Galileo Chini

Galileo Andrea Maria Chini (Firenze, 2 dicembre 1873 – Firenze, 23 agosto 1956) è stato un pittore, decoratore, grafico e ceramista italiano, tra i protagonisti dello stile Liberty in Italia.

Galileo Andrea Maria Chini (Firenze, 2 dicembre 1873 – Firenze, 23 agosto 1956) è stato un pittore, decoratore, grafico e ceramista italiano, tra i protagonisti dello stile Liberty in Italia[1].
Biografia
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Origini e formazione
[modifica | modifica wikitesto]Galileo Chini nacque a Firenze da Elio, sarto e suonatore dilettante di flicorno, e da Aristea Bastiani. Nei suoi diari, anni dopo, Chini appuntò come rimase negli anni della scuola primaria soleva incontare Telemaco Signorini, che nel 1883 disegnava le strade e gli edifici del Mercato Vecchio poco prima della demolizione, rimanendone affascinato e scambiando qualche battuta e consiglio col pittore. Dal balcone della casa in via Guicciardini, il giovanissimo Galileo sviluppò un interesse verso il disegno delle cose che vedeva in strada. A otto anni, durante il terzo anno della scuola elementare, perse improvvisamente il padre, e con la madre e la sorella minore dovette lasciare Firenze. Di Galileo si prese cura in particolare lo zio Dario Chini, restauratore e decoratore in stile medievale, che portava avanti una tradizione familiare avviata dal nonno di Galileo, Pietro Alessio[2]. Nel 1888 frequentò come apprendista il decoratore friulano Amedeo Buontempo, noto per le sue decorazioni floreali eseguite con tale rapidità da affascinare il giovane Chini, tanto da volerlo imitare e far propria questa tecnica.
In quegli stessi anni la ben strutturata bottega dello zio lavorava a restauri per l'Ufficio regionale della Toscana, come quello degli affreschi di Lorenzo Monaco nella cappella Bartolini Salimbeni in Santa Trinita (1890), a cui Galileo prese parte. Lavorarono anche per dimore private, come il castello Torlonia a Serrabrunamonti, presso Gubbio, dove Galileo passò un'estate, imparando la decorazione con gli stencil, ma anche disegnando a mano libera sulle pareti grezze, prima che venissero coperte dalle decorazioni pattuite[3].
In quegli stessi anni conobbe il pittore Giulio Bargellini che, più grande di lui di pochi anni, divenne suo amico sincero e lo indirizzò ad iscriversi alla Scuola libera di Nudo all'Accademia di Belle Arti di Firenze, dove conobbe molti artisti che lo influenzeranno, tanto tra i professori come tra gli allievi, quali Plinio Nomellini, Ludovico Tommasi, Giuseppe Graziosi, Libero Andreotti. Frequentò anche il Circolo degli artisti, dove conobbe Roberto Papini, Sem Benelli e altri[2]. Tuttavia, il continuo bisogno di lavorare per il sostentamento suo, della madre e della sorella, gli consentirono di frequentare le lezioni solo saltuariamente. In questo senso Chini si definì sempre un autodidatta totale[3].
Ad esempio nel 1894 entrò col Bargellini e altri nella bottega di Augusto Burchi, impegnata nella decorazione di palazzo Budini Gattai: qui nel salone fu incaricato di una prima opera di sua completa invenzione, un arazzo trompe-l'oeil sulla volta. Nel 1895 tentò di esporre una sua opera nella prima mostra fiorentina "Dell'Arte e dei Fiori", ma fu rifiutata perché "troppo decorativa" ed esposta alla mostra degli esclusi[3]. Nello stesso salone di palazzo Budioni gattai completà poi entro il 1897 il fregio iniziato da Giulio Bargellini, nel frattempo trasferitosi a Roma per la vincita di una borsa di studio. In quegli anni l'arte di Galileo si distingueva da quella dei suoi coetanei per la dimestichezza con diverse tecniche, la velocità di esecuzione sviluppata nel praticantato avviato da giovanissimo, e il gusto decorativo che attingeva a repertori ad ampio spettro, maturato nello studio della tradizione toscana e delle prime opere Art Nouveau che giungevano da oltralpe, filtrate magari da artisti dell sua cerchia come Bargellini[3].
Nel 1897 morì anche lo zio Dario, e dalla perdita prematura delle figure paterne sviluppò in Galileo un particolare rapporto con la morte, che lo portò a scegliere ad esempio un monogramma a forma di teschio per firmare le sue opere, usato in tutto l'arco della sua carriera[3]. Galileo ereditò dunque la bottega dello zio, che portò avanti in vari lavori di restauro, a Prato, Siena e San Miniato[2]. Qui in particolare completò i restauri nella sala delle Sette Virtù in Municipio (luglio 1898)[4] e nella chiesa di San Domenico, dove ritrovò sotto gli scialbi numerosi affreschi del XIV-XV secolo, spesso integrando a suo gusto le lacune, secondo l'uso del tempo[5].
In una di queste trasferte, mentre restaurava la cappella della Croce di Giorno, conobbe a Volterra Elvira Pescetti, sua moglie dal 1899, da cui ebbe i figli Isotta (1990) ed Eros (1991).
L'Arte della Ceramica
[modifica | modifica wikitesto]L'11 ottobre 1896 o poco dopo, Galileo Chini e il suo gruppo di suoi amici commentavano ai tavolini del “Caffè Nacci” in piazza Beccaria a Firenze la notizia della fusione della storica manifattura Ginori dalla Richard di Milano[3]. Ipotizzando quindi l'imminente sparizione di una manifattura ceramica importante dalla Toscana, il gruppo progetto di aprirne una propria, sfruttando l'occasione per acquistare una fornace di una ditta fiorentina in chiusira in via Arnolfo, nella stessa città, acquisto che si concretizzò di lì a poco, con la riapertura entro la fine dello stesso 1896[3] e la nascita all'inizio dell'anno successivo di uno showroom in via Tornabuoni[2]. Oltre al Chini, parteciparono all'impresa Giovanni Vannuzzi, Giovanni Montelatici, Vittorio Emanuele Giunti e Vincenzo Giustiniani. Come simbolo della nuova manifattura, battezzata "Arte della Ceramica", venne scelta una melagrana, che simboleggiava l'unione dei vari partecipanti[6]. Chini ne prese la direzione tecnica e artistica, indirizzando da subito la produzione verso un repertorio moderno, improntato all'estetica Art Nouveau che in quegli anni iniziava a dominare la scena europea sulla scia delle esposizioni universali di Londra e di Parigi, ispirandosi ad artisti come Émile Gallé, i fratelli Daum, Tiffany e Mucha.
