Micene
Micene (in greco antico Μυκῆναι?, Mykēnai o Μυκήνη, Mykēnē) fu una città dell'antica Grecia situata nell'Argolide. Diede nome alla civiltà micenea, espressione coniata da Heinrich Schliemann nel 1878. Nella tradizione greca la città è legata soprattutto al ciclo troiano e ai poemi omerici dell'Iliade e dell'Odissea, in quanto patria di Agamennone, capo degli Achei nella guerra di Troia; Omero le attribuisce l'epiteto di polychrysos, "ricca d'oro". L'importanza della città declinò a partire dal V secolo a.C., quando fu conquistata da Argo, e culminò con l'abbandono nel III secolo d.C. Le rovine furono visitate e descritte da Ciriaco d'Ancona nel 1448. Nel 1876 Heinrich Schliemann portò alla luce le tombe a fossa del Circolo A, che la tradizione attribuisce alla dinastia degli Atridi, con i loro corredi in oro; alla riscoperta moderna del sito si lega anche la presenza di alcune tombe a thòlos, in particolare il Tesoro di Atreo. Il sito archeologico si trova a circa 12 km dal mare e a 9 km da Argo. Insieme a Tirinto forma il complesso "Siti archeologici di Micene e Tirinto", iscritto nella lista dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO dal 1999; i monumenti più noti del complesso sono le mura ciclopiche, la Porta dei Leoni e le tombe a tholos.
| Micene Μυκῆναι (Mykēnai) | |
|---|---|
| Civiltà | Civiltà micenea |
| Utilizzo | Città fortificata |
| Epoca | II millennio a.C. |
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Unità periferica | Argolide |
| Dimensioni | |
| Superficie | 30 000[1] m² |
| Altezza | 128 m[1] |
| Amministrazione | |
| Visitabile | si |
| Visitatori | 495 993 (2018) |
| Mappa di localizzazione | |
| |
| Sito archeologico di Micene e Tirinto | |
|---|---|
| Tipo | Culturali |
| Criterio | (i) (ii) (iii) (iv) (vi) |
| Pericolo | Non in pericolo |
| Riconosciuto dal | 1999 |
| Scheda UNESCO | (EN) Archaeological Sites of Mycenae and Tiryns (FR) Sites archéologiques de Mycènes et de Tirynthe |
Micene (in greco antico Μυκῆναι?, Mykēnai o Μυκήνη, Mykēnē) fu una città dell'antica Grecia situata nell'Argolide. Diede nome alla civiltà micenea, espressione coniata da Heinrich Schliemann nel 1878.[2] Nella tradizione greca la città è legata soprattutto al ciclo troiano e ai poemi omerici dell'Iliade e dell'Odissea, in quanto patria di Agamennone, capo degli Achei nella guerra di Troia; Omero le attribuisce l'epiteto di polychrysos, "ricca d'oro".[3]
L'importanza della città declinò a partire dal V secolo a.C., quando fu conquistata da Argo, e culminò con l'abbandono nel III secolo d.C. Le rovine furono visitate e descritte da Ciriaco d'Ancona nel 1448.[4] Nel 1876 Heinrich Schliemann portò alla luce le tombe a fossa del Circolo A, che la tradizione attribuisce alla dinastia degli Atridi, con i loro corredi in oro; alla riscoperta moderna del sito si lega anche la presenza di alcune tombe a thòlos, in particolare il Tesoro di Atreo.
