v}{\partial z}}+{\frac {\partial w}{\partial y}}=0}
e γ x z = ∂ u ∂ z + ∂ w ∂ x = 0 {\displaystyle \gamma _{xz}\,\!={\frac {\partial u}{\partial z}}+{\frac {\partial w}{\partial x}}=0}
si possono scrivere gli spostamenti in funzione delle derivate prime di w:
-
u
(
x
,
y
,
z
)
=
u
0
−
∂
w
∂
x
z
{\displaystyle u\left(x,y,z\right)=u_{0}-{\frac {\partial w}{\partial x}}z}
e v ( x , y , z ) = v 0 − ∂ w ∂ y z {\displaystyle v\left(x,y,z\right)=v_{0}-{\frac {\partial w}{\partial y}}z}
Per l'ipotesi 2, secondo la quale, a seguito della deformazione il piano medio rimane indeformato, si giunge alla scrittura delle equazioni degli spostamenti della piastra in funzione della deflessione w:
-
{
u
(
x
,
y
,
z
)
=
−
∂
w
∂
x
z
v
(
x
,
y
,
z
)
=
−
∂
w
∂
y
z
⇒
w
(
x
,
y
)
{\displaystyle {\begin{cases}u\left(x,y,z\right)=-{\frac {\partial w}{\partial x}}z\\v\left(x,y,z\right)=-{\frac {\partial w}{\partial y}}z\end{cases}}\Rightarrow w\left(x,y\right)}
Si evidenzia l'approssimazione di linearità nella variabile lungo lo spessore, z,osservando l'andamento lineare degli spostamenti
u
(
x
,
y
,
z
)
{\displaystyle u\left(x,y,z\right)}
e
v
(
x
,
y
,
z
)
{\displaystyle v\left(x,y,z\right)}
.
Avendo ora ricavato le espressioni degli spostamenti nel campo, possiamo utilizzare il legame cinematico, riscritto nel caso delle semplificazioni adottate per la piastra di Kirchhoff, e ricavare le espressioni delle deformazioni in termini dello spostamento w (x,y). Poiché vige l'ipotesi di piccole deformazioni:
-
{
ε
x
ε
y
γ
x
y
}
=
[
∂
∂
x
0
0
0
∂
∂
y
0
∂
∂
y
∂
∂
x
0
]
{
u
v
w
}
=
[
∂
∂
x
0
0
0
∂
∂
y
0
∂
∂
y
∂
∂
x
0
]
{
−
∂
w
∂
x
z
−
∂
w
∂
y
z
w
(
x
,
y
)
}
=
{
−
∂
2
w
∂
x
2
z
−
∂
2
w
∂
y
2
z
−
2
∂
2
w
∂
x
∂
y
z
}
{\displaystyle {\begin{Bmatrix}\varepsilon _{x}\\\varepsilon _{y}\\\gamma _{xy}\end{Bmatrix}}={\begin{bmatrix}{\frac {\partial }{\partial x}}&0&0\\0&{\frac {\partial }{\partial y}}&0\\{\frac {\partial }{\partial y}}&{\frac {\partial }{\partial x}}&0\end{bmatrix}}{\begin{Bmatrix}u\\v\\w\end{Bmatrix}}={\begin{bmatrix}{\frac {\partial }{\partial x}}&0&0\\0&{\frac {\partial }{\partial y}}&0\\{\frac {\partial }{\partial y}}&{\frac {\partial }{\partial x}}&0\end{bmatrix}}{\begin{Bmatrix}-{\frac {\partial w}{\partial x}}z\\-{\frac {\partial w}{\partial y}}z\\w\left(x,y\right)\end{Bmatrix}}={\begin{Bmatrix}-{\frac {\partial ^{2}w}{\partial x^{2}}}z\\-{\frac {\partial ^{2}w}{\partial y^{2}}}z\\-2{\frac {\partial ^{2}w}{\partial x\partial y}}z\end{Bmatrix}}}