Nel panorama italiano, questa precoce adesione al nuovo stile, unito a influenze rinascimentali e orientaliste, rappresentò un esperimento d'avanguardia, che ottenne subito riscontro grazie alla costante partecipazione a esposizioni internazionali, dove la piccola azienda fiorentina ottenne premi e riconoscimenti, pur gareggiando con le maggiori manifatture internazionali: medaglia d'oro all'Esposizione d'arte decorativa di Torino (1898)[7], partecipazione all'Esposizione internazionale di Bruxelles (1897), Grand prix all'Esposizione universale di Parigi (1900), Grand Prix a San Pietroburgo (1901), e partecipazione all'Esposizione di Saint Louis (1904)[2].
Nell'ultimo decennio dell'Ottocento la manifattura produceva principalmente vasi e piatti, come si vede nel catalogo descrittivo stampato nel 1898, poco dopo l'Esposizione di Torino: nell'elenco dei pezzi, oltre alle stoviglie, comparivano solo una piastrella e una borchia decorativa.
Nel 1902 la manifattura si trasferì in uno stabilimento più grande, in località Fontebuoni, assumendo la denominazione di "Arte della Ceramica Fontebuoni"[8]. Ciò permise un significativo ampliamento del catalogo, con una più estesa produzione di mattonelle da rivestimento, come dimostra anche la partecipazione alla Rassegna internazionale di arti decorative di Torino del 1902[9]. Qui, oltre alla presentazione di vasi, piatti e anfore, tipiche delle manifatture ceramiche del tempo, vennero allestite due sale espositive (da pranzo e bagno), dove con piastrelle policrome e a lustro metallico veniva creata un'intera decorazione d'ambiente, in cui trovavano posto anche quattro bassorilievi in grès dovuti a Domenico Trentacoste. Il Trentacoste era infatti entrato ad affiancare il Chini nella direzione tecnica della manifattura a partire dal 1898[10].
Stava quindi emergendo la figura del Chini come grande decoratore, capace di superare i confini tra il singolo oggetto e l'ambiente che lo circonda, all'insegna dell'integrazione tra diverse tecniche artistiche, materiali e artisti[2]. Per tutto il primo decennio del Novecento, l'attività del chini fu senza sosta e in svariati campi[2]. Nel 1903 lavorò contemporaneamente alla sede della Cassa di Risparmio di Pistoia, con la decorazione ad affresco e altre tecniche dell'ingresso, dello scalone e di alcune sale al piano nobile, e all'Grand Hotel La Pace di Montecatini Terme (atrio, salone da Ballo, sala del ristorante)[2].
Nel 1904 Chini tuttavia entrò però in conflitto con l'investitore che aveva permesso l'ampliamento dell'Arte della Ceramica, il collezionista d'arte Giuseppe Gatti Casazza. Abbandonò quindi la manifattura, che sopravvisse ancora un anno, sfruttando i disegni lasciati dallo stesso Chini[3]. Due anni dopo riaprì, questa volta a Borgo San Lorenzo, la manifattura delle "Fornaci di San Lorenzo", che fu attiva fino al 1944[2].
Nel 1905 tornò al restauro, ad esempio nella chiesa di Santa Maria Maggiore a Firenze. Nel 1906 partecipò all'Esposizione di Milano, con Notte alta, Il bifolco, La dedica e il tondo affrescato della Medusa, di stampo simbolista, quest'ultima oggi alla Fondazione Marangoni di Udine.[11]
Biennali di Venezia
[modifica | modifica wikitesto]Nel frattempo Chini non abbandonò mai la pittura da cavalletto, che fu l'espressione artistica più costante nella sua vita. Il suo stile di quegli anni guardava a quello dell'amico Plinio Nomellini, a Giovanni Segantini, a Gaetano Previati, e non ignorava le tematiche simbolistiche[2].
Come pittore fu ammesso alla IV Esposizione internazionale d'arte di Venezia del 1901 (dipinto La quiete), tornandovi nel 1903 (V Esposizione) dove, oltre a presentare i dipinti La sfinge e Un tramonto, collaborò attivamente alla decorazione delle sale dell'esposizione, dipingendo la volta nella sala della Toscana, realizzando il fregio in terracotta e maiolica attorno alle pareti e disegnando i modelli di due lampadari in rame sbalzato e di due porte di marmo ornate con arabeschi in oro e intarsi in pietre dure. Nel 1905 (VI Esposizione) partecipò con Il trionfo e La campagna e nel 1907 (VII) con il tondo ad affresco Il Battista e le due tele Icaro e Il giogo[2]. Quello stesso anno realizzò un pavimento in ceramica nella sala "L'arte del Sogno", assieme al cugino Chino[2].
Questa partecipazione fu particolarmente importante nella carriera del pittore, perché venne ammirato dal re del Siam, che lo invitò ufficialmente a Bangkok, con un viaggio che si concretizzò poi nel 1910.
Nell'edizione del 1909 a Chini fu richiesto uno sforzo ancora maggiore, l'affresco della cupola interna della sala di ingresso del Padiglione Italia, dove in otto spicchi rappresentò, tra motivi floreali e simbolici, i periodi più importanti della civiltà e dell'arte occidentale:
- Le origini (Primo sorriso de la belva umana);
- Le arti primitive: Egitto, Babilonia, Assiria (Nei veli del mistero Asia m'avvolge);
- Grecia e Italia (Lieta rifulgo al greco italo sole);
- Arte bizantina (Sogno a Ravenna e da Venezia salpo);
- Dal Medio Evo al Rinascimento (Fedele a Cristo, in libertà cresciuta);
- Michelangelo (Muscoli e possa dal Gigante io trago);
- L'impero del Barocco (Forzo col moto il fren de la materia);
- La Civiltà nuova (Vivo nell'opre e nella luce esulto).
Galileo Chini realizzò quest'articolata impresa in appena ventun giorni e con tale maestria e originalità da suscitare l'ammirazione degli altri artisti. È curioso ricordare che quando Galileo aveva appena ultimato la cupola, ebbe notizia degli esperimenti ufficiali che stava compiendo Alberto Santos-Dumont a Roma, elevandosi da terra con il suo aeroplano. L'artista sensibile al grande evento, sulle decorazioni già ultimate dell'ottavo pannello dipinse il "nuovo Icaro" roteare nel cielo con un aeroplano. La cupola fu coperta nel 1936, al tempo della ristrutturazione di Giò Ponti, ma riscoperta e restaurata nel 2006[12].
