Pala Gozzi
La Pala Gozzi o Apparizione della Vergine è un dipinto di Tiziano, realizzato a tecnica mista su tavola, datato 1520 e conservato nella Pinacoteca civica Francesco Podesti ad Ancona. L'opera è datata e firmata sul cartiglio in basso al centro. Fu dipinta per la San Francesco ad alto di Ancona su commissione di Alvise Gozzi, mercante della Repubblica di Ragusa e rappresenta la Vergine con il Bambino che appaiono tra le nuvole del crepuscolo a san Francesco d'Assisi e a san Biagio di Sebaste; quest'ultimo indica al committente inginocchiato al suo fianco l'evento miracoloso.
| Pala Gozzi | |
|---|---|
| Autore | Tiziano |
| Data | 1520 |
| Tecnica | Tecnica mista su tavola |
| Dimensioni | 312×215 cm |
| Ubicazione | Pinacoteca civica Francesco Podesti, Ancona |
La Pala Gozzi o Apparizione della Vergine[1] è un dipinto di Tiziano, realizzato a tecnica mista su tavola, datato 1520 e conservato nella Pinacoteca civica Francesco Podesti ad Ancona. L'opera è datata e firmata sul cartiglio in basso al centro.
Fu dipinta per la San Francesco ad alto di Ancona su commissione di Alvise Gozzi, mercante della Repubblica di Ragusa e rappresenta la Vergine con il Bambino che appaiono tra le nuvole del crepuscolo a san Francesco d'Assisi e a san Biagio di Sebaste; quest'ultimo indica al committente inginocchiato al suo fianco l'evento miracoloso.
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Origine
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Alvise Gozzi era un mercante di Ragusa che come molti suoi concittadini si era trasferito ad Ancona per seguire i suoi interessi commerciali[2][3]; le due città adriatiche, infatti, erano legate da ripetuti trattati di alleanza e ciascuna delle due ospitava comunità di cittadini nativi dell'altra. Nel caso di Alvise Gozzi, l'attività svolta tra Ragusa, Ancona, Roma e Venezia era il commercio del guado, colorante blu ricercato in tutta Europa ed estratto dall'Isatis tinctoria, coltivata nel pesarese[3].
Gozzi, riconoscente alla città che lo aveva accolto e nella quale aveva fatto fortuna, decise di investire una parte dei suoi beni per abbellire la più antica chiesa francescana di Ancona, San Francesco ad alto, dove finanziò il rifacimento del coro e un nuovo altare maggiore; per la pala d'altare volle puntare in alto e la commissionò a Tiziano, che allora, e da una decina di anni, era unanimemente considerato il principe dei pittori. Quando fu realizzato il quadro, Alvise Gozzi aveva già sessantatré anni; morì diciassette anni dopo, potendo così godersi a lungo le opere che generosamente aveva donato alla città[4].
L'Apparizione della Vergine è stata dipinta su un supporto ligneo avente un'altezza di 3,12 metri e una larghezza di 2,15 metri; il supporto è composto da nove assi orizzontali di legno di pioppo congiunte da farfalle[5] in faggio, su struttura portante in abete[6].
Un cartiglio dipinto al centro del lato inferiore della pala reca il nome del committente, la data 1520 e la firma del pittore[4]:
La pala si pone dunque come importante e sicuro riferimento cronologico, essendo la prima opera datata di Tiziano[7], insieme all'Annunciazione della cattedrale di Treviso[8]. Inoltre, è l'unica opera in cui Tiziano firma richiamando la sua terra natale: Titianus Cadorinus[9].
Tiziano ha realizzato il dipinto senza disegno preparatorio e usando una tecnica mista: colori ad olio, lacche, tempere grasse; il manto della Vergine, ad esempio, è realizzato a tempera[10].
Le ricerche di Michele Polverari, che ha diretto la Pinacoteca di Ancona per decenni, hanno suggerito la presenza di una predella a completamento della pala, rimossa in epoca imprecisata e comunque dopo la metà del Seicento. Nella predella erano presenti due figure di mano dello stesso Tiziano[11]. Ciò costituirebbe un caso unico nella produzione di Tiziano, che nei primi anni di risonanza internazionale sperimentava soluzioni particolari, innovative o antiquate, alcune delle quali poi abbandonò[12].
