Operazione Torch

L'operazione Torch fu il nome in codice assegnato dagli Alleati alla imponente operazione di sbarco in Marocco e Algeria effettuata tra l'8 e il 16 novembre 1942 durante la seconda guerra mondiale. L'operazione, particolarmente complicata dal punto di vista politico-diplomatico a causa della fedeltà del Nordafrica francese al regime collaborazionista di Vichy, si concluse con il successo e le truppe anglo-statunitensi, dopo aver raggiunto un accordo con le autorità francesi guidate prima dall'ammiraglio François Darlan e poi dal generale Henri Giraud, vinsero in pochi giorni ogni opposizione agli sbarchi. Le truppe alleate poterono quindi consolidare le loro posizioni e avanzare verso la Tunisia, dove, in concomitanza con l'avanzata dell'8ª Armata britannica che stava inseguendo le truppe dell'Asse in ritirata dalla Libia, accerchiarono e sconfissero definitivamente le truppe italo-tedesche in Nordafrica. L'operazione Torch, guidata dal generale Dwight Eisenhower, vide la partecipazione per la prima volta durante la guerra nell'emisfero occidentale dell'esercito statunitense e, nonostante l'inesperienza delle truppe e dei generali, raggiunse i suoi obiettivi strategici ed ebbe un'importanza decisiva per la conclusione vittoriosa per gli Alleati della campagna del Nordafrica contro le armate italo-tedesche.
| Operazione Torch parte della campagna del Nordafrica della seconda guerra mondiale | |||
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| Data | 8-16 novembre 1942 | ||
| Luogo | Marocco e Algeria | ||
| Esito | Vittoria Alleata
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| Schieramenti | |||
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| Comandanti | |||
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| Voci di battaglie presenti su Wikipedia | |||
L'operazione Torch fu il nome in codice assegnato dagli Alleati alla imponente operazione di sbarco in Marocco e Algeria effettuata tra l'8 e il 16 novembre 1942 durante la seconda guerra mondiale. L'operazione, particolarmente complicata dal punto di vista politico-diplomatico a causa della fedeltà del Nordafrica francese al regime collaborazionista di Vichy, si concluse con il successo e le truppe anglo-statunitensi, dopo aver raggiunto un accordo con le autorità francesi guidate prima dall'ammiraglio François Darlan e poi dal generale Henri Giraud, vinsero in pochi giorni ogni opposizione agli sbarchi. Le truppe alleate poterono quindi consolidare le loro posizioni e avanzare verso la Tunisia, dove, in concomitanza con l'avanzata dell'8ª Armata britannica che stava inseguendo le truppe dell'Asse in ritirata dalla Libia, accerchiarono e sconfissero definitivamente le truppe italo-tedesche in Nordafrica.
L'operazione Torch, guidata dal generale Dwight Eisenhower, vide la partecipazione per la prima volta durante la guerra nell'emisfero occidentale dell'esercito statunitense e, nonostante l'inesperienza delle truppe e dei generali, raggiunse i suoi obiettivi strategici ed ebbe un'importanza decisiva per la conclusione vittoriosa per gli Alleati della campagna del Nordafrica contro le armate italo-tedesche.
Situazione strategica
[modifica | modifica wikitesto]La pianificazione anglo-americana
[modifica | modifica wikitesto]Nella seconda metà del 1941, Winston Churchill aveva deciso di intensificare l'impegno bellico nel Mar Mediterraneo per provocare un rapido crollo dell'Italia, la potenza più debole dell'Asse; il primo ministro aveva pianificato insieme ai suoi generali un intervento dell'esercito britannico nel Nordafrica francese anche senza il consenso del Regime di Vichy per concorrere, in connessione con l'offensiva in preparazione in Libia (operazione Crusader), alla sconfitta dell'esercito italo-tedesco e occupare l'intera costa nordafricana. I programmi dello stato maggiore imperiale prevedevano quindi l'operazione Acrobat che, dopo la riuscita dell'operazione Crusader, avrebbe dovuto portare l'armata britannica del generale Claude Auchinleck fino a Tripoli, mentre il corpo di spedizione preparato in Gran Bretagna con due divisioni di fanteria e una divisione corazzata, avrebbe effettuato gli sbarchi in Algeria e Marocco, nella cosiddetta operazione Gymnast[3].