Relazioni costitutive
[modifica | modifica wikitesto]Utilizzando le equazioni costitutive per un solido isotropo a comportamento lineare, riscritte nel caso di stato di sforzo bidimensionale (
σ
z
z
=
0
{\displaystyle \sigma _{zz}=0}
):
-
{
σ
x
σ
y
τ
x
y
}
=
E
1
−
ν
2
[
1
ν
0
ν
1
0
0
0
1
−
ν
2
]
{
ε
x
ε
y
γ
x
y
}
{\displaystyle {\begin{Bmatrix}\sigma _{x}\\\sigma _{y}\\\tau _{xy}\end{Bmatrix}}={\frac {E}{1-\nu ^{2}}}{\begin{bmatrix}1&\nu &0\\\nu &1&0\\0&0&{\frac {1-\nu }{2}}\end{bmatrix}}{\begin{Bmatrix}\varepsilon _{x}\\\varepsilon _{y}\\\gamma _{xy}\end{Bmatrix}}}
ed utilizzando le espressioni ricavate per le relazioni cinematiche, si ottiene:
-
{
σ
x
σ
y
τ
x
y
}
=
E
1
−
ν
2
[
1
ν
0
ν
1
0
0
0
1
−
ν
2
]
{
−
∂
2
w
∂
x
2
z
−
∂
2
w
∂
y
2
z
−
2
∂
2
w
∂
x
∂
y
z
}
=
{
−
E
z
1
−
ν
2
(
∂
2
w
∂
x
2
+
ν
∂
2
w
∂
y
2
)
−
E
z
1
−
ν
2
(
∂
2
w
∂
y
2
+
ν
∂
2
w
∂
x
2
)
−
E
z
1
+
ν
(
∂
2
w
∂
x
∂
y
)
}
{\displaystyle {\begin{Bmatrix}\sigma _{x}\\\sigma _{y}\\\tau _{xy}\end{Bmatrix}}={\frac {E}{1-\nu ^{2}}}{\begin{bmatrix}1&\nu &0\\\nu &1&0\\0&0&{\frac {1-\nu }{2}}\end{bmatrix}}{\begin{Bmatrix}-{\frac {\partial ^{2}w}{\partial x^{2}}}z\\-{\frac {\partial ^{2}w}{\partial y^{2}}}z\\-2{\frac {\partial ^{2}w}{\partial x\partial y}}z\end{Bmatrix}}={\begin{Bmatrix}-{\frac {Ez}{1-\nu ^{2}}}\left({\frac {\partial ^{2}w}{\partial x^{2}}}+\nu {\frac {\partial ^{2}w}{\partial y^{2}}}\right)\\-{\frac {Ez}{1-\nu ^{2}}}\left({\frac {\partial ^{2}w}{\partial y^{2}}}+\nu {\frac {\partial ^{2}w}{\partial x^{2}}}\right)\\-{\frac {Ez}{1+\nu }}\left({\frac {\partial ^{2}w}{\partial x\partial y}}\right)\end{Bmatrix}}}
Si osservi la linearità degli sforzi lungo lo spessore. Come per ipotesi, il piano medio risulta non deformato, pertanto non sollecitato.
Risultanti degli sforzi
[modifica | modifica wikitesto]Per poter giungere alla scrittura delle equazioni di equilibrio di un elemento di piastra, occorre calcolare la risultante delle componenti dello sforzo. Poiché si sta valutando il comportamento a flessione della piastra, le forze agenti sull'elemento sono, con riferimento alle figure:
- Le forze di taglio (per unità di lunghezza)
Q
x
{\displaystyle Q_{x}}
e Q y {\displaystyle Q_{y}}
;

- I momenti flettenti (per unità di lunghezza)
M
x
{\displaystyle M_{x}}
, M y {\displaystyle M_{y}}
e M x y {\displaystyle M_{xy}}
.

La variazione delle grandezze nel dominio di definizione è arrestato al termine del primo ordine (linearità).