Il sito archeologico si trova a circa 12 km dal mare e a 9 km da Argo. Insieme a Tirinto forma il complesso "Siti archeologici di Micene e Tirinto", iscritto nella lista dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO dal 1999; i monumenti più noti del complesso sono le mura ciclopiche, la Porta dei Leoni e le tombe a tholos.[5]
Etimologia
[modifica | modifica wikitesto]L'origine del nome non è greca:[6][7] il sito risulta occupato già dal Neolitico e l'insediamento potrebbe risalire a popolazioni pre-indoeuropee.[8]
Le tradizioni mitiche fanno derivare il nome dal greco μύκης (mykes, "fungo"), in riferimento a un fungo colto da Perseo nel luogo della fondazione, oppure alla forma del cappuccio della guaina della sua spada;[9] un'altra tradizione, raccolta da Károly Kerényi, collega invece il nome a Micene, figlia di Inaco e quindi nipote di Oceano.[10]
Micene nella mitologia
[modifica | modifica wikitesto]Nella tradizione mitica la fondazione di Micene è attribuita a Perseo, cui si deve anche, secondo la leggenda, la costruzione delle mura, opera dei ciclopi da lui chiamati a tale scopo: di qui l'aggettivo "ciclopiche" che definisce le fortificazioni della città.[11][10]
La dinastia perseide
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Dopo la morte accidentale del nonno Acrisio, Perseo rinunciò al trono di Argo e fondò Micene, che divenne il centro della dinastia dei Perseidi.[12][11] A Perseo successero Elettrione e poi Stenelo; con l'ultima fase della dinastia perseide la tradizione mitica preparava il passaggio ai Pelopidi e quindi alla saga degli Atridi, che fissò in modo duraturo il nome di Micene nella memoria letteraria greca.[11]
La dinastia atride
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La stirpe di Atreo, di Agamennone e di Menelao sta al centro di una delle saghe più note del mito greco. Atreo ottenne il trono di Micene al termine della contesa con il fratello Tieste; la generazione successiva vide l'ascesa di Agamennone, sovrano miceneo più celebre nella tradizione epica e tragica.[11]
Agamennone guidò gli Achei nella guerra di Troia; al ritorno a Micene fu ucciso da Clitennestra e da Egisto, dando avvio alla catena di vendette che culmina con il ritorno di Oreste, l'uccisione dei due usurpatori e il recupero del trono.[11] La saga degli Atridi raggiunse la sua forma canonica nell'epica omerica e nella tragedia ateniese del V secolo a.C., e per quella via fissò Micene nella memoria letteraria greca.[5]
Storicità della narrazione mitica
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Il legame tra Micene e i cicli mitici degli Atridi e della guerra di Troia ha avuto un ruolo centrale nella fortuna culturale del sito sin dall'antichità.[5] La ricerca moderna non considera però i miti una cronaca diretta della storia micenea: essi possono conservare memorie culturali e geografiche di lunga durata, ma non consentono di identificare con certezza personaggi, dinastie o singoli eventi storici del Tardo Bronzo.[13]
Anche il confronto con i testi ittiti relativi ad Ahhiyawa resta oggetto di discussione. L'identificazione di Ahhiyawa con il mondo miceneo è ampiamente accettata, ma restano aperti il problema della sua localizzazione precisa e quello dell'eventuale unità politica del mondo miceneo: per questo le testimonianze ittite non permettono di confermare in modo lineare le genealogie e le successioni regali della tradizione mitica.[14]
Storia
[modifica | modifica wikitesto]I micenei
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La maggior parte delle rovine ancora visibili a Micene risale all'Età del bronzo, cui si riferiscono anche i miti tradizionalmente legati alla città. L'abitato preistorico fu occupato in questa fase da una nuova popolazione, probabilmente proveniente dalla parte nord-orientale dei Balcani o dall'Anatolia, di origine indoeuropea e di lingua proto-greca, antenata del greco classico; questa popolazione si diffuse progressivamente in tutta la Grecia continentale e in buona parte di quella insulare. Dal nome della città, Heinrich Schliemann coniò nel 1878 il termine "civiltà micenea" per indicare questa cultura, che caratterizzò la Grecia tra il 2000 e il 1200 a.C. e soppiantò la precedente civiltà minoica, con cui aveva contatti.[15]
I micenei sono noti anche con il sinonimo di Achei, usato sin dall'età omerica per indicare la popolazione greca stanziata su buona parte del Peloponneso, che parlava il dialetto omonimo, caratterizzato da particolarità tipiche della lingua greca arcaica.