Dopo l'entrata in guerra degli Stati Uniti d'America a seguito dell'attacco giapponese a Pearl Harbor il 7 dicembre 1941, dal 22 dicembre al 14 gennaio 1942, i massimi dirigenti anglo-statunitensi si riunirono a Washington in quella conferenza che fu chiamata con il nome in codice "Arcadia". Senza la presenza del leader sovietico Iosif Stalin, Winston Churchill e il presidente Franklin Delano Roosevelt con i loro stati maggiori si riunirono per coordinare la futura strategia alleata. Dopo una serie di colloqui approfonditi tra i dirigenti politico-militari delle due nazioni, vennero prese alcune decisioni principali: l'adozione del concetto del Germany first; l'attuazione di uno sbarco in Nordafrica (operazione Super-Gymnast) per impedire qualunque mossa tedesca nell'area mediterranea e stabilire una base per ulteriori offensive contro la Germania; la creazione di un comando alleato unificato denominato Combined Chiefs of Staff con base a Washington[4].
Dopo che i britannici avevano neutralizzato la posizione italiana sull'Oceano Indiano e nel Corno d'Africa con la conquista britannica dell'Africa Orientale Italiana nel novembre 1941, abbattuto il governo favorevole all'Asse di Rashid Ali al-Kaylani in Iraq e sconfitto le forze della Francia di Vichy in Siria a maggio e luglio del 1941, alle forze anglo-americane non rimaneva che concentrarsi su ciò che restava dell'Impero coloniale italiano in Libia, da dove le forze dell'Asse potevano ancora minacciare l'Egitto e il canale di Suez[5]. Per eliminare anche questa minaccia i britannici pensavano ad un'operazione di sbarco in Africa nordoccidentale che avrebbe allentato la pressione su Malta - sottoposta ai pesanti bombardamenti della 2ª flotta aerea tedesca fin dal dicembre 1941 - aperto il Mediterraneo almeno a qualche convoglio alleato, e messo fine alla minaccia che la Libia rappresentava per l'Egitto. Questa operazione rientrava peraltro nella concezione strategica più generale dei britannici che prevedeva di sconfiggere la Germania tramite attacchi periferici, per indebolirla in vista del colpo finale. Ma i disastri subiti nel Pacifico dalle forze armate britanniche nell'inverno 1941-1942[6] e i rovesci in Nordafrica avevano imposto una rinuncia a questi progetti, ma Churchill sperava di poterli riesumare per la fine dell'anno[7].
L'inattesa controffensiva del generale Rommel in Libia nel giugno 1942 e la grave sconfitta subita dall'esercito britannico, sconvolsero completamente i piani britannici: il generale Claude Auchinleck ripiegò fino alla linea difensiva di Ain el-Gazala a ovest di Tobruch, e l'operazione Super-Gymnast le cui forze erano in preparazione, venne rinviata sine die.
Nel luglio 1942, battendosi disperatamente, l'8ª Armata britannica frenò il nuovo assalto dell'Asse alle porte di El Alamein, ma questi disastrosi sviluppi provocarono una serie di variazioni della catena di comando. Winston Churchill decise di sostituire al comando del teatro del Medio Oriente il generale Claude Auchinleck e, dopo il rifiuto del generale Alan Brooke ad assumere l'incarico, fu designato il generale Harold Alexander, comandante della 1ª Armata britannica che era fase di organizzazione per essere impiegata nell'operazione Super-Gymnast. Il generale Alexander quindi venne sostituito al comando della 1ª Armata dal generale Bernard Law Montgomery. Dopo poche ore, tuttavia, il generale Montgomery venne a sua volta trasferito al comando dell'8ª Armata in Egitto a causa della morte in un incidente aereo del comandante designato, generale William Gott; quindi alla 1ª Armata venne assegnato il terzo comandante in pochi giorni: il generale Kenneth Anderson[8].