Tali grandezze sono calcolabili integrando nello spessore t le funzioni sforzo, per ottenere:
-
Q
x
=
∫
−
t
2
t
2
τ
x
z
d
z
=
∫
−
t
2
t
2
−
E
z
1
−
ν
2
(
∂
2
w
∂
x
2
+
ν
∂
2
w
∂
y
2
)
d
z
=
−
E
t
1
−
ν
2
(
∂
2
w
∂
x
2
+
ν
∂
2
w
∂
y
2
)
{\displaystyle Q_{x}=\int _{-{\frac {t}{2}}}^{\frac {t}{2}}\tau _{xz}\,dz=\int _{-{\frac {t}{2}}}^{\frac {t}{2}}-{\frac {Ez}{1-\nu ^{2}}}\left({\frac {\partial ^{2}w}{\partial x^{2}}}+\nu {\frac {\partial ^{2}w}{\partial y^{2}}}\right)\,dz=-{\frac {Et}{1-\nu ^{2}}}\left({\frac {\partial ^{2}w}{\partial x^{2}}}+\nu {\frac {\partial ^{2}w}{\partial y^{2}}}\right)}
-
Q
y
=
∫
−
t
2
t
2
τ
y
z
d
z
=
∫
−
t
2
t
2
−
E
z
1
−
ν
2
(
∂
2
w
∂
y
2
+
ν
∂
2
w
∂
x
2
)
d
z
=
−
E
t
1
−
ν
2
(
∂
2
w
∂
y
2
+
ν
∂
2
w
∂
x
2
)
{\displaystyle Q_{y}=\int _{-{\frac {t}{2}}}^{\frac {t}{2}}\tau _{yz}\,dz=\int _{-{\frac {t}{2}}}^{\frac {t}{2}}-{\frac {Ez}{1-\nu ^{2}}}\left({\frac {\partial ^{2}w}{\partial y^{2}}}+\nu {\frac {\partial ^{2}w}{\partial x^{2}}}\right)\,dz=-{\frac {Et}{1-\nu ^{2}}}\left({\frac {\partial ^{2}w}{\partial y^{2}}}+\nu {\frac {\partial ^{2}w}{\partial x^{2}}}\right)}
-
M
x
=
∫
−
t
2
t
2
σ
x
z
d
z
=
∫
−
t
2
t
2
−
E
z
2
1
−
ν
2
(
∂
2
w
∂
x
2
+
ν
∂
2
w
∂
y
2
)
d
z
=
−
D
(
∂
2
w
∂
x
2
+
ν
∂
2
w
∂
y
2
)
{\displaystyle M_{x}=\int _{-{\frac {t}{2}}}^{\frac {t}{2}}\sigma _{x}z\,dz=\int _{-{\frac {t}{2}}}^{\frac {t}{2}}-{\frac {Ez^{2}}{1-\nu ^{2}}}\left({\frac {\partial ^{2}w}{\partial x^{2}}}+\nu {\frac {\partial ^{2}w}{\partial y^{2}}}\right)\,dz=-D\left({\frac {\partial ^{2}w}{\partial x^{2}}}+\nu {\frac {\partial ^{2}w}{\partial y^{2}}}\right)}
-
M
y
=
∫
−
t
2
t
2
σ
y
z
d
z
=
∫
−
t
2
t
2
−
E
z
2
1
−
ν
2
(
∂
2
w
∂
y
2
+
ν
∂
2
w
∂
x
2
)
d
z
=
−
D
(
∂
2
w
∂
y
2
+
ν
∂
2
w
∂
x
2
)
{\displaystyle M_{y}=\int _{-{\frac {t}{2}}}^{\frac {t}{2}}\sigma _{y}z\,dz=\int _{-{\frac {t}{2}}}^{\frac {t}{2}}-{\frac {Ez^{2}}{1-\nu ^{2}}}\left({\frac {\partial ^{2}w}{\partial y^{2}}}+\nu {\frac {\partial ^{2}w}{\partial x^{2}}}\right)\,dz=-D\left({\frac {\partial ^{2}w}{\partial y^{2}}}+\nu {\frac {\partial ^{2}w}{\partial x^{2}}}\right)}
-
M
x
y
=
∫
−
t
2
t
2
τ
x
y
z
d
z
=
∫
−
t
2
t
2
−
E
z
2
1
+
ν
(
∂
2
w
∂
x
∂
y
)
=
−
D
(
1
−
ν
)
(
∂
2
w
∂
x
∂
y
)
{\displaystyle M_{xy}=\int _{-{\frac {t}{2}}}^{\frac {t}{2}}\tau _{xy}z\,dz=\int _{-{\frac {t}{2}}}^{\frac {t}{2}}-{\frac {Ez^{2}}{1+\nu }}\left({\frac {\partial ^{2}w}{\partial x\partial y}}\right)=-D(1-\nu )\left({\frac {\partial ^{2}w}{\partial x\partial y}}\right)}
