Perodicticus
I potto sono tre specie di primati strepsirrini appartenenti al genere Perodicticus Bennett, 1831, della famiglia Lorisidae. In alcune aree anglofone dell'Africa sono chiamati anche softly-softlys.
I potto sono tre specie di primati strepsirrini appartenenti al genere Perodicticus Bennett, 1831, della famiglia Lorisidae. In alcune aree anglofone dell'Africa sono chiamati anche softly-softlys.[2]
Etimologia
[modifica | modifica wikitesto]Il nome comune «potto» potrebbe derivare dal termine wolof pata, che significa «scimmia senza coda».[3]
Il nome generico Perodicticus è composto dai termini greci πηρός (pērós, «mutilato, storpio») e δεικτικός (deiktikós, «capace di mostrare o indicare»; cfr. δείκτης, deíktēs, «indice»). Il riferimento è all'indice rudimentale, che appare quasi mutilato.[4][5]
Tassonomia
[modifica | modifica wikitesto]La Lista Rossa della IUCN e l'American Society of Mammalogists riconoscono tre specie.[1][6][7]
In passato, tutti i potto venivano classificati in un'unica specie, P. potto. Tuttavia, la variabilità riscontrata tra le diverse popolazioni è notevole, e ciò ha portato a ipotizzare l'esistenza di più specie distinte. Uno studio del 2015 ha confermato la presenza di tre specie di potto chiaramente differenziate, con una profonda divergenza genetica risalente al Miocene per tutte e tre.[8]
Anche alcune specie strettamente imparentate includono il termine «potto» nel loro nome comune: le due specie di potto dorato, note anche come angwantibo, e il falso potto. È stato tuttavia suggerito che le differenze che separerebbero il falso potto dal potto dell'Africa occidentale possano dipendere dal fatto che l'olotipo utilizzato fosse un esemplare anomalo, forse appartenente proprio a un potto dell'Africa occidentale.[9]
Il cercoletto del Centro e Sud America (Potos flavus) e gli olingo (Bassaricyon spp.) mostrano somiglianze nell'aspetto e nel comportamento con i potto africani, e in passato venivano infatti classificati insieme a essi, da cui il nome Potos. Oggi, tuttavia, è noto che olingo e cercoletto appartengono alla famiglia dei Procionidi.[10][11][12]
| Genere Perodicticus – Bennett, 1931 – tre specie | ||||
|---|---|---|---|---|
| Nome comune | Nome scientifico | Distribuzione | Dimensioni ed ecologia | Stato IUCN e popolazione stimata |
| Potto di Milne-Edwards |
P. edwardsi Bouvier, 1879 |
Africa centrale | Dimensioni: lunghezza di 30-37 cm, più una coda di 3-7 cm[13] Habitat: foreste[14] Dieta: gomma vegetale, insetti, chiocciole e frutta[14] |
Sconosciuta, in diminuzione[14] |
| Potto orientale |
P. ibeanus Thomas, 1910 |
Africa centro-orientale | Dimensioni: lunghezza di 29-37 cm, più una coda di 4-10 cm[13] Habitat: foreste[15] Dieta: frutta, gomma vegetale, nettare e invertebrati, oltre a muschi, rane e uova[15] |
Sconosciuta, stabile[15] |
| Potto occidentale |
P. potto (P. Müller, 1766) |
Africa equatoriale occidentale | Dimensioni: lunghezza di 30-39 cm, più una coda di 3-10 cm[16] Habitat: foreste[17] Dieta: frutta, artropodi, insetti e uova, oltre a piccoli vertebrati[16] |
Sconosciuta, in diminuzione[17] |
Descrizione
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Il potto raggiunge una lunghezza compresa tra 30 e 39 cm, con una coda corta di 3-10 cm, e un peso variabile tra 600 e 1.600 grammi.[19] Il folto mantello, lanoso e fitto, è di colore grigio-bruno. L'indice è vestigiale, ma l'animale possiede pollici opponibili con cui si aggrappa saldamente ai rami. Come gli altri strepsirrini, il potto presenta un naso umido, un pettine dentale e un artiglio da toeletta sul secondo dito dei piedi posteriori. Nelle mani e nei piedi, il terzo e il quarto dito sono collegati tra loro da una lieve piega cutanea, mentre nelle zampe posteriori le dita dalla terza alla quinta sono unite alla base da una membrana cutanea che si estende fino a circa il terzo prossimale delle dita.[20]