Le Fornaci di San Lorenzo
[modifica | modifica wikitesto]Nel frattempo, nel 1906, insieme al cugino Chino, Galileo aveva fondato a Borgo San Lorenzo (zona del Mugello a nord di Firenze) un nuovo stabilimento, denominato la "Fornaci di San Lorenzo" (per esteso "Manifattura Fornaci S. Lorenzo - Chini & c. Borgo S. Lorenzo - Ceramiche e vetri d'arte") e con simbolo una graticola, emblema del santo, con o senza giglio stilizzato e scritta "Mugello"[2]. In questo nuovo impianto non si producevano solo ceramiche (quali suppellettili, mattonelle decorative e rivestimenti edilizi), ma anche vetrate, arredi d'interni ed esterno, progettazione di elementi architettonici, di ebanisteria e di ferri battuti. Tra le nuove produzioni, ci fu quella del grès salato, che necessitava temperature particolarmente alte di cottura, ma produceva uno smalto biancastro su cui risaltava la decorazione opaca.
Qui Galileo si circondò da un numero più alto di collaboratori, tra cui i nipoti Augusto e Tito che, seguendo gli schemi predisposti da Galileo, permisero di accedere a commissioni sempre più ambiziose e impegnative.
Tra queste ci sono la decorazione della Cassa di Risparmio di Arezzo (oggi sede dell'Archivio di Stato), l'inizio della collaborazione con l'architetto fiorentino Giovanni Michelazzi (con il quale decorò diversi palazzi, ville e villini a Firenze), la sala della "Giovine Etruria" all'Esposizione di Milano, tutte opere iniziate nel 1906[2]. Fra il 1907 e il 1909 è nuovamente a San Miniato, dove decorò la volta della Sala del Biliardo all'interno del Circolo Ricreativo, annesso al teatro cittadino[13]. Nel 1908 decorò i locali della «Esposizione Internazionale di Faenza», da cui prese vita il Museo internazionale delle ceramiche; negli anni successivi l'artista donò molte sue opere in ceramica al museo romagnolo.
A conferma della sua notorietà arrivarono importanti incarichi accademici: nel 1908 ottenne la cattedra di Arti decorative pittoriche presso l'Accademia di Belle Arti di Roma e nel 1911 quella di Decorazione pittorica all'Accademia di Firenze[2].
Nel 1909 la manifattura si dotò di uno showroom a Firenze, in via del Ghirlandaio, nel nuovo quartiere della Piagentina, decorato da Galileo e da alcuni suoi amici e collaboratori[14].
Ma fu soprattutto nelle città termali e nei nuovi stabilimenti balneari che la Manifattura Chini trovò terreno fecondo per dare volto a quell'alta società italiana, eclettica e borghese, decorando sontuosamente edifici dal forte valore identitario.
Gli schemi decorativi prodotti con più frequenza in questo periodo sono tratti dall'arte classica, come putti, ghirlande, festoni ed elementi araldici, ma anche dalla Secessione viennese (in particolare le spirali, i cerchietti e i triangoli degli sfondi di Klimt) oltre agli immancabili motivi floreali stilizzati.
Verso il 1910 disegnò i mosaici di palazzo Pathé di via Settembrini 11 a Milano. Dal 1911 lavorò alle terme Tamerici di Montecatini Terme, con l'appendice del Padiglioncino Tamerici dove rispolverò la collaborazione con Domenico Trentacoste riproponendo una commisstione di decorazione pittorica, ceramica e scultura come nella Mostra di Torino del 1902[15].
Nel 1911-1912, Chini lavorò alle Terme Alte di Porretta Terme, dove decorò interamente un piccolo ambiente, la Sala Bibita, anche poi detta "Grottino Chini"[16].
Galileo continuò a esporre in molteplici occasioni, sia in Italia che all'estero. Sistemamò il padiglione italiano all'Esposizione universale di Bruxelles (1910), e partecipò alle esposizioni celebrative del 1911 a Roma, Torino, Firenze.
Debutto come scenografo e cartellonista
[modifica | modifica wikitesto]Nel 1908, Chini debuttò anche come scenografo per la Maschera di Bruto dell'amico Sem Benelli, dove dimostrò ancora una volta di adeguarsi alle ultime novità del Liberty, lasciandosi alle spalle le pesanti scenografie ottocentesche. L'anno dopo seguì l'allestimento della prima (scene, bozzetti dei costumi e cartellone) per la Cena delle beffe, sempre di Benelli, e del Sogno d'una notte di mezza estate (in occasione delle celebrazioni per Shakespeare), entrambe rappresentate al teatro Argentina a Roma (per la Cena curò poi anche il debutto parigino). Nella stagione del 1910 lavorò ancora per Benelli (L'Amore dei tre re) e per Ercole Luigi Morselli (Orione)[2].
Già nel 1901 Chini si era occupato di cartellonistica, con il manifesto per l'Arte della Ceramica (riprodotto nel catalogo della Biennale del 1901). Ripresa questa attività a servizio del teatro, al citato manifesto per la Cena delle beffe (1909) seguirono quello per la Mostra Etnografica di Roma (1911), per Piccolo harem di G. Costa, per una mostra canina del 1925 e per Fiorenza di Sam Benelli (1930), oltre ad alcuni manifesti pubblicitari (ad esempio per il risparmio)[2]. Fu inoltre illustratore, per il volume dedicato agli scultori della Biennale a cura del Benelli (Firenze, Calvelli, 1901) e per uqello de L'Amore dei tre re (Milano, Treves, 1910), mentre dal 1906 collaborò a vignette per il Giornalino della Domenica[2].
Alla corte del Re del Siam
[modifica | modifica wikitesto]Galileo Chini aveva arricchito le sue conoscenze orientali, anche con un breve sguardo all'antica terra dei faraoni, quando nel viaggio in nave per il Siam, per traversare il canale di Suez dovendo scendere a porto Said o a Suez, era possibile visitare il Cairo, ammirare la Sfinge e le piramidi e ripartire con la nave da uno dei due porti da dove aveva fatto scalo.
Così Chini a distanza di tempo provò l'entusiasmo per l'Egitto trasmesso dal padre, quando si era recato a sua volta in quel paese, in occasione dell'esecuzione della prima “Aida” al Cairo, inviato come elemento dell'orchestra di Verdi, in qualità di suonatore di flicorno.
Nel 1910 il re del Siam, Rama V, inviò in Italia Carlo Allegri, allora ingegnere capo presso il Ministero dei Lavori Pubblici del Siam, con l'incarico di trovare un pittore per la nuova sala del trono Ananta Samakhom a Bangkok. Firmato il contratto a Firenze nel 1910 tra Galileo Chini e Carlo Allegri, nel 1911 l'artista si imbarcò a Genova diretto in Estremo Oriente. A Rama V, morto il 23 ottobre 1910, successe il figlio, il coltissimo Re Vajiravudh. Chini affrescò la sala del trono presso il nuovo palazzo Ananta Samakhom e realizzò una serie di ritratti di Rama VI. Rientrò dal regno di Siam (oggi Thailandia) nel 1913 riportando in Italia una serie di opere paesaggistiche e d'ambiente, che espose nel 1914 alla Mostra della Secessione romana. Riportò anche una collezione di cimeli orientali che nel 1950 donò al Museo etnografico dell'Università di Firenze.[17]
"Riguardo al contratto con il Signor Chini pittore, per decorare il Palazzo del Trono Ananta Samakhom, ... Lasciò a Lei, Chao Phraya Yommaraj, di aggiungere qualsiasi cosa Lei pensi che vada bene per il contratto. Ma l'autorizzazione ad assumere il pittore Chini è confermata..." (Lettera datata il 28 luglio 1910, da re Chulalongkorn al ministro dei Lavori Pubblici).[18]
Nel Siam Chini prima di accingersi al suo lavoro, aveva dovuto compiere vari sondaggi di carattere tecnico, dal clima ambientale alla resistenza delle terre colorate, portando dall'Italia materiale necessario a garantire la conservazione nel tempo dei suoi affreschi.