Nel frattempo nell'aprile 1942 il generale George Marshall, capo di stato maggiore generale statunitense, e Harry Hopkins, stretto collaboratore del presidente nel settore economico, si recarono in Gran Bretagna per presentare un piano di operazioni globale che prevedeva la rinuncia alla campagna in Nordafrica e la pronta apertura di un secondo fronte in Europa con un grande sbarco anglo-statunitense in Francia già nel 1942[9]. Churchill e i capi di stato maggiore britannici, in particolare il generale Alan Brooke, non condividevano affatto il piano di operazioni presentato dal generale Marshall; in particolare ritenevano prematuro e rischioso uno sbarco in Europa, essi consideravano invece essenziale impedire una vittoria dell'Asse in Nordafrica. Per molte settimane accese discussioni si svolsero tra i dirigenti alleati, mentre la situazione dell'esercito britannico in Libia diveniva ancora più critica; infine a giugno 1942 durante un nuovo viaggio di Churchill negli Stati Uniti, venne deciso di rinunciare allo sbarco in Francia (operazione Sledgehammer), ed anche all'ipotizzato sbarco in Norvegia per facilitare i convogli alleati verso l'Unione Sovietica (operazione Jupiter). Il presidente Roosevelt era tuttavia deciso a far entrare in combattimento entro il 1942 l'esercito statunitense, e gli stati maggiori ritornarono a studiare il progetto di sbarco in Nordafrica, accompagnato dall'incessante ammassamento di forze statunitensi in Inghilterra (operazione Bolero) in vista del futuro sbarco in Europa nordoccidentale che si sperava potesse essere attuato entro il 1943[10]. Dopo nuove discussioni, i vertici militari conclusero un accordo il 24 luglio 1942 che prevedeva di effettuare l'operazione Torch - ossia la nuova denominazione assunta dall'operazione Super-Gymnast - entro il 30 ottobre 1942 con il concorso decisivo di truppe statunitensi, sotto il comando di un generale statunitense[11]. Fu anche considerata la possibilità concreta di coordinare lo sbarco in Africa occidentale con un'avanzata dalla Libia dell'8ª Armata britannica rinforzata dal materiale statunitense, contemplando la possibilità di sloggiare definitivamente l'Asse dall'Africa e aprire la possibilità di attaccare l'Italia da sud. Churchill si recò a Mosca dal 12 al 17 agosto (seconda conferenza di Mosca) per riferire a Stalin che non ci sarebbe stato alcun sbarco in Europa, come il leader sovietico sperava, bensì in Nordafrica[12].
Il generale Dwight Eisenhower, presente in Gran Bretagna fin dal giugno 1942 con il titolo di responsabile statunitense del teatro europeo, il 27 luglio assunse il comando supremo delle forze alleate assegnate all'operazione Torch, mentre il generale Mark Clark divenne il vice-comandante e il generale Walter Bedell Smith il capo di stato maggiore; le componenti aeree e navali assegnate all'invasione del Nordafrica francese erano guidate dal generale statunitense Carl Andrew Spaatz e dall'ammiraglio britannico Andrew Cunningham[13].
In realtà, nonostante le apparenze, sussistevano forti divergenze tra le dirigenze politico militari statunitensi e britanniche; di conseguenza si svilupparono per molte settimane aspri confronti epistolari a distanza tra il Presidente Roosevelt e il Primo ministro Churchill. Nel mese di agosto gli stati maggiori statunitensi redassero un nuovo documento in cui proponevano, per avere migliori vie di comunicazioni con gli Stati Uniti ed evitare di avventurarsi a est di Gibilterra, di concentrare gli sbarchi sulla costa atlantica africana, nella regione di Casablanca, con l'impiego quasi esclusivo di truppe statunitensi, mentre i britannici avrebbero dovuto fornire la maggior parte delle forze navali e aeree[14]. Il 27 agosto 1942 Churchill scrisse una prima lettera al presidente in cui illustrava la posizione britannica; egli riteneva invece essenziale estendere le operazioni il più possibile a est di Gibilterra, sulle coste algerine e tunisine per occupare rapidamente tutte il litorale mediterraneo e anticipare possibili contromisure tedesche; Churchill proponeva di effettuare lo sbarco principale ad Algeri, rinunciando eventualmente alle operazioni a Casablanca[15]. Il presidente replicò il 30 agosto proponendo di effettuare gli sbarchi principali sia sulla costa atlantica, a Casablanca, che nel Mediteraneo, a Orano; Roosevelt ribadiva che le operazioni avrebbero dovuto essere effettuate inizialmente solo da truppe americane che si prevedeva sarebbero state accolte con favore dalle autorità francesi mentre era prevedibile, dopo i conflitti franco-britannici del 1940-1941, una forte ostilità verso le truppe britanniche[16]. Solo dopo alcuni giorni sarebbero entrate in campo le forze britanniche che avrebbero contribuito all'avanzata via terra da Orano ad Algeri. Churchill era dubbioso sulla capacità degli americani di condurre da soli gli sbarchi e continuava a ritenere essenziale sbarcare fin dal primo giorno almeno ad Algeri dove era attesa la collaborazione dei francesi e da dove era possibile marciare rapidamente in Tunisia. Dopo altri scambi epistolari, ai primi di settembre Roosevelt e Churchill conclusero finalmente l'accordo definitivo: gli sbarchi sarebbero stati effettuati contemporaneamente sia sulla costa atlantica, a Casablanca, che sulla costa mediterranea, a Orano e anche ad Algeri; le truppe americane sarebbero state preponderanti e avrebbero effettuato da soli gli sbarchi a Casablanca e Orano, mentre ad Algeri sarebbero sbarcate sia truppe americane che britanniche; i britannici avrebbero fornito la maggior parte delle forze navali e aeree; la data degli sbarchi sarebbe stata spostata dal 30 ottobre al 8 novembre 1942[17].