Il collo presenta da quattro a sei basse protuberanze che ricoprono le vertebre allungate, dotate di apofisi appuntite che quasi perforano la pelle; queste strutture vengono utilizzate come arma difensiva.[21] Sia i maschi sia le femmine possiedono grandi ghiandole odorifere sotto la coda; nelle femmine, il rigonfiamento prodotto da tali ghiandole è noto come pseudo-scroto. Queste ghiandole vengono utilizzate per marcare il territorio e rafforzare il legame di coppia.[22] Il potto emana inoltre un odore caratteristico che alcuni osservatori hanno paragonato a quello del curry.[19]
Distribuzione e habitat
[modifica | modifica wikitesto]I potto vivono nella volta delle foreste pluviali dell'Africa tropicale, dalla Nigeria e dalla Guinea fino al Kenya e all'Uganda, estendendosi anche al nord della Repubblica Democratica del Congo.[17] Sono animali notturni e arboricoli: durante il giorno dormono tra le foglie e quasi mai scendono dagli alberi.[22]
Biologia
[modifica | modifica wikitesto]I potto si muovono lentamente e con cautela, mantenendo sempre la presa sul ramo con almeno due arti. Sono inoltre animali silenziosi e cercano di sfuggire ai predatori grazie a movimenti discreti e mimetici. Il richiamo più comune è un «tsic» acuto, utilizzato soprattutto tra la madre e il piccolo.[21]
Gli studi sul contenuto dello stomaco hanno mostrato che la dieta del potto è composta per circa il 65% da frutta, per il 21% da gomme vegetali e per il 10% da insetti.[21] È stato inoltre osservato che talvolta cattura anche pipistrelli e piccoli uccelli.[22] Le sue forti mascelle gli permettono di consumare frutti e masse di gomma essiccata troppo dure per altri animali arboricoli. Gli insetti di cui si nutre tendono ad avere un odore intenso e in genere non vengono mangiati da altri animali.[19]
I potto possiedono territori molto estesi, che marcano con urina e secrezioni ghiandolari. Gli intrusi dello stesso sesso vengono respinti con decisione, e il territorio di ciascun maschio generalmente si sovrappone a quello di due o più femmine. È stato osservato che le femmine possono cedere parte del proprio territorio alle figlie, mentre i maschi, una volta raggiunta la maturità, abbandonano il territorio materno.[19]
Come parte dei rituali di corteggiamento, i potto si incontrano spesso per sessioni di pulizia reciproca del pelo. Questo comportamento viene eseguito frequentemente mentre gli animali restano appesi a testa in giù a un ramo. La pulizia consiste nel leccarsi, nel pettinare il mantello con l'artiglio da toeletta e con i denti, e nello spalmare secrezioni prodotte dalle ghiandole odorifere. L'accoppiamento avviene faccia a faccia, mentre i due animali rimangono sospesi a testa in giù a un ramo.[19][23]
Dopo un periodo di gestazione di circa 193-205 giorni, la femmina partorisce in genere un solo piccolo, anche se talvolta possono nascere gemelli. In un primo momento il piccolo resta aggrappato al ventre materno, mentre in seguito viene trasportato sul dorso. La femmina può anche nasconderlo tra le foglie mentre è alla ricerca di cibo. Lo svezzamento avviene dopo circa sei mesi, mentre la maturità completa viene raggiunta intorno ai 18 mesi.[19]
Predatori e difese
[modifica | modifica wikitesto]I potto hanno relativamente pochi predatori, poiché i grandi carnivori mammiferi non sono in grado di raggiungere le cime degli alberi in cui vivono, mentre i rapaci presenti in questa parte dell'Africa sono diurni.[21] Gli individui che vivono nei pressi dei villaggi subiscono però una certa pressione da parte dell'uomo, che li caccia come bushmeat; si ritiene che il potto occidentale sia minacciato anche per questo motivo.[17][24] Talvolta possono essere predati dalle civette delle palme africane, sebbene queste ultime siano in gran parte frugivore.[19]