Insieme ai colleghi italiani a Bangkok fece una serie di escursioni nei luoghi in cui la presenza di monumenti artistici poteva offrire preziosi suggerimenti all'opera che stavano per iniziare. Scoprì vecchie pagode e templi misteriosamente conservati nella vecchia capitale del Siam, Ayutthaya.
A capo della comitiva italiana di artisti, ingegneri, architetti, pittori, scultori e altre maestranze, fu l'ingegner Carlo Allegri cui si deve, in oltre vent'anni di lavoro compiuto nel Siam, il più grande innesto di caratteri architettonici e artistici occidentali nell'oriente del tempo. Molto di quel marmo con cui si sono costruite pagode, monasteri, palazzi e ville residenziali, durante gli anni della modernizzazione Siamese, provengono dall'Italia.
Il nuovo palazzo del Trono, Ananta Samakhom, realizzato in cemento armato rivestito dal marmo, (progetto architettonico di Mario Tamagno e Annibale Rigotti) sorse per volere del re in una nuova estensione urbanistica di Bangkok e voluto non sulle regole dell'architettura orientale, ma in quella occidentale, ispirato alle linee severe del neoclassicismo romano.
Gli affreschi eseguiti da Galileo Chini nella vasta sala del Trono, dalla cupola che si eleva per oltre cinquanta metri alle lunette, rievocano i momenti significativi dei sei ultimi re del Siam (dal Settecento al Novecento) immortalandoli nella storia, compreso il re Chulalongkorn Rama V, (1868-1910), che aveva concepito l'idea del palazzo e che durante il suo regno si era distinto per significative riforme sociali attuate nel paese, inclusa anche l'abolizione della schiavitù.
La predilezione del re del Siam per gli artisti italiani si lega ai suoi soggiorni in Italia del 1897, quando re Chulalongkorn fece visite ufficiali a tutti gli Stati europei con l'Italia come la prima tappa. Durante il soggiorno in Italia, acquistò opere d'arte alla Biennale di Venezia, e a Firenze commissionò i pittori e scultori ritrattisti più noti in quegli anni, tra cui Edoardo Gelli, Michele Gordigiani, Cesare Fantacchiotti e Raffaello Romanelli, una serie di ritratti della famiglia reale ancor oggi conservati nella collezione della Real Casa Thailandese.[19][20]
Durante l'ultimo viaggio in Europa nel 1907, re Chulalongkorn ritornò alla VII Biennale di Venezia, dove Galileo Chini aveva decorato la "Sala del Sogno". Non si è trovata nessuna testimonianza dell'incontro tra il Re del Siam e l'esponente del liberty in tale occasione. Infatti, i contatti vennero sviluppati alcuni anni dopo, quando finalmente "Il Governo di S.M. il Re del Siam dà al prof. Galileo Chini che accetta l'incarico di eseguire per il prezzo di franchi centocinquantamila (Fr. 150.000) tutte le decorazioni, affreschi e pitture che dovranno decorare le sale del THRONE HALL, che si sta ora erigendo a Bangkok..." (Convenzione fra il governo di Sua Maestà il Re del Siam e il Prof. Galileo Chini, 17 ottobre 1910).[18][21]
La Sala del Trono, decorata dal Chini, venne usata come la prima sede del parlamento thailandese, ma poi rimase chiuso dal pubblico per parecchi anni. Dopo essere stata sede museale, dal 2017 è stata di nuovo destinata a sede di rappresentanza e chiusa al pubblico.
Rientro in Italia
[modifica | modifica wikitesto]Nel 1914 al ritorno dal Siam Chini fu incaricato dai responsabili dalla Biennale di Venezia di eseguire una nuova decorazione, nel salone centrale delle Esposizioni. Ispirandosi al Liberty ma influenzato dall'arte orientale klimtiana, Galileo esegue “La Primavera”, pannelli con decorazioni floreali, dove si sovrappongono in modo scalare, fanciulle con i pepli. I titoli di alcuni dei quattordici pannelli affrescati sono:
- La fioritura della primavera italica;
- La primavera classica;
- L'incantesimo dell'amore;
- La primavera della vita;
- La primavera che perennemente si rinnova.
L'autore spiegando il senso della sua opera, dice di averla eseguita traendo ispirazione dalla primavera a Venezia, quando la città accoglie gli artisti di tutto il mondo per questo evento e alla primavera spirituale che eternamente si ripropone.
Chini partecipò a molte altre edizioni della Biennale con dipinti e opere varie, ma con “ La primavera” segna la sua più importante presenza. Galileo aveva saputo con le caratteristiche meno appariscenti dell'art nouveau, abbinarle e mischiarle, per ottenere nuove combinazioni.
Nel 1915 insegnò al Corso di Ornato della Regia Accademia di belle arti di Firenze. Negli anni successivi affrescò il Palazzo Comunale di Montecatini Terme e la Camera di Commercio di Firenze. Intensificò intanto l'attività di scenografo, arrivando alle prime collaborazioni con Giacomo Puccini per il Gianni Schicchi.
Nel 1919 e poi nel 1922 ottenne l'incarico di decorare le sale interne del ristorante Paoli a Firenze, con scene di banchetto e paesaggi in stile neomedievale.[22]
Nel 1921 espose alla Prima Biennale romana e nel 1924 ancora alla Biennale di Venezia. Tornò a lavorare con Puccini per la Turandot.
Nel 1920-1923 a Salsomaggiore Terme completò la decorazione delle Terme Berzieri e, più tardi, nel 1926, nel Grand Hôtel des Thèrmes, curò l'allestimento del salone moresco, della sala delle cariatidi e della taverna rossa; nella cittadina decorò alcuni ambienti della villa Fonio (poi Bacciocchi), dell'Hotel Porro (coperti in seguito in occasione di un riammodernamento), dell'Hotel Valentini (in parte coperti) e di un locale notturno a Poggio Diana.

