Internet Governance

L'Internet Governance o governance di Internet è l’insieme degli sforzi compiuti da governi, settore privato, società civile e attori tecnici per sviluppare e applicare principi, norme, regole e procedure decisionali condivise che influenzano l’evoluzione e l’uso di Internet.

L'Internet Governance o governance di Internet è l’insieme degli sforzi compiuti da governi, settore privato, società civile e attori tecnici per sviluppare e applicare principi, norme, regole e procedure decisionali condivise che influenzano l’evoluzione e l’uso di Internet.
Modello regolatorio
[modifica | modifica wikitesto]Il concetto include tutte le attività che determinano la direzione dell'uso e dello sviluppo della rete Internet, nei suoi vari aspetti tecnici, economici, sociali e politici. A tali attività prendono parte i governi, il settore privato e la società civile, nei loro rispettivi ruoli, e si concretizzano nello sviluppo e nell'applicazione di principi, norme, regole, procedure decisionali e programmi condivisi.[1]
Tuttavia questo modello è stato oggetto di contestazione da parte di diversi gruppi, lungo linee politiche e ideologiche differenti[2]: essi enfatizzano il fatto genetico della rete pubblica di interconnessione dati, per cui nessuna persona, azienda, organizzazione o governo gestisce Internet. Si tratta di una rete distribuita a livello globale, composta da numerose reti autonome interconnesse volontariamente: pertanto Internet opera senza un organismo di governo centrale, e ciascuna rete che la compone definisce e applica le proprie politiche.
Internet Governance multistakeholder
[modifica | modifica wikitesto]Dalla convinzione della praticabilità e della auspicabilità della regolazione, in questo settore, consegue che alla governance di Internet dovrebbero essere chiamati a contribuire tutti, compresi i suoi utenti attivi, secondo il modello partecipatorio detto multi-stakeholder. In questo modello, chiunque sia direttamente toccato dalle questioni in oggetto ha diritto di avere voce in capitolo nei processi che ne determinano la soluzione, indipendentemente dal tipo di interesse rappresentato o dalla sede in cui si svolgono tali processi.[3]
Ruolo e responsabilità dei governi nella Internet Governance
[modifica | modifica wikitesto]In termini generali, negli ultimi anni due visioni differenti hanno plasmato il dibattito globale sulla governance di Internet: frammentazione contro principi comuni.[4]