Se minacciato, il potto nasconde il muso e colpisce l'avversario con il collo, sfruttando le sue insolite vertebre cervicali. Può inoltre infliggere un morso molto potente. La sua saliva contiene composti che provocano l'infiammazione della ferita.[19]
La massima longevità registrata per un potto in cattività è di 26 anni.[25]
Cognizione e comportamento sociale
[modifica | modifica wikitesto]In uno studio sulla cognizione degli strepsirrini condotto nel 1964, si osservò che i potto esploravano e manipolavano oggetti sconosciuti, ma soltanto quando questi contenevano del cibo. Furono ritenuti più curiosi dei lori e dei galagoni minori, ma meno dei lemuri.[26] Ursula Cowgill, biologa dell'Università di Yale che si prese cura di sei potto in cattività per diversi decenni, notò che sembravano instaurare relazioni di tipo altruistico. Gli esemplari osservati trascorrevano del tempo accanto a un compagno malato e conservavano del cibo per un individuo assente. Tuttavia, non vi sono conferme che questo comportamento si manifesti anche in natura.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ^ a b (EN) D.E. Wilson e D.M. Reeder, Perodicticus, in Mammal Species of the World. A Taxonomic and Geographic Reference, 3ª ed., Johns Hopkins University Press, 2005, ISBN 0-8018-8221-4.
- ^ Potto (primate), su Encyclopædia Britannica, 2013. URL consultato il 15 marzo 2013.
- ^ "potto", su Merriam-Webster.com Dictionary, Merriam-Webster, OCLC 1032680871.
- ^ William Dwight Whitney, The Century Dictionary, Century Co., 1890, p. 4409.
- ^ Theodore Sherman Palmer, Index Generum Mammalium, U.S. Government Printing Office, 1904, p. 525.
- ^ T. M. Butynski e Y. A. De Jong, Distribution of the potto Perodicticus potto (Primates: Lorisidae) in eastern Africa, with a description of a new subspecies from Mount Kenya, in Journal of East African Natural History, vol. 96, n. 2, 2007, pp. 113-147, DOI:10.2982/0012-8317(2007)96[113:DOTPPP]2.0.CO;2.
- ^ Mammal Diversity Database, Mammal Diversity Database, su zenodo.org, 6 novembre 2021, DOI:10.5281/zenodo.5651212. URL consultato l'8 novembre 2021.
- ^ Luca Pozzi, K. Anne-Isola Nekaris, Andrew Perkin, Simon K. Bearder, Elizabeth R. Pimley, Helga Schulze, Ulrike Streicher, Tilo Nadler, Andrew Kitchener, Hans Zischler e Dietmar Zinner, Remarkable ancient divergences amongst neglected lorisiform primates, in Zoological Journal of the Linnean Society, vol. 175, n. 3, 2015, pp. 661-674, DOI:10.1111/zoj.12286, ISSN 1096-3642, PMC 4744660, PMID 26900177.
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- ^ K. M. Helgen, M. Pinto, R. Kays, L. Helgen, M. Tsuchiya, A. Quinn, D. Wilson e J. Maldonado, Taxonomic revision of the olingos (Bassaricyon), with description of a new species, the Olinguito, in ZooKeys, n. 324, 15 agosto 2013, pp. 1-83, Bibcode:2013ZooK..324....1H, DOI:10.3897/zookeys.324.5827, PMC 3760134, PMID 24003317.
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- ^ E. Pimley (a cura di), Perodicticus potto, su ARKive, 12 dicembre 2010. URL consultato il 15 marzo 2013 (archiviato dall'url originale il 26 gennaio 2013).
- ^ John Robinson e Elizabeth Bennett (a cura di), Hunting for Sustainability in Tropical Forests, Columbia University Press, 1999).
- ^ U. M. Cowgill, S. J. States e K. J. States, The Longevity of a Colony of Captive Nocturnal Prosimians (Perodicticus potto), su Laboratory Primate Newsletter, 1985. URL consultato il 15 marzo 2013.
- ^ U. M. Cowgill, Visiting in Perodicticus, in Science, vol. 146, n. 3648, 1964, pp. 1183-1184, Bibcode:1964Sci...146.1183C, DOI:10.1126/science.146.3648.1183, PMID 17832247.
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