Nel 1925 abbandona l'incarico di direttore artistico presso la manifattura ceramica Fornaci San Lorenzo, ruolo che sarà ricoperto dal 1925 al 1943 da Tito Chini, il figlio del cugino Chino, con quale Galileo, dopo l'esperienza con l'Arte della Ceramica, aveva dato avvio alla manifattura borghigiana.[23]
Nel 1925-1926 curò le decorazioni per il Grand Hotel & La Pace a Montecatini e per gli ambienti della motonave Augustus.
Incontro con Puccini
[modifica | modifica wikitesto]La sua attività in campo teatrale lo porterà a frequentare autori e artisti diversi. Nella sua “Casa delle Vacanze” da lui così denominata, l'abitazione sita in Fossa dell'Abate, ora Lido di Camaiore (LU), egli ospiterà in semplicità, dall'amico Giacomo Puccini ai vari pittori e scultori del tempo, tra cui Sem Benelli, Pizzetti e altri.
Chi meglio di Chini dopo il soggiorno orientale poteva creare le scene per Turandot, la tragica opera d'amore incompiuta da Giacomo Puccini, in esse Chini diede il meglio di sé, ma Puccini non poté ammirare le scene dell'amico e ascoltare la sua Turandot diretta da Toscanini alla Scala il 25 aprile 1926, perché realizzata a circa due anni dalla sua morte. L'attività scenografica di Chini inizia nel 1908 e si conclude nel 1937, non è lineare e continua, l'artista lavora inizialmente solo per il teatro di prosa e scopre l'opera lirica solo nel 1917 accanto a Giacomo Puccini.
Con Sam Benelli lavorerà anche se con lunghi intervalli fino al 1930, tra Milano, Roma e Torino ma mai a Firenze la sua città.
Ritorno alla pittura
[modifica | modifica wikitesto]Nel 1927 ottenne la cattedra di Decorazione pittorica alla Reale scuola di Architettura a Firenze e nel 1928 affrescò la sede milanese della Società elettrica Montecatini. Nel 1929 partecipò alla Esposizione Internazionale di Barcellona con un vaso[24]. Nel 1930 tornò alla Biennale di Venezia e, per tutto il decennio, si dedicò prevalentemente ad esporre le sue opere in mostre personali, in Italia e all'estero. Nel 1938 lasciò quindi l'insegnamento per raggiunti limiti di età.
Vecchiaia
[modifica | modifica wikitesto]Proseguì nell'organizzazione di mostre personali (Bologna, Parigi, Roma, Düsseldorf, ecc.) fino al 1942, quando venne incaricato della decorazione del grande salone interno del Palazzo della Camera del Lavoro di Bologna. Nel 1945 donò al Comune di Firenze una serie di dipinti che rappresentano vedute di zone della città distrutte nel corso della guerra.
Nel 1946 morì la figlia Isotta e, negli anni successivi, la sua attività si andò progressivamente riducendo a causa di seri disturbi alla vista che lo condussero alla cecità.
Nel 1951 espose all'Esposizione Internazionale d'Arte Sacra a Roma, e l'anno successivo Firenze gli dedicò una retrospettiva. Espose ancora a Roma, per la Mostra d'Arte contemporanea, nel 1954 e a Bogotà, in Colombia, nel 1956. Galileo Chini morì il 23 agosto dello stesso anno nella sua casa-studio in via del Ghirlandaio 52, a Firenze. È sepolto nel cimitero monumentale dell'Antella.
Sempre apprezzata, nei decenni successivi, da una ristretta cerchia di estimatori (un suo appassionato collezionista è stato il regista Luchino Visconti), l'opera di Chini sta conoscendo in anni recenti una stagione di attenta rivalutazione, di cui testimonia in maniera significativa anche la mostra dedicatagli nel 2006 dalla Galleria nazionale d'arte moderna e contemporanea di Roma.
Carriera e opere
[modifica | modifica wikitesto]Galileo Chini fu un artista poliedrico, versatile, imprevedibile, sicuramente tra i pionieri del Liberty in Italia, della fine Ottocento inizi Novecento. Dipinse nature morte, bellissimi paesaggi della Versilia e ritratti.
Chiamato alla corte di re Rama V a Bangkok, per la decorazione della sala del trono nel palazzo reale, comprese e acquisì le origini orientaleggianti dell'Art Nouveau.
Edifici a Firenze
[modifica | modifica wikitesto]Un esempio molto comune nel liberty di accostare motivi ripresi dal passato e tratti moderni si possono notare in alcune ville di Firenze come il villino Broggi-Caraceni o il villino di via Giano della Bella, oppure nelle perdute villa Ventilari e villa del Beccaro in viale Mazzini, o nel villino Ravazzini e in altre ville del viale Michelangelo. Sulla facciata del villino Lampredi di via Giano di Bella ad esempio, tra le finestre del piano superiore e il portone con tendenza modernista, s'inseriscono a scopo decorativo un fregio dai toni violacei ideato da Chini, in cui è chiara l'ispirazione rinascimentale nei putti che sorreggono rami carichi di pigne, interrotti da ghirlande di foglie.
Sue opere pittoriche si trovano poi alla Galleria d'arte moderna, in una saletta del ristorante Paoli, e in alcune collezioni private, come quella della banca Federico Del Vecchio.
Edifici a Città di Castello
[modifica | modifica wikitesto]Lavorò per diverso tempo anche a Città di Castello, dove è particolare un villino tra l'arte liberty e quella orientaleggiante che ricorda le abitazioni della Thailandia, tanto che in città detto edificio è conosciuto come "La Pagoda". Altri edifici vicino alla cinta murarie portano le sue indicazioni ed influenze. Importante è inoltre la sua attività presso il Cimitero Monumentale, dove ha dipinto una lunetta con la Madonna in gloria nella Chiesa Maggiore (1900), un Angelo che piange sul Cristo morto nella cappella dei Benefattori (1901), una lunetta raffigurante la S.S. Trinità nella cappella Castori (1900) e una Annunciazione nella cappella Prosperini (1902).
Edifici in Versilia
[modifica | modifica wikitesto]Un numero cospicuo di piastrelle di rivestimento si può ancora ammirare sulle facciate di numerosi palazzi di Viareggio (LU). Tale copiosa presenza nasce dal fatto che dall'inizio del 900 Chini scelse Lido di Camaiore (all'epoca Fossa dell'Abate) come località di villeggiatura. Insieme con l'amico architetto Ugo Giusti (lo stesso delle Terme di Salsomaggiore, decorate da Chini) progettò a quattro mani la sua residenza estiva. Una villa semplice ed elegante, di schiette linee secessioniste viennesi, che battezzò "La Casa delle Vacanze". Da molti anni la villa è diventata un albergo, ma sono così numerose le opere di Chini ancora conservate all'interno (affreschi, quadri, ceramiche, oggetti di arredamento) che è considerata un piccolo museo.