Eventi successivi
[modifica | modifica wikitesto]Nel 1652 o forse nel 1703, anni in cui vennero effettuati lavori nella cappella del coro, l'originaria forma rettangolare della pala fu ridotta all'attuale aspetto centinato[4].
Nel 1863, la chiesa ove si trovava l'opera venne demanializzata e trasformata in ospedale militare, e l'Apparizione della Vergine fu spostata varie volte: nel vicino orfanotrofio, nella chiesa di Santa Maria della Piazza e nella chiesa di San Domenico[4][13]; nel 1884 fu istituita la Pinacoteca Podesti, ma il dipinto rimase ancora per alcuni anni a San Domenico, entrando finalmente a far parte delle collezioni della raccolta civica solo nel 1927, con l'inaugurazione della sede del convento di San Francesco alle scale[14].
Durante la Seconda guerra mondiale, nel 1940, i dipinti più preziosi delle Marche e del Veneto, tra cui quelli della Pinacoteca di Ancona, e tra questi l'Apparizione della Vergine, furono portati in salvo dai bombardamenti, per opera del sovrintendente alle belle arti delle Marche Pasquale Rotondi, nella Rocca di Sassocorvaro, detta oggi per questo motivo "arca dell'arte". Quando, nel 1943, a causa dell'avvicinarsi del fronte, neanche quel rifugio fu considerato sicuro, i dipinti più preziosi ivi conservati furono trasferiti nei magazzini della Pinacoteca vaticana. Tutto ciò fu determinante per la salvezza delle opere: la sede della Pinacoteca fu infatti colpita da un attacco aereo nel corso dei bombardamenti del 1943-1944, e ne rimasero solo le rovine[15]. Alla fine della guerra l'Apparizione della Vergine tornò nelle Marche, ma non ad Ancona, dove la sede della Pinacoteca era stata distrutta dai bombardamenti, bensì ad Urbino, nella Galleria Nazionale delle Marche, che era uscita indenne dagli orrori della guerra. L'opera tornò per un periodo ad Ancona nel 1950, per la mostra La pittura veneta nelle Marche, organizzata dal soprintendente Pietro Zampetti. Fu in gran parte grazie alla sua opera che, nel 1958, la pinacoteca dorica fu riaperta nella nuova sede del Palazzo degli Anziani[16]; l'Apparizione della Vergine potè così tornare nella città per la quale era stata dipinta. Nel 1973, le collezioni della Pinacoteca furono trasferite nell'attuale sede di Palazzo Bosdari e l'Apparizione della Vergine fu esposta nella sala dedicata a Pietro Zampetti; l'allestimento attuale permette di vedere anche il retro della pala, che reca alcuni disegni preparatori.
In seguito al terremoto del 1972, la pala fu spostata per sicurezza in alcuni ambienti della sede anconetana della Banca d'Italia; il repertino cambio di condizioni ambientali causò però alcuni danni al supporto ligneo, che si fessurò. Nel 1973 venne trasferita al Palazzo Ducale di Urbino e sottoposta a un intervento di consolidamento d'urgenza, ad opera dei restauratori Carlo Giantomassi e Donatella Zari. L'opera fu quindi ricollocata nella Pinacoteca di Ancona[14][17].
Nel 1987 l'Apparizione della Vergine fu oggetto di un accurato restauro da parte degli stessi che avevano proceduto all'intervento d'urgenza operato a Urbino[18][10]; essi vollero far precedere la loro opera da una serie di indagini tecniche: stratigrafie, riflettografie e radiografie[19]. Il restauro fu completo: fu risanato il supporto ligneo, stabilizzando le tavole di pioppo, fu pulita la pellicola pittorica, rimovendo i ritocchi di vecchi restauri e vaste ridipinture a olio, furono riportate alla luce molte velature originali, riportando finalmente il dipinto vicino alla cromia originaria[14].