Durante l'Età del bronzo Micene era un importante centro politico, economico e militare a carattere regionale, o forse anche sovra-regionale, difeso da massicce fortificazioni di cui sono rimaste ben conservate le mura di cinta della città alta, le mura ciclopiche. Il centro aveva un imponente palazzo reale e una serie di tombe a fossa e a thòlos, in cui personalità di riguardo erano sepolte con ricchi corredi funebri. La città all'epoca aveva una notevole estensione fuori dalle mura, ma della città bassa restano pochi resti: era probabilmente poco fortificata e costruita con abitazioni in materiali deperibili. Al loro apice, intorno al 1350 a.C., la città alta e quella bassa contavano circa 30 000 abitanti e si estendevano su un'area di 32 ettari.[16]
Sono attestati rapporti tra Micene e l'Egitto faraonico: all'interno delle mura è stato rinvenuto un cartiglio con il nome della moglie del faraone Amenhotep III, la regina Tiy, e in alcuni documenti egizi compare il toponimo m-w-k-i-n-u, traslitterato da alcuni come *Mukana, ossia "Micene".[17]
Secondo un'ipotesi i fondatori di Micene sarebbero originari dell'Epiro e dell'Albania centrale: l'Epiro era infatti popolato sin dal Neolitico da pastori e cacciatori dei Balcani sud-occidentali parlanti la lingua proto-greca, che seppellivano i loro capi in tombe a pozzo coperte da grandi tumuli, simili a quelle ritrovate a Micene e tipiche della civiltà micenea. Resti micenei sono stati inoltre rinvenuti in due antichi santuari epiroti: l'Oracolo dei Morti sul fiume Acheronte e l'Oracolo di Zeus a Dodona.[18]
Declino
[modifica | modifica wikitesto]Tra il 1200 e il 1100 a.C. la Grecia fu attraversata da una fortissima crisi nota come collasso dell'Età del bronzo, contemporaneamente all'invasione dei Dori e dei popoli del Mare: la crisi provocò la totale scomparsa della scrittura, la distruzione della maggior parte delle città (inclusa Micene, che subì almeno un importante incendio) e una drastica diminuzione della popolazione e della ricchezza.
Una distruzione violenta della maggior parte di Micene entro la fine del XII secolo a.C. appare probabile, anche se non vi sono prove inconfutabili: si possono ipotizzare sia attacchi di popolazioni straniere (come i Dori o i popoli del Mare) sia guerre civili fratricide, di cui il mito di Oreste potrebbe essere un riflesso. Sulle rovine si stanziarono popolazioni di ceppo dorico, che ricostruirono o, meglio, costruirono sopra le rovine achee. A differenza di altri centri micenei come Atene, Argo e Corinto, Micene non tornò ad essere un grande centro e si mantenne come piccola polis; fu comunque abitata permanentemente, a differenza di Tirinto o del palazzo di Nestore, che furono abbandonati.
Micene partecipò comunque alle guerre persiane: nel 480 a.C. ottanta suoi soldati combatterono alla battaglia delle Termopili,[19] e l'anno seguente, insieme a Tirinto, inviò quattrocento guerrieri alla battaglia di Platea.[20]
Dall'età ellenistica all'abbandono
[modifica | modifica wikitesto]Nel 468 a.C. Micene fu conquistata da Argo, che ne cacciò gli abitanti e demolì le mura.[21] La città fu ricostruita in età ellenistica, ma rimase sotto il dominio di Argo.[22]
All'epoca della guerra del Peloponneso (430 - 404 a.C.) Tucidide riferisce che Micene era ormai un piccolo centro abitato, ma ciò non doveva mettere in dubbio il suo glorioso passato:
Diodoro Siculo,[24] nel I secolo a.C., la dà per disabitata fino al suo tempo; Strabone,[25] nel I secolo d.C., scrive che della città non rimaneva più nulla.[22] Pausania il Periegeta, nel II secolo d.C., descrive le fortificazioni e la Porta dei Leoni di un piccolo borgo spopolato.[26] Le mura ciclopiche e la Porta dei Leoni rimasero comunque visibili anche dopo l'abbandono definitivo del sito, avvenuto nel III secolo d.C.