ove si è definita la rigidezza flessionale della piastra D misurata in
N
m
{\displaystyle N\,m}
come:
D
=
E
t
3
12
(
1
−
ν
2
)
{\displaystyle D={\frac {Et^{3}}{12(1-\nu ^{2})}}}
Le forze assiali sono tutte nulle:
-
N
x
=
∫
−
t
2
t
2
σ
x
d
z
=
0
{\displaystyle N_{x}=\int _{-{\frac {t}{2}}}^{\frac {t}{2}}\sigma _{x}\,dz=0}
; N y = ∫ − t 2 t 2 σ y d z = 0 {\displaystyle N_{y}=\int _{-{\frac {t}{2}}}^{\frac {t}{2}}\sigma _{y}\,dz=0}
; N x y = ∫ − t 2 t 2 τ x y d z = 0 {\displaystyle N_{xy}=\int _{-{\frac {t}{2}}}^{\frac {t}{2}}\tau _{xy}\,dz=0}
Equazione differenziale nel campo della piastra a flessione
[modifica | modifica wikitesto]Osservando le figure sopra riportate, si possono scrivere le equazioni di equilibrio alla traslazione in direzione z e alla rotazione attorno agli assi x e y. L'equazione di equilibrio dei momenti intorno all'asse z è identicamente soddisfatta. Si osserva peraltro che l'elemento piastra è per sua costituzione non resistente a momenti agenti in direzione z. Si ottengono pertanto, per l'equilibrio alla traslazione in direzione z:
-
p
d
x
d
y
−
Q
x
d
y
−
Q
y
d
x
+
(
Q
x
d
y
+
∂
Q
y
∂
y
d
x
d
y
)
+
(
Q
y
d
x
+
∂
Q
x
∂
x
d
y
d
x
)
=
0
⇒
∂
Q
x
∂
x
+
∂
Q
y
∂
y
=
−
p
(
x
,
y
)
{\displaystyle pdxdy-Q_{x}dy-Q_{y}dx+\left(Q_{x}dy+{\frac {\partial Q_{y}}{\partial y}}dxdy\right)+\left(Q_{y}dx+{\frac {\partial Q_{x}}{\partial x}}dydx\right)=0\Rightarrow {\frac {\partial Q_{x}}{\partial x}}+{\frac {\partial Q_{y}}{\partial y}}=-p(x,y)}
ove si è indicato con p(x,y) la funzione di carico, eventualmente presente, agente in direzione z (si ricorda che si è assunta positiva la direzione di z verso il basso, con riferimento alle figure) e per l'equilibrio alla rotazione:
-
∂
M
x
y
∂
x
d
x
d
y
+
∂
M
y
∂
y
d
x
d
y
=
Q
y
d
x
d
y
⇒
∂
M
x
y
∂
x
+
∂
M
y
∂
y
=
Q
y
{\displaystyle {\frac {\partial M_{xy}}{\partial x}}dxdy+{\frac {\partial M_{y}}{\partial y}}dxdy=Q_{y}dxdy\Rightarrow {\frac {\partial M_{xy}}{\partial x}}+{\frac {\partial M_{y}}{\partial y}}=Q_{y}}
in direzione x,
-
∂
M
x
∂
x
d
x
d
y
+
∂
M
x
y
∂
y
d
x
d
y
=
Q
x
d
x
d
y
⇒
∂
M
x
∂
x
+
∂
M
x
y
∂
y
=
Q
x
{\displaystyle {\frac {\partial M_{x}}{\partial x}}dxdy+{\frac {\partial M_{xy}}{\partial y}}dxdy=Q_{x}dxdy\Rightarrow {\frac {\partial M_{x}}{\partial x}}+{\frac {\partial M_{xy}}{\partial y}}=Q_{x}}
in direzione y.