Negli anni venti, ebbe l'incarico governativo assieme all'ingegner Belluomini, di ristrutturare il lungomare di Viareggio, egli propose per molti edifici decorazioni con piastrelle in maiolica, prodotte a Borgo San Lorenzo.
Sulla passeggiata di Viareggio spiccano le due cupole del Gran Caffè Margherita, decorate con tegole ceramiche di colore verde, mentre all'interno si possono ammirare le vetrate interamente dipinte da Chini.
Nel villino di viale Carducci, 6, sono ancora visibili dei pannelli con figure femminili su un coloratissimo fondo di fiori multiformi. Nella composizione rettangolare sulla destra della facciata, vi è un evidente richiamo ai pannelli della Biennale veneziana del 1914.
Sull'esterno dell'edificio di viale Manin, 20, costruzione appartenuta all'attrice Dina Galli, ci sono dei fregi con raffigurati cavalli marini che emergono dalle onde, anche se piuttosto rovinati. Motivi molto più convenzionali, come foglie e frutta, si trovano sulle fasce di piastrelle che rivestono il parapetto della terrazza a tetto sempre dello stesso edificio.
Putti e festoni abbelliscono il villino Amore e la facciata dell'hotel Liberty, palmette, delfini, girali, sono raffigurati nelle lunette dell'hotel Excelsior, dove grandi vasi ricolmi di frutta e navi dalle vele spiegate decorano i riquadri sopra la porta dell'ingresso principale.
Nella via Antonio Fratti, 400 si trova la villa Argentina, la cui facciata presenta una vasta superficie decorata in ceramica. Quasi tutta la parte superiore della costruzione è rivestita con pannelli differenti: dal tipo a scacchiera rigorosamente geometrico con predominanza di verde e oro, a cesti di frutta, intervallati con rettangoli con volatili che beccano grappoli d'uva tra foglie e tralci. Quest'ultima decorazione, che si riferisce alla leggenda di Zeus, era già stata utilizzata da Galileo Chini nella parte inferiore degli affreschi della cupola alla Biennale di Venezia del 1909. La presenza di piastrelle della Manifattura è piuttosto frequente in molti altri edifici di Viareggio anche con semplici motivi geometrici.
Rimane ancora da menzionare un villino in viale Buonarroti, 9 decorato con putti vestiti con corte tuniche, reggenti grandi festoni di fiori interrotti da un pannello composto di minuscoli quadrati e cerchi di notevole effetto ornamentale.
Edifici nel Mugello
[modifica | modifica wikitesto]Altri esempi di tali rivestimenti si possono trovare in edifici nella zona del Mugello, probabilmente essi costituiscono solo una piccola parte di una presenza molto più massiccia andata distrutta durante il secondo conflitto mondiale.
Tra queste decorazioni che di solito sono costituite da semplici piastrelle monocrome o al massimo decorate con disegni geometrici, s'impone il fregio della facciata di una villa a Roma, costituito da piastrelle trattate a lustri metallici ove sono raffigurati rami ricurvi su cui strisciano delle lumache. Anche in questo caso la decorazione ceramica, s'inserisce su una struttura architettonica tradizionale, rimodernata secondo le linee ornamentali del tempo. A Borgo San Lorenzo l'edificio più riccamente decorato è la casa del cugino Chino Chini, costruita intorno al 1923. Nella parte esterna ci sono numerose piastrelle a motivi geometrici mentre l'interno ci fornisce esempi molto più interessanti, di materiale per rivestimento del tutto sconosciuto.
Al piano superiore c'è un caminetto rivestito di piastrelle gialle e rosse con rose, granchi e spirali in leggero rilievo e una stanza da bagno con rivestimento in maiolica di notevole interesse, anche se la qualità dei decori è lontana dai raffinati esempi dell'Arte della Ceramica. L'importanza di questo bagno sta soprattutto nel fatto che esso costituisce forse l'unico esempio a noi rimasto nelle realizzazioni della Manifattura per questo genere di ambienti.
Sempre all'interno della casa di Chino si trovano interessanti pannelli in maiolica, come quello dai delicati motivi floreali, situato su una parete della scala di accesso al secondo piano o sotto i davanzali delle finestre. Di particolare rilievo è il pavimento della sala centrale del pianterreno, in grès policromo, dove Galileo, ispirandosi al Vasari, ha raffigurato la nascita di Venere.
Edifici termali
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L'opera della Manifattura Chini non è stata richiesta solo per la decorazione di abitazioni civili ma anche per impianti pubblici, come il rivestimento in grès delle Terme Berzieri a Salsomaggiore. Su progetto dell'architetto Ugo Giusti, la loro costruzione iniziò poco prima dello scoppio della Grande Guerra per terminare poi nel 1922 circa. Per la manifattura si trattò di un lavoro colossale, tanto che per far fronte a questo impegno, si dovettero ingrandire le sue strutture, ampliando i forni.
La decorazione ricopre quasi tutto l'edificio, con sobrietà per quanto riguarda gli ambienti destinati alle cure, rivestiti con piastrelle color avorio e listelli dorati e con ricchezza negli ambienti mondani come il bar, il salone centrale e lo scalone dove si trova il grande affresco di Galileo.
Tali zone sono rivestite da piastrelle e listelli di vario tipo, con volute, intrecci, ovali e dorature. Lo stesso genere di decorazione si ritrova anche all'esterno ma arricchito da altri elementi, come i grandi tondi, marmorizzati nelle parti superiori. I tetti e le cupole sono ricoperti di tegole smaltate sempre prodotte dalla Manifattura, oltre ad avere un valore storico, poiché racchiude le linee artistiche e il costume del secondo decennio del Novecento.
Iniziate nel 1913 e portate a termine dieci anni più tardi, hanno permesso di conservare la documentazione nel cambiamento dell'arte, dovuto anche alla grande guerra. Senza dubbio il complesso Berzieri rappresenta per la sua monumentale decorazione oggetto di studio interessante per la storia della ceramica.
Nello stabilimento Terme Tamerici di Montecatini Terme (PT), di notevole qualità è il pannello che fa da contorno alla fonte Giulia, in esso sono rappresentati dei pesci che nuotano tra frondosi rami, con pigne, nei toni del verde. Il festone è poi inserito in una decorazione geometrica con pavoni e girali.
Anche i pannelli ai lati dell'ingresso dello stabilimento ove si denota l'influenza delle opere del klimt, sono particolari, ora ricoperti da una patina biancastra a causa dei sali sprigionati dalla sorgente. Interessante è anche il pavimento del portico d'ingresso, realizzato in grès con decori in blu cobalto geometrici tali da spezzare la superficie, mentre nel pannello centrale datato 1910 vi è una decorazione di putti avvolti da sinuosi nastri che sorreggono una ghirlanda con la scritta “salve”.
