Octavius
L'Octavius (in italiano Ottavio) è un dialogo di natura apologetica scritto dall'autore cristiano Marco Minucio Felice intorno al 197.
| Octavius | |
|---|---|
| Autore | Marco Minucio Felice |
| 1ª ed. originale | 197 |
| Genere | dialogo |
| Sottogenere | dialogo apologetico |
| Lingua originale | latino |
| Ambientazione | Roma, Ostia |
| Protagonisti | Marcus Minucius Felix (narratore), Octavius Ianuarius, Caecilius Natalis Cirtensis |
L'Octavius (in italiano Ottavio) è un dialogo di natura apologetica scritto dall'autore cristiano Marco Minucio Felice intorno al 197.
Trama
[modifica | modifica wikitesto]Il dialogo dell'Octavius si svolge sul lido di Ostia fra tre personaggi che passeggiano: il pagano Cecilio Natale, il cristiano Ottavio (da qui il titolo dell'opera) e Minucio stesso. Ad un certo punto Ottavio rimprovera aspramente Cecilio per un gesto di adorazione. un bacio, ad una statua del dio egizio Serapide. Cecilio propone di esporre le reciproche ragioni sulla religione e di nominare Minucio giudice della controversia.
Cecilio elenca tutte le dicerie sulla setta dei cristiani, che commetterebbero di notte incesti tra di loro e orrendi crimini. Per esporre la sua metafisica utilizza gli scritti di Cicerone, Marco Terenzio Varrone, Seneca e Platone (mediato da autori più recenti). In particolare, cita frequentemente il terzo libro del ciceroniano De natura deorum. Assumendo un atteggiamento scettico e negatore della Divina provvidenza, su cui gli stessi filosofi divergono, propone un'adesione fedele, anche se non convinta, alle tradizioni e ai culti prescritti dalle leggi dell'impero per reagire alle calamità dei tempi presenti.
Ottavio confuta le dicerie popolari sui cristiani come assurdità e afferma che non vi è contrapposizione fra sapienza filosofica e fede cristiana, affermando che il cristianesimo è sapienza alla portata di tutti. Il mondo è opera di Dio e non un gruppo di atomi agglomerati a caso. L'impero romano ha superato tutte le crisi e sconfitto i nemici grazie alla forza del suo esercito e allo sfruttamento delle ricchezze dei popoli conquistati, non per le preghiere agli dei. Essendo rivolta ai pagani, l'opera si limita a menzionare una sola volta Gesù, evitando i riferimenti ai dogmi della fede, con un unico accenno alla resurrezione finale.
Minucio non esprimerà alcun giudizio finale, perché non ce ne sarà bisogno: dopo le due orazioni (quella di Cecilio contro il cristianesimo, e quella di Ottavio in suo favore e contro il paganesimo), infatti Cecilio si rende conto della pochezza e della falsità della sua tesi, ammettendo di buon grado la sconfitta.
Alla fine dei dialogo, i tre protagonisti si congedano felici e sorridenti:
Considerazioni sull'opera
[modifica | modifica wikitesto]Gli argomenti discussi sono quelli che compaiono in tutti gli apologeti, compreso Tertulliano: il monoteismo è preferibile, anche razionalmente, al politeismo; i cristiani non sono colpevoli dei misfatti di cui sono calunniosamente accusati dai pagani; se i pagani comprendessero le istanze di pace e amore del cristianesimo non lo avverserebbero, anzi si convertirebbero subito.
Minucio è scrittore fine e delicato, perché fonda la sua argomentazione sulla logica e sulla amabile conversazione. Egli si rivolge ai pagani colti, per convertirli, e cita con abbondanza scrittori classici, astenendosi invece dai riferimenti della Bibbia.
Elaborazione letteraria
[modifica | modifica wikitesto]La discussione, nel dialogo, si svolge con serenità e dignità. Molta attenzione è riservata all'aspetto letterario e all'elaborazione formale: Cicerone e Seneca sono modelli sempre presenti nella costruzione del periodo. Alcune scene della cornice che inquadra il dialogo sono pezzi di bravura giustamente apprezzati, come la famose descrizione dei ragazzi che giocano sulla spiaggia facendo rimbalzare sull'acqua dei sassi piatti, la passeggiata sull'estremo lembo di sabbia bagnato dalle onde, la soglia sulla scogliera dove i protagonisti si siedono a parlare nella fresca mattina d'autunno, la conclusione con i tre amici che si salutano contenti della discussione e felici di aver appianato le divergenze .
Stile ed argomentazioni classici rivelano un tentativo di instaurare un dialogo con il paganesimo; Minucio tende piuttosto a conciliare la concezione classica e il messaggio cristiano. Tuttavia i suoi ragionamenti pacati e l'abile conduzione del dialogo non nascondono la decisa condanna della carnalità e del materialismo della religione tradizionale romana, i cui seguaci vengono accusati di sostanziale indifferenza e scetticismo di fronte ai grandi problemi del rapporto uomo-Dio.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ^ The Emperor’s Monk. Ardo’s life (PDF), su mediaevalsophia.net, traduzione di Allen Cabaniss, p. 284. URL consultato il 19 dicembre 2020.
- ^ Ernesto Buonaiuti, texts Il Cristianesimo nell'Africa Romana, Bari, Laterza, p. 220 (archiviato dall'url originale il 19 dicembre 2020).
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Testo latino e inglese con commento, su openlibrary.org.
- Minucio Felice, Octavius, a cura di Mario Spinelli, collana Scrittori cristiani dell'Africa romana, Testo latino e italiano, vol. 8, Città Nuova, 2012, ISBN 978-8-83-119610-9.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 313739128 · LCCN (EN) n82277242 · GND (DE) 4270210-0 · BNE (ES) XX2658241 (data) · BNF (FR) cb12307998p (data) · J9U (EN, HE) 987007574570005171 |
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