La posizione dei francesi
[modifica | modifica wikitesto]L'operazione Torch prevedeva di effettuare un grande sbarco sul territorio nordafricano, che era ufficialmente soggetto al Governo di Vichy del maresciallo Philippe Pétain, che non era belligerante ma manteneva, soprattutto dopo l'assunzione del potere di Pierre Laval, un atteggiamento sostanzialmente favorevole alle potenze dell'Asse. L'esercito francese stanziato nel Nordafrica, la cosiddetta Armée d'Afrique, comandato dal generale Alphonse Juin, era carente di armamenti moderni, ma era numeroso e costituito da reparti ancora efficienti e combattivi. I dirigenti alleati quindi ritennero essenziale ricercare una collaborazione da parte delle autorità francesi sul posto per evitare un'opposizione armata allo sbarco[1]. Dopo i violenti contrasti e i combattimenti svoltesi negli anni precedenti tra truppe francesi fedeli al regime di Vichy e reparti della cosiddetta Francia libera, i capi anglosassoni, in particolare il presidente Roosevelt, decisero di escludere completamente da questi tentativi di ricercare una collaborazione francese il generale Charles de Gaulle, che venne tenuto all'oscuro dei progetti in corso. I sondaggi tra le autorità francesi in Nordafrica vennero effettuati soprattutto da Robert Daniel Murphy, console generale statunitense a Algeri, con la partecipazione degli undici viceconsoli americani accreditati sul posto che svolgevano anche un'importante attività di spionaggio. L'abile Murphy riuscì ad entrare in contatto ed ottenere la collaborazione di alcuni importanti dirigenti francesi in Nordafrica favorevoli agli Alleati, come i generali Mast, de Monsabert e Béthouart, e funzionari come Lemaigre-Dubreil e d'Astier de la Vigerie[18].


Mentre si sviluppava l'attività dei congiurati in Nordafrica, i dirigenti anglo-statunitensi erano alla ricerca di un'alta personalità francese che potesse assumere la direzione politica e assicurare l'adesione delle colonie alla causa alleata. Il maresciallo Petain aveva manifestato da tempo all'ammiraglio William Leahy, rappresentante a Vichy del presidente Roosevelt, la sua netta ostilità ad interventi statunitensi, mentre il generale Maxime Weygand rifiutò di assumere questa responsabilità; in Marocco c'era l'energico residente generale Charles Noguès che però, sondato da Murphy, avvertì che in caso di sbarchi alleati avrebbe opposto resistenza[19]. La clamorosa fuga dalla prigione di Königstein del generale Henri Giraud diede la possibilità al nuovo incaricato d'affari statunitense a Vichy, Pinckney Tuck, di avvicinare il prestigioso ufficiale e di proporgli di assumere la guida del movimento in Nordafrica; il generale Giraud accettò l'incarico ma richiese espressamente di assumere il comando in capo di tutte le forze alleate dopo lo sbarco sulle coste; sembra che gli statunitensi e lo stesso Murphy diedero alcune assicurazioni in questo senso al generale per favorirne l'adesione alla causa alleata[20]. Mentre il generale Giraud si illudeva di poter dirigere il movimento nazionale francese nel Nord-Africa da cui partire subito per uno sbarco nella Francia meridionale, ad Algeri si stava organizzando sotto la direzione del generale Charles Mast, il gruppo di congiurati pronti a collaborare con le forze alleate; gli ufficiali e i politici partecipi del progetto tuttavia agivano senza informazioni precise; gli angloamericani non diedero notizie dettagliate sui tempi dello sbarco e neppure sulla localizzazione precisa delle operazioni[21]. Il 23 ottobre, dopo un viaggio segreto rocambolesco a bordo del sommergibile Seraph, il generale Mark Clark in persona aveva corso il grande rischio di sbarcare sulla costa algerina per incontrare di nascosto in una villa presso Cherchell il generale Mast, avere un contatto diretto con i congiurati e coordinare le operazioni con la resistenza francese in Algeria; l'alto ufficiale francese aveva rivelato molte informazioni al generale americano ma il generale Clark aveva mantenuto uno stretto riserbo e non aveva rivelato la data dello sbarco[22].