Nel 2020, l'anniversario dei cinquecento anni dall'esecuzione della pala fu celebrato, nonostante la concomitante pandemia di COVID-19, con pubblicazioni, visite guidate, video-racconti e proiezioni di particolari del dipinto su vari monumenti cittadini[20].
Descrizione
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Su una nuvola che appare in un cielo crepuscolare tinto di toni dorati, arancio e rossi, si manifesta l'apparizione di Maria col Bambino in mano, affiancata da un angelo vestito e due angioletti nudi, che porgono corone floreali votive. In basso, sulla riva deserta di un'isola, si trovano due santi con lo sguardo fisso verso l'apparizione sacra: Francesco d'Assisi, titolare della chiesa omonima, che mostra le stimmate, e san Biagio vescovo, protettore di Ragusa, che indica al committente inginocchiato la Madonna. Estremamente intenso è il ritratto del committente raguseo Alvise Gozzi, che mostra una tonsura molto originale, che ricorda quella dei monaci. Maria volge il suo sguardo verso il committente, mentre il Bambino guarda verso l'esterno del dipinto. I tre personaggi terreni si trovano in un'isola, separata da un braccio di mare dalla città di Venezia, visibile in lontananza. L'ora del giorno rappresentata è tradizionalmente interpretata come un'alba e più recentemente, da alcuni critici, come un tramonto[21].
Al centro del quadro un ramo di fico che nasce da un tronco spezzato si staglia verso l'alto e, per quanto stentato, porta frutto. Alla base dell'albero un insieme di piante erbacee è mosso dalla brezza marina.
Venezia è riconoscibile dal Palazzo Ducale, dalle cupole della basilica di San Marco e dal campanile; una imbarcazione a vela passa davanti alla Punta della Dogana. Si tratta della prima veduta pittorica del Bacino di San Marco, con i celebri monumenti che vi affacciano; questa veduta tizianesca, che è antecedente agli interventi di Jacopo Sansovino, diventò emblematica dalla fine del Cinquecento in poi[22].
Sulla sinistra del dipinto, dietro alla figura di San Francesco, Tiziano ha raffigurato un paesaggio ridotto nelle dimensioni, ma suggestivo per la presenza di una figura che dà le spalle all'osservatore, seduta su un prato scosceso, illuminato dalla luce del tramonto filtrata dagli alberi di un bosco. Tale piccola scena è stata avvicinata, per la posizione dell'uomo seduto, alla Tempesta del Giorgione e ad altre opere di Tiziano: il pastore della Madonna del Coniglio, all'anziano dell'Allegoria delle tre età della vita, al pastore con il flauto nella Ninfa e pastore e alla figura maschile del Baccanale degli Andrii, ma soprattutto alla donna con liuto vista di spalle del Concerto campestre[23]. Il paesaggio in questione, per quanto limitato nelle dimensioni, ci ricorda che la pittura di Tiziano mira ad "esprimere il sentimento della realtà totale nella vitalità del frammento"[24].
Il confronto canonico della pala anconetana di Tiziano è con la Madonna di Foligno di Raffaello, di cui sviluppò alcuni elementi, arricchendo in pienezza i colori, incalzando l'eloquenza dei gesti e progettando una composizione più sciolta[25]. Alla serenità imperturbabile del Sanzio, Tiziano sostituì qui un'eroica energia umana[26].
Il retro della pala presenta una serie di disegni schizzati a chiaroscuro e in parte ombreggiati a pennello, ritenuti autografi tizianeschi[27]; a sostegno di questa ipotesi si porta la somiglianza tra una testa di bambino qui ritratta e la testa del Bambino Gesù raffigurata nella pala[28]. Il retro è visibile al pubblico, grazie ad un allestimento particolare.