Nel Medioevo gli stessi abitanti dei dintorni persero la conoscenza della localizzazione della città.[27] Nel 1448 Ciriaco d'Ancona visitò il sito e descrisse la Porta dei Leoni, fornendo una delle prime testimonianze umanistiche sulle rovine.[27]
Tra il XVIII e il XIX secolo
[modifica | modifica wikitesto]Nel 1729 il religioso francese Michel Fourmont visitò Micene e ne lasciò un disegno;[28][29] il nipote, l'archeologo Claude-Louis Fourmont, vi si recò nello stesso periodo e diede il nome di Tomba di Atreo alla monumentale tholos a sud-ovest delle mura ciclopiche.[30] Quando l'archeologo inglese Edward Daniel Clarke la visitò all'inizio del XIX secolo, riferì la tradizione locale che la chiamava Tesoro di Atreo e la identificò con la tomba di Agamennone menzionata da Pausania.[31] Le successive verifiche archeologiche hanno escluso questa identificazione, ma i due nomi sono restati in uso.
Anche nel XIX secolo il sito attirò l'interesse di vari studiosi: nel 1802 lord Elgin effettuò uno scavo parziale nella tholos e portò alcuni frammenti della facciata in Inghilterra.[32] Scavi sistematici furono avviati da Kyriakos Pittakis, uno dei pionieri dell'archeologia greca,[33] che nel 1841 liberò la Porta dei Leoni dal terriccio accumulatosi nei secoli e la restaurò.[34]
Gli scavi di Heinrich Schliemann (1876)
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Dopo la scoperta di Troia, Heinrich Schliemann avviò una campagna di scavi a Micene, guidato anche dalla descrizione di Pausania il Periegeta, per individuare le tombe degli Atridi della tradizione mitica.[22][34]
Nel 1876 scavò dapprima nell'area delle tombe a tholos e poi all'interno della cittadella, dove individuò il Circolo A, con cinque tombe a fossa contenenti ricchi corredi funerari.[34][35] Schliemann identificò i sepolcri con le tombe degli Atridi, interpretazione poi abbandonata: la ricerca successiva ha datato i corredi a un'epoca anteriore rispetto a quella tradizionalmente associata alla guerra di Troia.[22][36]
Nel 1877 l'archeologo greco Panagiotis Stamatakis proseguì gli scavi per conto della Società Archeologica Greca e portò alla luce la sesta tomba del Circolo A.[22] Tra i reperti emersi figurano maschere funerarie in oro, armi, coppe e altri oggetti di prestigio, tra cui la cosiddetta maschera di Agamennone.[37][38]
Fuori dalle mura erano note anche alcune tombe a tholos, fra cui il Tesoro di Atreo; Schliemann eseguì inoltre saggi presso la tomba di Clitemnestra e in altre aree del sito, mentre il suo collaboratore Wilhelm Dörpfeld proseguì in seguito le ricerche.[22][34]
Dopo Schliemann
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Lo scavo del Tesoro di Atreo fu compiuto da Stamatakis nel 1878: l'archeologo greco raccolse ciò che restava delle decorazioni della facciata, già spogliata da lord Elgin e da altri viaggiatori, che avevano spezzato i frammenti più grandi e portato via quanto potevano.[22]
L'archeologo greco Christos Tsountas diresse il sito dal maggio 1886 al 1910. Effettuò i primi scavi nella necropoli preistorica intorno all'insediamento di Micene e condusse i primi scavi importanti dell'acropoli, individuando la grande rampa e gran parte degli edifici. Sull'acropoli rinvenne reperti di epoca egizia, fra cui sette placche con il nome del faraone Amenhotep III, elemento che permise di datare il sito alla tarda Età del bronzo (XVI - XII secolo a.C.); fino ad allora la datazione era espressa solo in termini vaghi.[39][40]
Lo scavo della Tomba di Clitemnestra fu completato solo nel 1922 dall'archeologo britannico Alan Wace, mentre il suo collaboratore Winifred Lamb scavò la vicina Tomba di Egisto.[41]
La moderna Micene
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Nelle immediate vicinanze del sito archeologico si trova l'abitato moderno di Micene (Mykines), compreso dal 2001 nel comune di Argo-Micene.