Il comando alleato in realtà temeva una fuga di notizie che avrebbe potuto svelare prematuramente i piani anglo-americani; inoltre gli americani erano particolarmente allarmati; essi continuavano a ritenere molto rischiosa un operazione di sbarco estesa anche a est di Gibilterra in Algeria e Tunisia. Si temeva addirittura un intervento diretto della Spagna, le cui forze avrebbero potuto sbarrare il Mediterraneo, chiudendo Gibilterra, e, attraverso il Marocco spagnolo, intercettare le comunicazioni delle forze alleate che si fossero avventurate in Algeria[23]. In realtà in Spagna Francisco Franco, scarsamento informato dei piani alleati, era molto preoccupato; egli temeva la potenza anglo-americana e riteneva possibile anche un attacco alleato alle isole Canarie; il generalissimo quindi non pensava affatto ad intervenire a favore delle Potenze dell'Asse e il 27 ottobre accolse con freddezza la richiesta dell'ambasciatore tedesco di dichiarare apertamente che in caso di intervento alleato in Nordafrica la Spagna sarebbe entrata in guerra a fianco degli italo-tedeschi. Il 3 novembre l'ambasciatore americano in Spagna diede garanzie formali a Franco che "gli Stati Uniti non avrebbero compiuto nessun gesto che potesse in alcun modo riguardare la Spagna e i territori spagnoli" e il 6 novembre venne consegnato un messaggio in cui si garantivano aiuti economici alla Spagna "purchè si tenga fuori dal conflitto". Infine l'8 novembre 1942, giorno degli sbarchi, il Presidente Roosevelt inviò una lettera personale a Franco in cui, con toni cordiali, dava precise rassicurazioni e concludeva con la frase "la Spagna non ha nulla da temere dagli alleati"; il 10 novembre Franco rispose a sua volta esprimendo fiducia nelle parole del presidente Roosevelt e garantendo che era sua intenzione "evitare tutto ciò che possa turbare i nostri rapporti sotto qualsiasi aspetto"[24].
Reazione delle forze dell'Asse
[modifica | modifica wikitesto]Sembra che i tedeschi avessero avuto le prime informazioni su un possibile sbarco angloamericano in Africa nel settembre 1942 attraverso indiscrezioni provenienti dalla Finlandia; da parte italiana nello stesso periodo il SIM e l'ambasciata a Lisbona confermarono queste notizie con ulteriori dettagli in cui si faceva riferimento a sbarchi già in ottobre o novembre 1942 a Dakar e a Casablanca con l'obiettivo di colpire in primo luogo l'Italia fascista[25]. Contemporaneamente l'Abwehr tedesco aveva ricevuto numerose e confuse informazioni dalle sue fonti su una serie di possibili "piani di invasione nemici"; in particolare si faceva riferimenti a sbarchi in Norvegia, attraverso la Manica o nel Mar Mediterraneo[26]. In Germania queste notizie contradditorie ricevettero scarsa attenzione e vennero ritenute poco attendibili; l'alto comando tedesco quindi aveva preferito non prendere iniziative preventive e attendere l'evolversi della situazione reale[27]. Si considerava inoltre improbabile uno sbarco in inverno e più verosimile un operazione nemica nel 1943. Adolf Hitler era maggiormente allarmato; egli temeva possibili attacchi nemici alla Sardegna o alla Corsica che avrebbero potuto minare ulteriormente la determinazione dell'Italia a continuare la guerra[28] .

Tra le autorità italiane c'era molta preoccupazione; di fronte alle nuove segnalazioni del SIM ai primi di ottobre di un probabile sbarco nemico in Algeria con una "corsa verso Tunisi", Benito Mussolini il 4 ottobre ritenne molto attendibile l'informazione e sollecitò l'organizzazione di truppe per un intervento in Tunisia "prima che le forze anglosassoni possano sbarcarvi"[29]. Alla fine di ottobre il comando superiore della Marina italiana comunicò che l'operazione nemica avrebbe con certezza interessato il Nordafrica francese in tempi brevi. Le diverse valutazioni tra gli alleati dell'Asse derivavano da previsioni completamente diverse sull'atteggiamento che era prevedibile attendersi dalle autorità francesi in Africa fedeli al regime di Vichy in caso di attacco angloamericano; secondo i dirigenti tedeschi le forze francesi avrebbero opposto resistenza alle truppe alleate, mentre le autorità italiane erano molto meno ottimiste, non davano fiducia ai francesi e ritenevano sicuro che in caso di sbarco, essi avrebbero accolto con favore l'arrivo di un corpo di spedizione anglo-americano sul continente africano[30].