Interpretazione
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Il significato religioso del dipinto va ricercato nella presenza, proprio al centro della parte inferiore della pala, dell'albero di fico tagliato e poi germogliato di nuovo, con un ramo proteso verso la visione celeste; questo ramo, per quanto esile, porta frutto. Il fico ha una simbologia religiosa molto ricca: già in espoca pagana quest'albero presiedeva alle nascite, come nel caso di Romolo e Remo, allattati dalla lupa sotto al fico ruminale; nell'Antico Testamento il fico è simbolo del popolo d'Israele, mentre nel Nuovo Testamento, grazie al passo in cui gli apostoli riconoscono l'autorità di Cristo dopo averlo visto seduto sotto ad un albero di fico[29], rimanda alla croce e alla salvezza, che da essa deriva. Nella pala di Tiziano, per di più, il fico nasce accanto alla figura di San Francesco, l'alter Christus ed è intensa metafora della salvezza cristiana. Anche del Polittico Averoldi, altro capolavoro di Tiziano dipinto appena due anni dopo l'Apparizione, è presente un albero di fico simile[4]. A destra e a sinistra del fico, si trovano due altre piante dal significato simbolico: un pepe d'acqua (Persicaria hydropiper), che rimanda al potere, e un cardo crespo (Carduus crispus), associato al Sole[6].
La critica pensa che il dipinto rechi un messaggio politico, oltre che, com'è naturale, uno religioso. Tutti gli studiosi sono d'accordo sul fatto che san Francesco e san Biagio ricordano rispettivamente Ancona (per il riferimento alla chiesa anconitana di San Francesco ad alto per la quale era stata dipinta l'opera) e Ragusa (di cui san Biagio è il patrono).
Secondo alcuni critici d'arte[30], con la compresenza di San Francesco (rappresentante Ancona), di San Biagio (rappresentate Ragusa) e della veduta di Venezia, Tiziano ha voluto evidenziare la prevalenza dell'arte sull'economia e la politica, mettendo in risalto l'unione artistica tra le tre principali città portuali adriatiche del tempo, tra le quali esisteva un'accesa rivalità nel commercio marittimo, che più volte sfociò in azioni militari, ma che erano profondamente unite dalla cultura: nel Rinascimento si era stabilita una fitta rete di rapporti artistici tra Marche, Veneto e Dalmazia. Il dipinto, secondo quest'ipotesi, afferma la superiorità dell'arte sulla contrapposizione commerciale che vedeva la Repubblica di Ancona e quella di Ragusa alleate per resistere alla potenza veneziana[31].
Secondo altri[25], la presenza di una veduta di Venezia sullo sfondo conterrebbe un messaggio politico legato al dominio della Serenissima: nel 1510 Giulio II infatti aveva posto un freno alla supremazia veneziana sull'Adriatico, garantendo per tutte le marinerie, e dunque anche per Ancona e Ragusa, libertà di navigazione e commercio; nel 1520 le nuove convenzioni europee avevano però restituito a Venezia i suoi privilegi sull'Adriatico. Ecco quindi che la presenza di Francesco, simboleggiante Ancona, e Biagio, per Ragusa, apparivano come riconoscenti sottomettendosi a Venezia/Maria, secondo un rapporto tra la Serenissima e la Vergine ormai iconograficamente consolidato[32]. Una terza interpretazione modera questa visione, sostenendo che il dipinto celebrerebbe la recuperata concordia politica e mercantile tra i tre principali porti dell'Adriatico dopo il 1520; lo stesso Alvise Gozzi era un rappresentante di questa concordia, esercitando il commercio liberamente tra le tre città portuali. Quest'ultima interpretazione è più plausibile: la collocazione del dipinto ad Ancona rende difficile pensare ad una glorificazione della potenza veneziana[21].
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ^ Pinacoteca civica "Francesco Podesti", su cultura.gov.it.
- ^ Autori vari, Tiziano - la pala Gozzi di Ancona, Grafis edizioni, 1988 (pagina 34)
- ^ a b Il palazzo che fu di Alvise Gozzi si trova all'angolo tra via della Loggia e via Bonda ed accoglie nel cortile interno un pozzo la cui vera è decorata con lo stemma di famiglia, Per il commercio del guado e per il palazzo Gozzi, si veda: Fabiola Cogliandro, Marco Tittarelli, Cronache della chiesa di S. Francesco ad Alto di Ancona dal XVI al XIX secolo, in Picenum seraphicum - XXXIII (2019), Edizioni Università di Macerata, 2019), p. 92.
- ^ a b c d e Marco Carminati, Quel fico di Tiziano, su ilsole24ore.com.