Derivando le ultime due espressioni e sostituendole nell'equazione ricavata per l'equilibrio alla traslazione in direzione z si ottiene:
-
{
∂
2
M
x
y
∂
x
2
+
∂
2
M
y
∂
y
2
=
∂
Q
y
∂
y
∂
2
M
x
∂
x
2
+
∂
2
M
x
y
∂
y
2
=
∂
Q
x
∂
x
⇒
∂
2
M
x
∂
x
2
+
2
∂
2
M
x
y
∂
x
∂
y
+
∂
2
M
y
∂
y
2
=
−
p
(
x
,
y
)
{\displaystyle {\begin{cases}{\frac {\partial ^{2}M_{xy}}{\partial x^{2}}}+{\frac {\partial ^{2}M_{y}}{\partial y^{2}}}={\frac {\partial Q_{y}}{\partial y}}\\{\frac {\partial ^{2}M_{x}}{\partial x^{2}}}+{\frac {\partial ^{2}M_{xy}}{\partial y^{2}}}={\frac {\partial Q_{x}}{\partial x}}\end{cases}}\Rightarrow {\frac {\partial ^{2}M_{x}}{\partial x^{2}}}+2{\frac {\partial ^{2}M_{xy}}{\partial x\partial y}}+{\frac {\partial ^{2}M_{y}}{\partial y^{2}}}=-p(x,y)}
Utilizzando le equazioni trovate per i momenti, in funzione delle variabili cinematiche
-
M
x
=
−
D
(
∂
2
w
∂
x
2
+
ν
∂
2
w
∂
y
2
)
;
M
y
=
−
D
(
∂
2
w
∂
y
2
+
ν
∂
2
w
∂
x
2
)
;
M
x
y
=
−
D
(
1
−
ν
)
(
∂
2
w
∂
x
∂
y
)
{\displaystyle M_{x}=-D\left({\frac {\partial ^{2}w}{\partial x^{2}}}+\nu {\frac {\partial ^{2}w}{\partial y^{2}}}\right);M_{y}=-D\left({\frac {\partial ^{2}w}{\partial y^{2}}}+\nu {\frac {\partial ^{2}w}{\partial x^{2}}}\right);M_{xy}=-D(1-\nu )\left({\frac {\partial ^{2}w}{\partial x\partial y}}\right)}
si ottiene infine:
-
∂
2
[
−
D
(
∂
2
w
∂
x
2
+
ν
∂
2
w
∂
y
2
)
]
∂
x
2
+
2
∂
2
[
−
D
(
1
−
ν
)
(
∂
2
w
∂
x
∂
y
)
]
∂
x
∂
y
+
∂
2
[
−
D
(
∂
2
w
∂
y
2
+
ν
∂
2
w
∂
x
2
)
]
∂
y
2
=
−
p
(
x
,
y
)
{\displaystyle {\frac {\partial ^{2}\left[-D\left({\frac {\partial ^{2}w}{\partial x^{2}}}+\nu {\frac {\partial ^{2}w}{\partial y^{2}}}\right)\right]}{\partial x^{2}}}+2{\frac {\partial ^{2}\left[-D(1-\nu )\left({\frac {\partial ^{2}w}{\partial x\partial y}}\right)\right]}{\partial x\partial y}}+{\frac {\partial ^{2}\left[-D\left({\frac {\partial ^{2}w}{\partial y^{2}}}+\nu {\frac {\partial ^{2}w}{\partial x^{2}}}\right)\right]}{\partial y^{2}}}=-p(x,y)}
-
∂
2
(
∂
2
w
∂
x
2
+
ν
∂
2
w
∂
y
2
)
∂
x
2
+
2
∂
2
[
(
1
−
ν
)
(
∂
2
w
∂
x
∂
y
)
]
∂
x
∂
y
+
∂
2
(
∂
2
w
∂
y
2
+
ν
∂
2
w
∂
x
2
)
∂
y
2
=
p
(
x
,
y
)
D
{\displaystyle {\frac {\partial ^{2}\left({\frac {\partial ^{2}w}{\partial x^{2}}}+\nu {\frac {\partial ^{2}w}{\partial y^{2}}}\right)}{\partial x^{2}}}+2{\frac {\partial ^{2}\left[(1-\nu )\left({\frac {\partial ^{2}w}{\partial x\partial y}}\right)\right]}{\partial x\partial y}}+{\frac {\partial ^{2}\left({\frac {\partial ^{2}w}{\partial y^{2}}}+\nu {\frac {\partial ^{2}w}{\partial x^{2}}}\right)}{\partial y^{2}}}={\frac {p(x,y)}{D}}}