Le prime notizie del concentramento di una grande flotta nemica nel porto di Gibilterra furono fornite alla fine del mese di ottobre dall'agente italiano presente a Algeciras che osservava le navi in arrivo ed era in comunicazione con il comando della Marina italiana; ulteriori informazioni, comprese indicazioni sulle navi nemiche presenti a Gibilterra, giunsero al Comando supremo italiano al mattino del 4 novembre[31]; il maresciallo Ugo Cavallero, capo di stato maggiore generale italiano, si mostrò seriamente preoccupato e ritenne che si trattasse di un nuovo grande convoglio di rifornimento per Malta oppure di una operazione strategica angloamericana con sbarchi a Casablanca o Orano. Nella serata del giorno 5 novembre, il comando della Marina italiana, informò il maresciallo Cavallero che la flotta nemica era salpata da Gibilterra "non si sa in quale direzione"[32]. Mussolini convocò la mattina del 6 novembre i suoi capi militari per valutare la pericolosa situazione; il Duce apparve molto allarmato e depresso, recriminò sugli errori degli anni precedenti e concluse che in caso di sbarco anglo-americano nel Nordafrica francese, sarebbe stato necessario occupare subito la Corsica e anche il territorio metropolitano della Francia di Vichy[33]. Hitler, apprese le prime notizie, valutò in modo diverso la situazione e fece comunicare a Mussolini che a suo giudizio si trattava invece di una operazione nemica con l'obiettivo di tagliare la via di ritirata alle truppe del feldmaresciallo Rommel; egli quindi riteneva che gli alleati sarebbero sbarcati a Tripoli o Bengasi; il Führer considerava "inverosimile" uno sbarco nei porti francesi e comunque, in questa eventualità, le forze francesi avrebbero opposto resistenza e gli anglo-americani avrebbero subito "perdite sanguinose"[34].

Hermann Göring condivideva le valutazioni di Hitler; la sera del 6 novembre egli ebbe una decisiva conversazione telefonica con il feldmaresciallo Albert Kesselring, comandante in capo tedesco sul fronte sud (Oberbefehlshaber Süd) e delle squadriglie aeree della Luftflotte 2. Il reichsmarschall affermò con sicurezza che il nemico avrebbe tentato uno sbarco "in Corsica, in Sardegna, a Derna o a Tripoli"; il feldmaresciallo Kesselring quindi avrebbe avuto ancora 40-50 ore di tempo per preparare le sue forze aeree. Il feldmaresciallo Kesselring affermò che egli riteneva più probabile uno sbarco alleato in un porto dell'Africa, ma Göring ripetè che il nemico non sarebbe sbarcato in un porto francese e che quindi avrebbe attraversato il canale di Sicilia dove le formazioni aeree dell'Asse avrebbero potuto attaccarlo con efficacia; egli concluse ordinando al feldmaresciallo Kesselring di "battere, decimare, distruggere e disperdere" il convoglio navale nemico quando fosse arrivato nel canale di Sicilia[35]. Queste disposizioni di Göring erano gravemente errate; fecero credere al feldmaresciallo Kesselring di avere ancora tempo fino alla sera dell'8 novembre o il mattino del 9 novembre per organizzare le sue forze; il comandante tedesco inoltre preparò le sue squadre aeree per un attacco nel canale di Sicilia, ben lontano dalle reali zone di sbarco anglo-americane[36]. In ogni caso le forze aeree dell'Asse disponibili per un intervento nel Mediterraneo occidentale erano piuttosto deboli: circa 660 aerei della Regia Aeronautica italiana e 170 aerei tedeschi della Luftflotte 2, tra cui solo 160 aerei d'attacco/bombardieri italiani e 100 tedeschi; si trattava di forze assolutamente insufficienti a contrastare le molto più potenti forze aeronavali alleate[37].
Completamente inefficace si rivelò l'azione dei temuti U-Boot tedeschi; a ottobre 1942 l'ammiraglio Karl Dönitz aveva distribuito i suoi battelli per una offensiva generale contro il naviglio mercantile, principalmente sulle rotte per le Americhe, nel Mar delle Antille, davanti a Freetown e nelle acque delle Azzorre. Queste mute di U-Boot ottennero rilevanti successi ma non individuarono e quindi non intercettarono i grandi convogli alleati dell'operazione Torch[38]. In particolare il gruppo "Azza", che navigava nelle acque delle Canarie, fu impegnato dal 26 ottobre a inseguire e colpire il convoglio SL-125 proveniente dall'Atlantico del sud e affondò undici navi mercantili ma, impegnato nella caccia, non scorse le navi vicine dei tre convogli KMS-1, KMS-2 e KMS-3 che trasportavano i primi contingenti di truppe e materiali alleati per lo sbarco in Nordafrica[39]. Nel golfo di Guascogna incrociavano molti altri U-Boot ma anche questi battelli non individuarono i 12 convogli partiti dal Clyde e da Loch Ewe con 240 mercantili e 100 navi da guerra per trasportare il corpo di spedizione anglo-americano per Orano e Algeri; venne individuata solo la corazzata britannica Rodney, ma questa notizia non sollevò alcun allarme nel Befehlshaber der U-Boote[40].