Nell'interno delle terme Tamerici, interessante è la sala di mescita, con una ricca decorazione ceramica che oltre i due banchi per la distribuzione dell'acqua termale,interessa sia il pavimento sia parte delle pareti.
Una notevole interruzione di questo genere di attività si ebbe, infatti, nel 1936 a causa di una legge che proibiva qualsiasi tipo di ornamento all'esterno degli edifici. Questo fatto causò alla Manifattura un vero collasso economico al punto di dover ridurre al minimo il suo organico.
È comunque fino agli inizi degli anni venti che si ha la maggior produzione di oggetti e piastrelle di tipo originale, negli anni successivi si continuano a ripetere gli stessi modelli prodotti in precedenza.
Chini nel cimitero monumentale della Misericordia dell'Antella
[modifica | modifica wikitesto]Galileo decora nel 1906 la cappella della principessa Carafa di San Lorenzo e con lo zio Leto (1843 - Fosdinovo, 1910)[25] lavora nella cappella dedicata a Santa Matilde, raffigurata nella cupola su commissione della Confraternita di Misericordia che continua nella sua filosofia, immutata finora, di far decorare anche le cappelle destinate a sepolture comuni del suo cimitero.
Nel 1910 lavora nella cappella gentilizia Barocchi e in quella comune dedicata a San Guido; poi, nei primi mesi del 1911, dipinge la cupola d'ingresso con una mirabile simbologia, un capolavoro nel suo genere, disponendo in una doppia corona sedici angeli in gloria, e decora il sottoportico prima di partire per il Siam, affiancando alle pitture le ceramiche appositamente prodotte dalla Manifattura.
Nel 1933 dipinge il cartone preparatorio per il pannello centrale della vetrata destinata alla cappella comune dedicata a San Benedetto. Torna a lavorare a Antella nel 1946 per seppellire la giovane figlia Isotta e per dipingere le "Pie donne ai piedi della Croce" all'altare della cappella dedicata a San Silvestro che raffigura nella lunetta d'ingresso. Dieci anni dopo la stessa cappella accoglie anche le sue spoglie.
Riconoscimenti e anniversari
[modifica | modifica wikitesto]Accademico all'Accademia delle arti del disegno fin dal 1926, radiato per indegnità e antifascismo nel 1939, riammesso nei ruoli accademici nel 1946, il 15 febbraio 1955 è eletto Accademico Emerito.[26] La stessa Accademia fiorentina dedica un convegno all'artista nel dicembre 2023, Galileo Chini Accademico del Disegno. Un bilancio per i 150 anni, nell'ambito di altre iniziative curate dal Comune di Montecatini Terme.[27] Ancora nel novembre 1981 il Corriere della Sera, in un articolo riguardante una mostra di Galileo Chini alla Galleria Michaud di Firenze, interpretava l'evento come in qualche modo polemico nei confronti dell'amministrazione pubblica «che non ha colto l'occasione dei 25 anni dalla morte per ricordare ufficialmente l'artista concittadino».[28]
Onorificenze
[modifica | modifica wikitesto]Note
[modifica | modifica wikitesto]- ^ F. Mazzocca, M. F. Giubilei e A. Tiddia, Liberty, uno stile per l'Italia mod3erna, Silvana Editore, 2014
- ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r DBI.
- ^ a b c d e f g h Il tarlo polverizza anche la quercia. Le memorie di Galileo Chini, a cura di Fabio Benzi, Firenze, Maschietto & Musolino, 1998.
- ^ R. Roani Villani, La decorazione del Palazzo Comunale fra arte, storia e restauro, in R. Roani Villani e Luigi Latini (a cura di), San Miniato immagini e documenti del patrimonio civico della città, Ecofor, 1998, p. 34-35.
- ^ R. Roani Villani, Restauri tra Ottocento e Novecento: gli interventi di Galileo Chini e Domenico Fiscali, in AA.VV., Pittura e Scultura nella chiesa di San Domenico a San Miniato. Studi e restauri, CRSM, 1998, pp. 97-110.
- ^ Il simbolo era una melagrana stilizzata con le iniziali "A.D.C.", oltre alla "F" di Firenze, con due manine intrecciate nei primi esemplari. Cfr. DBI.
- ^ E. Thovez, in L'arte all'Esposizione del 1898, IV, pp. 30-32.
- ^ Galileo Chini, su archivioceramica.com.
- ^ Melani, 1902; Pica, 1903, cit. in DBI.
- ^ Mostra del Liberty, 1972, p. 220.
- ^ Dolores Del Giudice, Galileo Chini, in Alessandro Del Puppo e Vania Gransinigh, Casa Cavazzini. Le collezioni del museo d'arte moderna e contemporanea di Udine, Udine, Forum, 2018, pp. 62-63.
- ^ Galileo Chini: la cupola del Padiglione Italia alla Biennale di Venezia; il restauro del ciclo pittorico
- ^ M. L. Comuniello e I. Conforte, C'era una volta... decorata al circolo Cheli. La tempera di Galileo Chini: l'autore, l'opera ed il suo stato di conservazione, in «Bollettino dell'Accademia degli Euteleti della Città di San Miniato», n. 76, 2009, pp. 173-205.
- ^ Bettino Gerini, Vivere Firenze... Il Quartiere 2. Piagentina, Bellariva, Varlungo, Rovezzano, Aster Italia, Firenze 2006.
- ^ F. Bevilacqua, Architetture liberty in Toscana. La linea, il colore , in G.Cricco, F.Di Teodoro, Itinerario nell'arte. Toscana, Bologna 2000, p. 89.
- ^ [https://www.arteopereartisti.it/grottino-chini/ Grottino Chini, restauro)
- ^
- ^ a b N. Lohapon, Decorazioni Monumentali di Galileo Chini nel Siam. in Ad Vivendum. Galileo Chini. La stagione dell'incanto (a cura di F. Benzi), Maschietto Editore, 2002, pp. 108-119, ISBN 88-87700-71-0.
- ^ N. Lohapon, King Chulalongkorn and Florentine artists, in Journal of the Faculty of Arts, vol. 28, 1 gennaio-giugno 1999.
- ^ Chulalongkorn, Re, Il primo viaggio in Europa di Re Chulalongkorn nel 1897 : raccolta di lettere e documenti dal primo viaggio in Europa di Re Chulalongkorn nel 1897 (a cura di P. Watthanangkun, ecc.), trad. italiana di N. Lohapon, L. Nalesini, ecc, Bangkok, Centre for European Studies at Chulalongkorn University, 2003, ISBN 974-13-2862-1.
- ^ N. Lohapon, "Galileo Chini, the Painter" and Siam in Galileo Chini: Painter of Two Kingdoms (a cura di N. Lohapon), Bangkok, Amarin Printing and Publishing, 2008, ISBN 978-974-10-1426-2.
- ^ Decorazione per il ristorante Paoli, Firenze, su Repertorio delle Opere di Galileo Chini.