Da un lato, alcuni governi nazionali, in particolare nelle regioni dell’Europa centrale e orientale e dell’Asia-Pacifico, hanno enfatizzato la sovranità statale come principio organizzativo della governance nazionale e globale di Internet. In alcune regioni sono state introdotte leggi sulla localizzazione dei dati, che impongono che i dati siano archiviati, trattati e fatti circolare all’interno di una determinata giurisdizione, con l’obiettivo di mantenere i dati personali dei cittadini all’interno del paese, sia per conservare l’autorità regolatoria sia per rafforzare la giurisdizione statale. Paesi delle regioni dell’Europa centrale e orientale, dell’Asia-Pacifico e dell’Africa dispongono di normative che prevedono forme di localizzazione dei dati.[5]
I requisiti di localizzazione dei dati aumentano la probabilità di standard multipli e della frammentazione di Internet, limitando il libero flusso delle informazioni e, in alcuni casi, incrementando il potenziale di sorveglianza, con conseguenze sulla libertà di espressione.[6]
Dall’altro lato, la pratica dominante è stata orientata verso un Internet unificato e universale, fondato su norme e principi ampiamente condivisi. L’incontro NETmundial, tenutosi in Brasile nel 2014, ha prodotto una dichiarazione multi-stakeholder secondo cui «Internet dovrebbe continuare a essere una rete globale coerente, interconnessa, stabile, non frammentata, scalabile e accessibile».
Sviluppi internazionali
[modifica | modifica wikitesto]Nel luglio 2005 il World Summit on Information Society (WSIS) ha definito i ruoli svolti dalle parti coinvolte nella Internet Governance. Essi riguardano:
- il coordinamento e la realizzazione delle policy pubbliche nazionali;
- lo sviluppo e il coordinamento delle politiche ai livelli regionale e internazionale;
- la creazione di un contesto teso ad agevolare lo sviluppo del settore ICT, in particolare per quanto riguarda le infrastrutture e le applicazioni ICT;
- la promozione della ricerca e dello sviluppo di nuove tecnologie e di standard;
- l'adozione delle iniziative necessarie a favorire l'accesso ai servizi ICT;
- l'adozione di misure finalizzate a combattere il crimine online;
- la promozione della cooperazione internazionale e regionale;
- la promozione del multilinguismo e della diversità culturale;
- la risoluzione e l'arbitrato delle dispute.
Internet Governance Forum
[modifica | modifica wikitesto]In occasione del WSIS tenutosi a Tunisi dal 16 al 18 novembre 2005, venne creato l'Internet Governance Forum (IGF). Quest'ultimo rappresenta un luogo di incontro per la discussione e l'approfondimento delle tematiche più salienti e critiche della rete per tutti i potenziali interessati. Il primo meeting dell'IGF si è svolto nel novembre 2006 ad Atene.[1]
Seguiti
[modifica | modifica wikitesto]Nel 2015, la Conferenza generale dell’UNESCO ha approvato il concetto di universalità di Internet e i principi ROAM, secondo i quali Internet dovrebbe essere: (i) basato sui diritti umani, (ii) aperto, (iii) accessibile a tutti, (iv) promosso dalla partecipazione multi-stakeholder.
I principi ROAM combinano standard di processo (il multistakeholderismo, per evitare il rischio di cattura di Internet da parte di un singolo centro di potere) con raccomandazioni di contenuto. La posizione fondamentale è quella di un Internet globale in cui i principi ROAM inquadrino le diversità regionali, nazionali e locali. In tale contesto, obiettivi centrali sono la libertà dei media, l’interoperabilità delle reti, la neutralità della rete e il libero flusso delle informazioni, nel rispetto degli standard internazionali.[7]
Un crescente sostegno al modello multi-stakeholder è stato osservato anche nella transizione della supervisione dell’Internet Assigned Numbers Authority (IANA), in cui il controllo del sistema di indirizzamento di Internet è passato da un contratto con il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti a una nuova entità privata con meccanismi di responsabilità multi-stakeholder.
Ulteriore supporto a questo approccio è rappresentato dal Tallinn Manual 2.0 sul diritto internazionale applicabile alle operazioni cibernetiche,[8] che aggiorna ed espande il Tallinn Manual del 2013.
Rapporto con i mass media
[modifica | modifica wikitesto]I mass media, la libertà di espressione e la libertà di informazione sono da tempo riconosciuti come principi della governance di Internet, inclusi nella Dichiarazione di Ginevra del 2003 e nell’impegno di Tunisi del 2005 del World Summit on the Information Society (WSIS). Considerata la natura transfrontaliera e decentralizzata di Internet, un ambiente favorevole alla libertà dei media nell’era digitale richiede una cooperazione globale multi-stakeholder e il rispetto condiviso dei diritti umani. Uno studio condotto su 30 iniziative chiave volte a istituire una dichiarazione dei diritti online tra il 1999 e il 2015 ha rilevato che il diritto alla libertà di espressione online è stato tutelato in più documenti (26) rispetto a qualsiasi altro diritto.[9]
Nel dicembre 2015, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite - nel riaffermare per un ulteriore decennio il processo WSIS e il mandato dell’Internet Governance Forum - sottolineava l’importanza dei diritti umani e della sicurezza nell'esercizio della professione del giornalismo; il modello multistakeholder di Internet Governance si riconfermava così una metodologia pragmatica per evitare contrapposti estremi del capitalismo della sorveglianza e della censura di internet. Tuttavia, il punto di equilibrio è stato revocato in dubbio dalla seconda amministrazione Trump: essa dietro la istanza regolatoria in sé stessa ha denunciato l'esistenza di un global censorship-industrial complex che intenderebbe aggredire la natura assoluta della libertà di parola[10].
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ^ a b Internet Governance, su isticom.it. URL consultato il 18 aprile 2013 (archiviato dall'url originale il 5 luglio 2013).
- ^ Malte Ziewitz / Christian Pentzold, "In search of internet governance: Performing order in digitally networked environments", New Media & Society 16 (2014), pp. 306–322.
- ^ Definizione di Internet Governance, su bertola.eu. URL consultato il 18 aprile 2013.
- ^ Drake, William J.; Vinton G. Cerf; Wolfgang Kleinwächter (2016), Internet Fragmentation: An Overview
- ^ Daskal, Jennifer C. (2015), The Un-Territoriality of Data, The Yale Law Journal, 125.
- ^ World Trends in Freedom of Expression and Media Development – Global Report 2017/2018, UNESCO, 2018, p. 202.
- ^ Unesco Doc
- ^ Schmitt, Michael N. (a cura di), Tallinn Manual 2.0, Cambridge University Press, 2017.
- ^ Gill, Lex; Redeker, Dennis; Gasser, Urs (2015), Towards Digital Constitutionalism?, Berkman Klein Center.
- ^ CENSORSHIP INDUSTRIAL COMPLEX: THE NEED FOR FIRST AMENDMENT SAFEGUARDS AT THE STATE DEPARTMENT, 119th Congress (2025-2026).
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]- Direttiva sul diritto d'autore nel mercato unico digitale
- Digital Services Act
- GAFAM
- Società dell'informazione
- Etica dei media
- Disinformazione
- Osservatorio europeo dei media digitali
- Comunicazione
- Sociologia della comunicazione
- Content management
- Knowledge management
Altri progetti
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Progetto di Internet Governance, su internetgovernance.org.