Gli sbarchi
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Il corpo di spedizione alleato
[modifica | modifica wikitesto]Gli sbarchi in Marocco
[modifica | modifica wikitesto]Gli sbarchi in Algeria
[modifica | modifica wikitesto]Gli sbarchi in Marocco furono affidati al generale statunitense George Patton, che divise le sue forze in tre parti: il fianco sinistro, a nord, doveva sbarcare a Port Lyautey, mentre il centro avrebbe preso terra a Fedala 18 km a nord di Casablanca, per ricongiungersi con le forze che costituivano il fianco meridionale della forza da sbarco, sbarcate frattanto a Safi, più a sud. L'8 novembre 1942 le forze americane misero piede in Marocco, e a Port Lyautey iniziarono subito i problemi: i mezzi da sbarco furono investiti dal fuoco delle postazioni di mitragliatrici francesi sulla spiaggia, ma le truppe statunitensi riuscirono ad aver ragione di questa opposizione e a conquistare una testa di ponte. Ma non era finita qui; anche l'aviazione transalpina fece la sua parte, con continui mitragliamenti alle inermi truppe americane prive di armi contraeree (che dovevano ancora essere sbarcate).

Intanto a sud, il corpo centrale stava raggiungendo i pressi di Casablanca, a poca distanza dal fianco destro, ma anche qui sorse una grande difficoltà, la corazzata francese Jean Bart, ormeggiata nel porto di Casablanca e armata con potenti cannoni da 381 mm, aprì il fuoco sulle imbarcazioni americane, e prontamente le rispose la corazzata statunitense USS Massachusetts. Anche le forze di terra al servizio di Vichy non fecero attendere la loro reazione, che fu tuttavia piuttosto blanda ed inefficace. Una volta che la Jean Bart fu messa a tacere, le truppe americane poterono finalmente prendere terra e iniziare la loro marcia di avvicinamento a Casablanca.
A Safi, nel frattempo, le forze americane erano sbarcate, ma dovettero subire un contrattacco da parte di un distaccamento corazzato francese, forte di diversi carri Renault R35, a cui si oppose un piccolo contingente di carri leggeri M5 Stuart americani. I carri statunitensi ressero bene il colpo, ma dopo un po' cominciarono a cedere sotto la superiorità numerica francese. Ma intervenne il tiro delle unità navali ancorate presso la zona dei combattimenti, che fece a pezzi la maggior parte dei mezzi nemici e costrinse i superstiti a ritirarsi.
Ma i combattimenti più duri si ebbero ancora a Port Lyautey, dove i francesi si erano asserragliati in una kasbah portoghese, una fortezza cinquecentesca situata in posizione strategica e facilmente difendibile dai 500 uomini che ne costituivano la guarnigione. Il primo assalto americano, eseguito da reparti di fanteria, venne duramente respinto, e pertanto il comandante statunitense chiese l'invio di un obice semovente da 105 mm M7 Priest per bombardare la porta del forte e permettere alle sue truppe di entrarvi. Il semovente effettivamente arrivò, ma non poté nulla contro l'incredibile robustezza della porta che, seppur costruita nel Cinquecento per resistere ai rudimentali cannoni dell'epoca, riusciva a non cedere neanche sotto i colpi di un moderno obice del 1942. Ancora una volta la situazione fu risolta grazie ad un bombardiere, che sganciò il suo carico sulle mura, sbrecciandole e consentendo il passaggio alle truppe americane, che poterono così conquistare il forte e l'importantissimo campo d'aviazione situato a 3 km di distanza.
D'altra parte, a Orano, e a Casablanca, il generale residente Noguès, e il vice ammiraglio Michelier, fedele a Vichy, opposero una resistenza eroica e inutile che provocò 1346 morti francesi e 2000 feriti da un lato e 479 morti americani e 720 feriti. Superate le opposizioni, Patton fece convergere le proprie forze su Casablanca, conquistata l'11 novembre, successo condiviso con quello degli altri due sbarchi.[41]
Campagna di Tunisia
[modifica | modifica wikitesto]Consolidata la testa di ponte, le forze alleate si diressero ad est, ma a questo punto il feldmaresciallo Rommel, comandante delle truppe dell'Asse in Nordafrica, doveva reagire per non vedersi tagliate le linee di rifornimento; pertanto, mentre Hitler faceva occupare la Tunisia con nuove truppe inviate dal continente e poste al comando del generale Hans-Jürgen von Arnim, il feldmaresciallo si ritirò nel ridotto del Mareth, facilmente difendibile anche con poche truppe, peraltro in maggioranza veterani dell'Afrika Korps e delle divisioni italiane superstiti dalla battaglia di El Alamein. Lì l'avanzata alleata venne contrastata efficacemente, anche con alcune vittorie contro le forze americane avanzanti, la cui inesperienza venne duramente messa in risalto nelle battaglie di Sidi Bou Zid e di Kasserine, ma infine la pressione alleata non poté essere più contrastata, e la sacca si restrinse sempre di più. Rommel fu richiamato infine in Germania da Hitler in persona, e sostituito al comando dal generale Hans-Jürgen von Arnim, fino alla resa finale del 13 maggio 1943.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ^ a b Cartier, p. 549.