- ^ Gilda Cefariello Grosso Museo della Manifattura Chini, catalogo, Edizioni Polistampa, Firenze, 1999, pp. 23; Elisa Marianini La memoria dei caduti della Grande Guerra in Mugello, una ferita salvata dalla bellezza, Edizione Noferini, Borgo San Lorenzo (FI), 2015. p. 67.
- ^ Quando Emilio Polci e Galileo Chini rappresentarono la ceramica italiana a Barcellona L’Esposizione Internazionale del 1929 Un vaso premiato a Barcellona, su academia.edu.
- ^ Al via il restauro della tomba chiniana nel cimitero di Scarperia, su okmugello.it. URL consultato il 17 febbraio 2017 (archiviato dall'url originale il 18 febbraio 2017).
- ^ Accademia delle arti del disegno, Chini Galileo, su aadfi.it, Firenze. URL consultato il 23 novembre 2023.
- ^ Comune di Montecatini Terme, Buon compleanno Galileo e Buon Compleanno Mo.C.A.!, su comune.montecatini-terme.pt.it, Montecatini, 23 novembre 2023. URL consultato il 23 novembre 2023.
- ^ Rossana Bossaglia, Galileo Chini (1873-1956) a Firenze. Gli piaceva Puccini, in Corriere della Sera, Milano, 22 novembre 1981, p. 13.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Stefano Fugazza, CHINI, Galileo, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 24, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1980. URL consultato il 1º luglio 2013.
- Ad Vivendum Galileo Chini la stagione dell'incanto, maschietto editore Montecatini Terme (PT) stampa Tipografia Toscana di Ponte Buggianese (PT), marzo 2002. ISBN 978-88-87700-71-8.
- Francesco Niccolai, Mugello e Val di Sieve Guida topografica Storico-artistica illustrata, 1914, ristampa Noferini, 2014. p.227.
- Corrado Masan, Galileo Chini Galleria d'arte edizione Il Fiorino spa, Firenze 1971.
- Gianni Vianello (a cura di), Galileo Chini Catalogo della mostra di Lido di Camaiore, stampa Arti Grafiche Pardini di Camaiore 1964.
- M. Adriana Giusti, Viareggio 1828-1938. Villeggiatura, moda, architettura, Idea Books, Milano 1989.
- M.A. Giusti, Architettura a Viareggio nel primo Novecento: Eclettismo balneare, in "Art e Dossier", 67, aprile 1992, pp. 35–41.
- M. A. Giusti (a cura di) L'età del Liberty in Toscana. Atti del Convegno di Viareggio 1995, Octavo, Firenze 1996.
- M. A. Giusti (a cura di), Incanti d'Oriente in Versilia, Pacini-Fazzi, Lucca 1998.
- Moreno Bucci, Il teatro di Galileo Chini, Maschietto e Musolino editore Firenze 1998. ISBN 88-86404-58-1.
- Fabio Benzi e Gilda Cefariello Grosso, Galileo Chini, editore Electa Firenze 1988.
- Gilda Cefariello Ceramica Chini per l'architettura e l'ebanistica, Grosso editore Centro Di Firenze 1982.
- Maria Stella Margozzi, Galileo Chini La Primavera, editore Idea Book Roma 2004.
- Fabio Benzi, La casa delle vacanze, editore Maschieto e Musolino Firenze 1998. ISBN 88-86404-52-2.
- Simona Pelagotti, Galileo Chini, questo (s)conosciuto. L'artista e i suoi interventi in Valdelsa, Miscellanea Storica della Valdelsa, CIX (2003), 1-3 (294-296), pp. 107–126.
- O. Nalesini, L'Asia Sud-orientale nella cultura italiana. Bibliografia analitica ragionata, 1475-2005. Roma, Istituto Italiano per l'Africa e l'Oriente, 2009, pp. 370–372. ISBN 978-88-6323-284-4.
- Neungreudee Lohapon (a cura di). Galileo Chini: Painter of Two Kingdoms. Cat. Mostra "The Galileo Chini Exhibition @ Central Chidlom". Bangkok 2008.
- Paola Chini Polidori, Silvano Guerrini, Piero Pacini, Galileo Chini all'Antella. Inediti e riscoperte. Un percorso nell'arte 'sacra' e umanitaria, catalogo della mostra, Ven. Confraternita della Misericordia di S. Maria all'Antella, Tipolitografia Contini, Sesto Fiorentino (Firenze), 2012, ISBN 978-88-907741-1-9
- Elisa Marianini La memoria dei caduti della Grande Guerra in Mugello - una ferita salvata dalla bellezza, Edizione Noferini, Borgo San Lorenzo (FI), 2015.
- Silvano Guerrini, Le opere dei Chini all'Antella. Dario, Leto, Tito Chini e Manifattura Fornaci San Lorenzo nel Cimitero monumentale della Confraternita della Misericordia, seconda edizione ampliata e rivista, Ven. Confraternita della Misericordia di S. Maria all'Antella, Tipolitografia Contini, Sesto Fiorentino (Firenze) 2012, ISBN 978-88-907741-0-2
- Gilda Cefariello Grosso, Rosa Maria Martellacci, Elisa Marianini, Marco Pinelli e Vera Silvani I Chini a Borgo San Lorenzo, storia e produzione di una manifattura mugellana, a cura di Gilda Cefariello Grosso, Opus libri 1993, ristampa aggiornata in alcune parti nel 2014, edizione Noferini, Borgo San Lorenzo (FI).
- Giseppina Carla Romby, Marco Pinelli, Francesco Apergi, Cristina Ducci, Chiara Marcotulli, Laura Paoli, Antonella Perretta e Elisa Pruno Mugello – Itinerari del ‘900, 2015, edizione Noferini, Borgo San Lorenzo (FI). Edizione anche in lingua inglese pubblicata nel 2016.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
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Wikiquote contiene citazioni di o su Galileo Chini
Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Galileo Chini
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Chini, Galileo, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- CHINI, Galileo, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1931.
- CHINI, Galileo, in Enciclopedia Italiana, III Appendice, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1961.
- Galileo Chini, su siusa.archivi.beniculturali.it, Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche.
- Galileo Chini, su BeWeb, Conferenza Episcopale Italiana.
- (EN) Opere di Galileo Chini, su Open Library, Internet Archive.
- Galileo Chini, in Archivio storico Ricordi, Ricordi & C.
- Sito dedicato al Liberty e Galileo Chini, su itinerarioliberty.it.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 54945952 · ISNI (EN) 0000 0000 6634 8764 · SBN RAVV018173 · BAV 495/318006 · Europeana agent/base/45178 · ULAN (EN) 500022281 · LCCN (EN) n85101809 · GND (DE) 118872540 · BNE (ES) XX1748142 (data) · BNF (FR) cb144454387 (data) |
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