L'antica Micene è stata iscritta, insieme alla vicina Tirinto, nella lista del Patrimonio dell'umanità dell'UNESCO nel 1999.[5]
Sito archeologico
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Il sito archeologico di Micene comprende la cittadella fortificata sulla sommità della collina, le aree funerarie all'interno e all'esterno delle mura e un più ampio paesaggio archeologico, che conserva monumenti della fase palaziale micenea e delle epoche successive.[5] Tra gli elementi più noti del complesso figurano le mura ciclopiche, la Porta dei Leoni, il Circolo A, le tombe a tholos e il sistema palaziale della cittadella.[42]
Fortificazioni e cittadella
[modifica | modifica wikitesto]La parte più monumentale del sito è la cittadella, difesa da fortificazioni in grandi blocchi tradizionalmente definite "ciclopiche".[5] L'accesso principale avveniva attraverso la Porta dei Leoni, il più celebre ingresso monumentale del mondo miceneo.[42]
All'interno delle mura si trovano l'acropoli di Micene e il complesso palaziale con il suo mégaron, centro della vita politica e amministrativa del regno miceneo.[5] Tra le opere principali del sistema difensivo e di approvvigionamento idrico rientra il serbatoio sotterraneo, raggiungibile da una scala interna scavata nella roccia.[42]
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Veduta dell'acropoli di Micene
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Dettaglio della Porta dei Leoni
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Fortificazioni della cittadella
Aree funerarie
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Una parte essenziale del sito è costituita dalle aree funerarie, che documentano l'evoluzione della società micenea tra la prima e la piena età del bronzo recente.[5][42] La compresenza di tombe a fossa e di tombe a tholos mostra lo sviluppo di forme funerarie monumentali legate all'élite del centro palaziale.[42][43] I corredi rinvenuti nelle necropoli, in particolare quelli in oro, costituiscono uno dei nuclei più importanti dell'archeologia preellenica.[44][43]
Circolo A
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Il Circolo A si trova all'interno della cittadella ed è il più noto complesso funerario di Micene. Comprende sei tombe a fossa, da cui sono emersi corredi ricchi di oggetti d'oro, armi, vasi e altri manufatti di prestigio.[42][43] Il complesso fu portato alla luce nel corso degli scavi ottocenteschi e ha aperto la via alla riscoperta archeologica del sito.[44]
Circolo B
[modifica | modifica wikitesto]Il Circolo B si trova invece all'esterno delle mura ed è più antico del Circolo A.[42] È formato anch'esso da tombe a fossa e documenta una fase iniziale della formazione dell'élite micenea, anteriore alla piena monumentalizzazione funeraria rappresentata dal Circolo A e, in seguito, dalle tombe a tholos.[42][43]
Tombe a tholos
[modifica | modifica wikitesto]Fuori dalle mura sorgono numerose tombe a tholos, tra cui il Tesoro di Atreo, la tomba di Clitemnestra e la tomba di Egisto, che documentano la monumentalità raggiunta dall'architettura funeraria micenea.[5][42]
Reperti
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Gli scavi di Micene hanno restituito un insieme eccezionalmente ricco di reperti: maschere funerarie in oro, vasi, armi, sigilli, gioielli, scarabei, elementi decorativi e tavolette con iscrizioni in Lineare B.[5][42]
Una parte significativa dei materiali è esposta nel Museo archeologico di Micene, presso l'area archeologica, dove ai reperti originali si affiancano repliche dei pezzi più celebri.[45][46]
I nuclei più noti dei corredi funerari sono conservati nel Museo archeologico nazionale di Atene, nella Collezione delle antichità micenee, che comprende i tesori delle tombe reali e altri reperti del sito.[44][43]
Tra i reperti più celebri figurano la cosiddetta maschera di Agamennone, la coppa di Nestore, armi e vasi di lusso dalle tombe a fossa del Circolo A, oltre a materiali provenienti dal centro di culto e da edifici della cittadella.[43][47][48]
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La cosiddetta maschera di Agamennone, Museo archeologico nazionale di Atene
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La coppa di Nestore, Museo archeologico nazionale di Atene
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ^ a b Mycenaean Greece-Habitation, su ime.gr. URL consultato l'11 febbraio 2018.