- ^ In falegnameria, la farfalla è un tipo di incastro che serve ad unire due tavole di legno o a stabilizzare crepe che rischiano di dividere in due parti una tavola. Prendono nome dalla forma, che assomiglia ad una farfalla con le ali aperte.
- ^ a b La Pala Gozzi, su associazioneculturalecalipso.it.
- ^
- Madonna con Bambino e santi, su catalogo.beniculturali.it.
- Tiziano Vecellio, su tizianovecellio.it.
- La Pala Gozzi di Tiziano diventa digitale a 110mila pixel, su ansa.it.
- ^ La data posta sull'Annunciazione è stata scoperta durante il restauro eseguito tra il 2021 e il 2022. Sino a quella data, l'Apparizione della Vergine era considerata la prima e unica opera datata. Si veda: (EN) Titian’s Annunciation in the Malchiostro Chapel of the Duomo di Treviso, su Save Venice. URL consultato il 1º maggio 2022.
Opera non firmata e datata, ma in cui l'autore e la data sono desumibili dal contratto, è l'affresco con i Miracoli di Sant'Antonio, che Tiziano dipinse per la Scuola del Santo a Padova, nel 1511. - ^ Da Ancona a Pieve di Cadore, inaugurata la mostra su Tiziano con la Pala Gozzi, su ancona2028.it.
- ^ a b Intervista alla direttrice della Pinacoteca nel 1987: Giancarlo Liuti, E il grande malato ha ripreso colore, in Il Resto del Carlino, 4 gennaio 1987.
- ^ L'ipotesi deriva dal testo di una querela, rivolta dal cittadino Marino Gondola a Luigi Gallo, allora vescovo di Ancona.
- ^
- Michele Polverari, Tiziano: la pala Gozzi di Ancona - il restauro e il nuovo allestimento espositivo, Grafis edizioni, 1988, p. 30.
- Tiziano, Lotto, Crivelli e Guercino (PDF), su comuneancona.it, Arthemisia, 2024, p. 57.
- ^ Fabiola Cogliandro - Marco Tittarelli, Notizie su Marco Paulucci da Camerino e Leonarda Pilestri e un’ipotesi di committenza per il dipinto Tre Santi della Pinacoteca Civica di Ancona (PDF), in Carlo Giacomini (a cura di), In Archivio al tempo del contagio Studi e attività d'Istituto durante la pandemia, 2021, p. 61.
- ^ a b c Giovanna Bonasegale Pittei, La Pala Gozzi di Tiziano nella Pinacoteca Civica di Ancona: vicende museali e restauri, in Giovanna Bonasegale Pittei (a cura di), La magia del restauro: scritti in onore di Donatella Zari, Roma, Paparo, 2018, p. 29-42.
- ^
- Salvatore Giannella e Pierdamiano Mandelli, Pio XII apre le porte del Vaticano, in L'Arca dell'arte, Editoriale Delphi, 1999, p. 170, ISBN 8886826044.
- S. Giannella, Operazione salvataggio - Gli eroi sconosciuti che hanno salvato l’arte dalle guerre, Bergamo, Chiarelettere, 2014, pp. 42-43, pp. 53-54.
- Elenco delle Opere salvate, su premiorotondi.it.
- ^ Caterina Paparello, La cultura adriatica a Palazzo degli Anziani: prime indagini per un’edizione critica della mostra sulla "Pittura veneta nelle Marche" (Ancona, 1950), su Il capitale culturale, 2019. URL consultato il 4 aprile 2023.
- ^ Costanzi Costanza, Ancona. Pinacoteca Civica F. Podesti, Galleria Comunale d'arte moderna, collana Musei d'Italia. Meraviglie d'Italia, Calderini, 1999, ISBN 9788882191658.
- ^ Ossia Carlo Giantomassi e Donatella Zari, in questo caso insieme a Paola Zari
- ^ Le radiografie vennero effettuate direttamente in Pinacoteca da Ugo Salvolini, primario di neuroradiologia dell'ospedale Umberto Iº, e rivelarono i "pentimenti" di Tiziano, in particolare relativi alla testa del Bambino. Si veda Giancarlo Liuti, E il grande malato ha ripreso colore, in Il Resto del Carlino, 4 gennaio 1987.