- ^ Cartier, p. 553.
- ^ Bauer, vol. III, pp. 286-287.
- ^ Weinberg, pp. 333-334.
- ^ Weinberg, pp. 379-380.
- ^ Ossia le sconfitte in Malesia e Singapore
- ^ Weinberg, pp. 380-381.
- ^ Bauer, vol. IV, pp. 201-202.
- ^ Bauer, vol. IV, pp. 176-178.
- ^ Weinberg, p. 392.
- ^ Bauer, vol. IV, pp. 182-186.
- ^ Weinberg, pp. 392-393.
- ^ Bauer, vol. IV, pp. 237-238.
- ^ J. McGregor Burns, Roosevelt. 1940-1945, pp. 359-360.
- ^ J. McGregor Burns, Roosevelt. 1940-1945, p. 360.
- ^ J. McGregor Burns, Roosevelt. 1940-1945, pp. 360-361.
- ^ J. McGregor Burns, Roosevelt. 1940-1945, pp. 360-362.
- ^ Cartier, pp. 549-550.
- ^ Cartier, p. 551.
- ^ Cartier, pp. 551-552.
- ^ Cartier, pp. 49-50.
- ^ Cartier, p. 62.
- ^ Cartier, p. 50.
- ^ P. Preston, Francisco Franco, pp. 474-477.
- ^ R. De Felice, Mussolini l'alleato. Crisi e agonia del regime, p 1091.
- ^ D. Irving, La guerra di Hitler, pp. 628-629.
- ^ R. De Felice, Mussolini l'alleato. Crisi e agonia del regime, p 1091.
- ^ D. Irving, La guerra di Hitler, p. 629.
- ^ E. Faldella, L'Italia e la seconda guerra mondiale, p. 300.
- ^ E. Faldella, L'Italia e la seconda guerra mondiale, p. 301.
- ^ E. Bauer, Storia controversa della seconda guerra mondiale, vol. IV, p. 239.
- ^ F. W. Deakin, La brutale amicizia, p. 83.
- ^ F. W. Deakin, La brutale amicizia, pp. 82-83.
- ^ E. Bauer, Storia controversa della seconda guerra mondiale, vol. IV, pp. 239-240.
- ^ E. Bauer, Storia controversa della seconda guerra mondiale, vol. IV, pp. 240-241.
- ^ E. Bauer, Storia controversa della seconda guerra mondiale, vol. IV, p. 241.
- ^ E. Faldella, L'Italia e la seconda guerra mondiale, p. 302.
- ^ L. Peillard, La battaglia dell'Atlantico, pp. 316-318.
- ^ L. Peillard, La battaglia dell'Atlantico, p. 318.
- ^ L. Peillard, La battaglia dell'Atlantico, p. 328.
- ^ Dal documentario di History Channel La guerra del generale Patton (Vedi) Archiviato il 24 novembre 2010 in Internet Archive.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Rick Atkinson, Un esercito all'alba. La guerra in Nordafrica 1942-1943, Milano, Mondadori, 2003 [2002], ISBN 88-04-51235-0.
- Eddy Bauer, Storia controversa della seconda guerra mondiale, Novara, De Agostini, 1971.
- Raymond Cartier, La seconda guerra mondiale, Milano, Mondadori, 2014 [1968], ISBN 978-88-04-64374-6.
- Martin Gilbert, La grande storia della seconda guerra mondiale, Milano, Mondadori, 2003 [1989], ISBN 88-04-51434-5.
- Robert D. Paxton, Vichy 1940-1944. Il regime del disonore, Milano, il Saggiatore, 2002 [1972], ISBN 88-515-2006-2.
- Gerhard L. Weinberg, Il mondo in armi. Storia globale della seconda guerra mondiale, Torino, Utet, 2007 [1994], ISBN 978-88-02-07787-1.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]- Operazione Anton
- Raid su Dieppe
- Sbarco a Salerno
- Sbarco di Anzio
- Sbarco in Sicilia
- Sbarco in Normandia
Altri progetti
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) Developments from autumn 1941 to spring 1942, su britannica.com. URL consultato il 16 marzo 2025.
- (EN) Operation Super Gymnast, su codenames.info. URL consultato il 16 marzo 2025. Archiviato il 25 gennaio 2018 in Internet Archive.
| Controllo di autorità | LCCN (EN) sh85095012 · GND (DE) 4172616-9 · J9U (EN, HE) 987012431016005171 |
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