- ^ Luca Bombardieri, Giampaolo Graziadio e Anna Margherita Jasink, Preistoria e protostoria egea e cipriota, collana Manuali umanistica, Firenze University Press, 2015, ISBN 978-88-6655-773-9.
- ^ Passi omerici in cui Micene è definita "ricca d'oro": Iliade, VII, 180; XI, 46; Odissea, III, 305.
- ^ Filippo di Benedetto, Ciriaco d'Ancona visita Micene, in Prometheus, vol. 37, n. 3, Firenze University Press, 2011.
- ^ a b c d e f g h i j (EN) Archaeological Sites of Mycenae and Tiryns, su UNESCO World Heritage Centre. URL consultato il 18 aprile 2026.
- ^ Beekes 2009, p. 29 (s.v. "Ἀθήνη").
- ^ Chadwick 1976, p. 1.
- ^ Shelton 2010, p. 58.
- ^ Pausania il Periegeta, Periegesi della Grecia.
- ^ a b Károly Kerényi, Gli dei e gli eroi della Grecia. Il racconto del mito, la nascita delle civiltà, Milano, Il Saggiatore, 2010, p. 292, ISBN 978-88-565-0131-5.
- ^ a b c d e Robert Graves, I miti greci, Longanesi, 2003, pp. 217, 370-372, 409-410.
- ^ Perseo, su Treccani. URL consultato il 18 aprile 2026.
- ^ (EN) Guy D. Middleton, Mycenaeans, Greeks, Archaeology and Myth: Identity and the Uses of Evidence in the Archaeology of Late Bronze Age Greece, su Eras Journal, Monash University. URL consultato il 18 aprile 2026.
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- ^ (EN) Jeannette Forsén, The Twilight of the Early Helladics: A Study of the Disturbances in East-Central and Southern Greece Toward the End of the Early Bronze Age, Åström, 1992, ISBN 978-91-7081-031-2. URL consultato il 14 aprile 2025.
- ^ Chew 2000, p. 220; Chapman 2005, p. 94: «… Thebes at 50 hectares, Mycenae at 32 hectares…».
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- ^ Erodoto, Storie, 7.202.
- ^ Erodoto, Storie, 9.28.
- ^ French 2002, p. 142: «The dedications continue at the Shrine by the Bridge into the fifth century, probably beyond the disablement of the walls by the Argives in 468 BC».
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- ^ Contro la città di Troia
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- ^ (EN) Edward Daniel Clarke, Travels in Various Countries of Europa, Asia and Africa: Part the Second: Greece, Egypt and the Holy Land: Section the Second, T. Cadell and W. Davies, 1814, pp. 688-689.
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- ^ Molto noto in Grecia per un aneddoto: nel 1821, nel corso dell'assedio dell'Acropoli, durante la Guerra d'indipendenza greca, quando vide che i turchi, a corto di proiettili, cominciavano a demolire le antiche colonne per recuperare il piombo al loro interno e usarlo come munizioni, avrebbe inviato personalmente proiettili ai suoi nemici per salvare il Partenone dalla distruzione. Si veda: (EN) Janric Van Rookhuijzen, The Turkish Harem in the Karyatid Temple and Antagonistic Narratives on the Athenian Acropolis (PDF), in Opuscula. Annual of the Swedish Institutes at Athens and Rome, vol. 14, 2021, pp. 341–362, ISSN 2000-0898. URL consultato il 21 dicembre 2022 (archiviato dall'url originale il 9 agosto 2022).
- ^ a b c d Gagarin 2010, "Mycenae: Archaeology of Mycenae", pp. 24–26.
- ^ Schliemann 1878
- ^ French 2002, pp. 34–39
- ^ Schliemann 1878
- ^ (EN) National Archaeological Museum, su Hellenic Ministry of Culture and Sports. URL consultato il 18 aprile 2026.
- ^ (EN) Kim Shelton, "Mycenae: Archaeology of Mycenae", in Gagarin 2010, "Mycenae: Archaeology of Mycenae", pp. 23–28, 159, 163.