-
∂
4
w
∂
x
4
+
ν
∂
4
w
∂
x
2
∂
y
2
+
2
∂
4
w
∂
x
2
∂
y
2
−
2
ν
∂
4
w
∂
x
2
∂
y
2
+
∂
4
w
∂
y
4
+
ν
∂
4
w
∂
x
2
∂
y
2
=
p
(
x
,
y
)
D
{\displaystyle {\frac {\partial ^{4}w}{\partial x^{4}}}+\nu {\frac {\partial ^{4}w}{\partial x^{2}\partial y^{2}}}+2{\frac {\partial ^{4}w}{\partial x^{2}\partial y^{2}}}-2\nu {\frac {\partial ^{4}w}{\partial x^{2}\partial y^{2}}}+{\frac {\partial ^{4}w}{\partial y^{4}}}+\nu {\frac {\partial ^{4}w}{\partial x^{2}\partial y^{2}}}={\frac {p(x,y)}{D}}}
Si ottiene quindi
-
∂
4
w
∂
x
4
+
2
∂
4
w
∂
x
2
∂
y
2
+
∂
4
w
∂
y
4
=
p
(
x
,
y
)
D
{\displaystyle {\frac {\partial ^{4}w}{\partial x^{4}}}+2{\frac {\partial ^{4}w}{\partial x^{2}\partial y^{2}}}+{\frac {\partial ^{4}w}{\partial y^{4}}}={\frac {p(x,y)}{D}}}
che è l'equazione nel campo della piastra sollecitata a pura flessione, quando valide le ipotesi di Kirchhoff sopra illustrate, altrimenti nota come equazione di Sophie Germain-Lagrange sintetizzabile con la notazione
-
∇
4
w
(
x
,
y
)
=
p
(
x
,
y
)
D
{\displaystyle \nabla ^{4}w(x,y)={\frac {p(x,y)}{D}}}
Si è utilizzata la notazione
∇
4
{\displaystyle \nabla ^{4}}
(da leggersi "nabla quarto", o "laplaciano quadro") che indica l'operatore laplaciano di ordine 2, poiché il laplaciano corrisponde a nabla al quadrato. Nel caso bidimensionale esso corrisponde a:
-
∇
4
=
(
∂
2
∂
x
2
+
∂
2
∂
y
2
)
2
{\displaystyle \nabla ^{4}=\left({\frac {\partial ^{2}}{\partial x^{2}}}+{\frac {\partial ^{2}}{\partial y^{2}}}\right)^{2}}
A tale equazione si associano le condizioni al contorno, che possono essere di tipo cinematico (sugli spostamenti e/o sulle rotazioni) o condizioni naturali (o sulle forze, siano esse carichi e/o momenti).
Si noti, infine, che l'equazione di Sophie Germain-Lagrange è del tutto simile all'equazione della linea elastica delle travi inflesse, esprimibile con la relazione:
d
w
4
(
x
)
d
z
4
=
p
(
x
)
E
J
{\displaystyle {\frac {dw^{4}(x)}{dz^{4}}}={\frac {p(x)}{EJ}}}
dove ancora una volta è evidente la dipendenza del carico applicato rispetto alla derivata quarta dello spostamento.
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