- ^ Musei in rete ad Ancona - dalla Pala Gozzi..., su cultura.gov.it.
- ^ a b Daniele Mont D'Arpizio, Tiziano e l'invenzione del paesaggio, su ilbolive.unipd.it.
- ^ Francesca Catalano, Pala Gozzi, l'opera di Tiziano a Pieve di Cadore per la prima volta: la mostra nel Palazzo della Magnifica Comunità, su ilgazzettino.it, 14 gennaio 2026.
- ^ Maria Laura Gelmini, Un paesaggio dimenticato, in Tiziano - la pala Gozzi di Ancona, a cura di Michele Polverari, 1988
- ^ Giulio Carlo Argan, Storia dell'arte italiana - Volume 3 (pagina 146)
- ^ a b Zuffi, cit., pag. 62.
- ^ Valcanover, cit., pag. 102.
- ^ G. Marchini, La Pinacoteca Comunale di Ancona, Ancona 1979
- ^ Tiziano - la pala Gozzi di Ancona, a cura di Michele Polverari, 1988
- ^ Vangelo secondo Giovanni, capitolo 1, versetto 48.
- ^ Autori vari Io Adriatico. Civiltà di mare tra frontiere e confini, Editore Fondo Mole Vanvitelliana, Milano, 2001
- ^ Sergio Anselmi, Venezia, Ragusa, Ancona tra Cinque e Seicento: un momento della storia mercantile del Medio Adriatico S.I.T.A. 1969
- ^ Cecilia Gibellini (a cura di) (a cura di), Tiziano, I Classici dell'arte, Rizzoli, 2003.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Francesco Valcanover, L'opera completa di Tiziano, Rizzoli, Milano 1969.
- Michele Polverari, Tiziano - la pala Gozzi di Ancona : il restauro e il nuovo allestimento espositivo, Grafis, 1988.
- Michele Cordaro, Carlo Giantomassi e Donatella Zari, La Pala Gozzi di Tiziano, in “Critica d’arte”, Anno I, LIII serie, n. 17, giugno-agosto 1988, pp. 65-71, Ancona 1988
- Autori vari, Ancona e le Marche per Tiziano, Regione Marche 1990
- Pietro Zampetti, Pittura nelle Marche (II volume), Nardini, 1991
- Costanzi Costanza, Ancona. Pinacoteca Civica F. Podesti, Galleria Comunale d'arte moderna, collana Musei d'Italia. Meraviglie d'Italia, Calderini, 1999, ISBN 9788882191658.
- Valter Curzi, Pittura veneta nelle Marche (II volume), Verona, Cariverona, 2000.
- Marion Kaminski, Tiziano, Könemann, Colonia 2000. ISBN 3-8290-4553-0
- Stefano Zuffi, Tiziano, Mondadori Arte, Milano 2008. ISBN 978-88-370-6436-5
- Augusto Gentili, Venezia tra Ancona e Ragusa: la pala Gozzi di Tiziano, Bulzoni 2009.
- Giovanna Bonasegale Pittei, La Pala Gozzi di Tiziano nella Pinacoteca Civica di Ancona: vicende museali e restauri, in Giovanna Bonasegale Pittei (a cura di), La magia del restauro: scritti in onore di Donatella Zari, Roma, Paparo, 2018, p. 29-42.
- Fabiola Cogliandro, Marco Tittarelli, Cronache della chiesa di S. Francesco ad Alto di Ancona dal XVI al XIX secolo, in Picenum seraphicum - XXXIII (2019), Edizioni Università di Macerata, 2019), p. 92.
- Marco Tittarelli I cinquecento anni della Pala Gozzi di Tiziano e una nuova cronologia per i tre santi attribuito a Girolamo Dente nella Pinacoteca di Ancona, in Atti e memorie, 117, editore: Deputazione di Storia Patria per le Marche, 2023
- Luigi Gallo e Ilaria Miarelli Mariani, Tiziano, Lotto, Crivelli e Guercino - capolavori della Pinacoteca di Ancona, Moebius, 2024, ISBN 9791256920150.
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