- ^ (EN) Dudley Moore, Edward Rowlands, Nektarios Karadimas, In Search of Agamemnon: Early Travellers to Mycenae, Newcastle upon Tyne, Cambridge Scholars Publishing, 2014, ISBN 978-1-4438-5776-5.
- ^ (EN) Alan Wace, Mycenae 1939–1954. Part III: Notes on the Construction of the ‘Tomb of Clytemnestra’, in The Annual of the British School at Athens, n. 50, 1956, pp. 194–198.
- ^ a b c d e f g h i j (EN) Nomination file: Archaeological Sites of Mycenae and Tiryns (PDF), su UNESCO World Heritage Centre. URL consultato il 18 aprile 2026.
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- ^ (EN) Ephorate of Antiquities of Argolida, su Ministry of Culture. URL consultato il 18 aprile 2026.
- ^ (EN) Mycenae (PDF), su John S. Latsis Public Benefit Foundation. URL consultato il 18 aprile 2026.
- ^ (EN) Once upon a time in the Aegean.., su National Archaeological Museum. URL consultato il 18 aprile 2026.
- ^ (EN) What is god? What is not god? And what is in between?, su National Archaeological Museum. URL consultato il 18 aprile 2026.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Fonti
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- John Chadwick, The Mycenaean World, Cambridge, Cambridge University Press, 1976, ISBN 0-521-29037-6.
- Robert Chapman, Changing Social Relations in the Mediterranean Copper and Bronze Ages, in The Archaeology of Mediterranean Prehistory, Oxford, Malden, Blackwell Publishing, 2005, pp. 77–101, ISBN 978-1-4051-3724-9.
- Sing C. Chew, Neglecting Nature: World Accumulation and Core-Periphery Relations, 2500 BC to AD 1990, in World-System History: The Social Science of Long-Term Change, Londra, New York, Routledge, 2000, pp. 216–234.
- Elizabeth Bayard French, Mycenae: Agamemnon's Capital, Stroud, Tempus, 2002, ISBN 0-7524-1951-X.
- Michael Gagarin (a cura di), The Oxford Encyclopedia of Ancient Greece and Rome, vol. 1, New York, Oxford, Oxford University Press, 2010, ISBN 978-0-19-517072-6.
- George Emmanuel Mylonas, Mycenae and the Mycenaean Age, Princeton, NJ, Princeton University Press, 1966.
- (DE) Heinrich Schliemann, Mykena, Lipsia, 1878.
- Kim S. Shelton, Living and Dying in and Around Middle Helladic Mycenae, in Μεσοελλαδικα: The Greek Mainland in the Middle Bronze Age (Bulletin de Correspondance Hellénique: Supplément, Volume 52), Atene, École française d’Athènes, 2010, pp. 57–65, ISBN 978-2-86958-210-1.
- Approfondimenti
- Dudley Moore, Edward Rowlands e Nektarios Karadimas, In Search of Agamemnon: Early Travellers to Mycenae, Newcastle upon Tyne, Cambridge Scholars Publishing, 2014, ISBN 978-1-4438-5776-5.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]- Anax
- Architettura micenea
- Ceramica micenea
- Circolo A
- Circolo B
- Fortificazioni di Micene
- Porta dei Leoni (Micene)
- Tesoro di Atreo
- Tirinto
Altri progetti
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Micene, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- Doro Levi, MICENE, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1934.
- Micene, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
- (EN) Mycenae, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
- (EN) Micene, su Comic Vine, Fandom.
- (EN, FR) Pagina del sito dell'UNESCO relativa a Micene, su whc.unesco.org.
- (EN) Pagina del sito Scavi 'Citadel House' Micene, su artsweb.bham.ac.uk. URL consultato il 24 agosto 2007 (archiviato dall'url originale il 17 ottobre 2007).
- (EN) Greek age of bronze Armamenti micenei, su salimbeti.com.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 241425432 · LCCN (EN) sh85089175 · GND (DE) 4040975-2 · BNF (FR) cb11945132s (data) · J9U (EN, HE) 987007555875405171 |
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