Fuoco fatuo

I fuochi fatui sono fiammelle solitamente di colore blu o celeste che si manifestano a livello del terreno in particolari luoghi come i cimiteri, le paludi, gli stagni nelle brughiere e le zone umide boschive. Il periodo migliore per osservarli parrebbe essere nelle calde sere d'agosto. Talvolta sono chiamati corpi santi in analogia a quelli di sant'Elmo, ma, a differenza di questi, potrebbe trattarsi di fiammelle derivate dalla combustione del metano e del fosfano dovuta alla decomposizione di resti organici: per esempio di cadaveri umani conservati nelle bare che, come spesso avveniva in passato, non potevano essere sigillate, con conseguente fuoriuscita del metano originato dalla decomposizione delle salme.

I fuochi fatui sono fiammelle solitamente di colore blu o celeste che si manifestano a livello del terreno in particolari luoghi come i cimiteri, le paludi, gli stagni nelle brughiere e le zone umide boschive. Il periodo migliore per osservarli parrebbe essere nelle calde sere d'agosto.[1]
Talvolta sono chiamati corpi santi in analogia a quelli di sant'Elmo,[2] ma, a differenza di questi, potrebbe trattarsi di fiammelle derivate dalla combustione del metano e del fosfano dovuta alla decomposizione di resti organici: per esempio di cadaveri umani conservati nelle bare che, come spesso avveniva in passato, non potevano essere sigillate, con conseguente fuoriuscita del metano originato dalla decomposizione delle salme.[3]
Miti e leggende
[modifica | modifica wikitesto]
Le leggende sui fuochi fatui sono moltissime. Nell'antichità si ritenevano la dimostrazione dell'esistenza dell'anima. Alcune popolazioni nordiche invece credevano che seguendoli si trovasse il proprio destino.
Gli antichi egizi potevano forse ritenere che quanto più una persona fosse stata virtuosa nella sua vita terrena, tanto più il suo Akh, cioè la partecipazione della sua anima alla Luce divina secondo la religione egizia, avrebbe potuto illuminarsi, dando origine ai fuochi fatui.[4]
A ogni modo i fuochi fatui, nelle credenze popolari occidentali, potevano essere interpretati in genere come la manifestazione degli spiriti dei morti,[5] in particolare di anime dannate o del Purgatorio,[6] oppure di bambini non battezzati.[7]
Tra i racconti del folclore italiano, fuochi fatui venivano solitamente avvistati nella val Trebbia,[1] oppure nei pressi del Lago Maggiore,[1] o in genere nella bassa padana,[8] spesso associati al passaggio di meteore.[8]
Un'altra zona che per secoli è stata teatro di questo genere di manifestazioni si trovava nell'appennino tosco-emiliano, nei pressi di Pietramala,[9] conosciuta come Bocca d'Inferno, in cui i fuochi fatui si diceva apparissero con l'intento malevolo di spaventare e trarre in inganno i viaggiatori.[10]
Natura fisica del fenomeno
[modifica | modifica wikitesto]
L'origine del fenomeno è tutt'altro che chiarita.[11] Tra le molte ipotesi spicca quella sull'ossidazione del fosfano e metano, prodotto dalla decomposizione anaerobica del carbonio organico, che può provocare una luce splendente dovuta a chemiluminescenza.
I fuochi fatui furono studiati fra gli altri da Alessandro Volta,[9] e dal barone Karl Reichenbach, che li considerava manifestazioni del fluido odico liberato dalla decomposizione dei cadaveri, visibili solo ai sensitivi.[12]
Nella letteratura
[modifica | modifica wikitesto]- Nel racconto La fiaba del serpente verde e della bella Lilia di Goethe, i fuochi fatui hanno un ruolo centrale all'interno della trama.
- Sempre in Goethe, essi partecipano alla notte di Valpurga descritta nella prima parte del Faust.
- Nel romanzo Il visconte dimezzato di Italo Calvino, il personaggio del dottor Trelawney studia il fenomeno dei fuochi da un punto di vista scientifico.
- Titolo della raccolta di prose Fuochi fatui di Camillo Sbarbaro pubblicata a Milano nel 1956.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ^ a b c Alessandro Rapallini, Il fenomeno antico dei fuochi fatui nelle calde notti d'estate, su altavaltrebbia.net, 2024.
- ^ Giulio Amadio, Dall'origine delle cose all'origini dei nomi, vol. II, pag. 60, Montalto delle Marche, Stabilimento tipografico Sisto V, 1944.
- ^ Camille Flammarion, Fuochi di Sant'Elmo e fuochi fatui, in L'atmosfera: descrizione dei grandi fenomeni della natura, pp. 736-739, a cura di Carlo Pizzigoni, Milano, Fratelli Simonetti, 1874.
- ^ Maria Pace, Ka e Ba: la complessa religiosità degli antichi Egizi, su Storia dell'Egitto antico, homolaicus.com, 2015.
- ^ Silvano Crepaldi, Geografia dell'immaginario, pag. 148, Lampi di Stampa, 2011.
- ^ Carlo Anfosso, Il fuoco: storia, teorie, applicazioni, pag. 162, Treves, 1876.
- ^ Alfonso Maria Di Nola, La nera signora: antropologia della morte, pag. 180, Newton & Compton, 1995.
- ^ a b Andrea Casadio, Fuochi fatui e globi misteriosi nei cieli romagnoli fra 1815 e 1816, in Eraldo Baldini, Quel che vedevano in cielo. Comete, prodigi, oggetti volanti nelle cronache e testimonianze dall'Antichità alla fine del XVII secolo, Cesena, Il Ponte Vecchio, 2020, pp. 163-173.
- ^ a b Francesco Tonini, Pietramala e i suoi "terreni ardenti", su cultura.ilfilo.net, 2022.
- ^ (FR) Serge Jodra (a cura di), Les feux follets, in "Imago Mundi", 2004.
- ^ L. Garlaschelli, Fuochi Fatui, Enciclopedia CICAP, su cicap.org, 2000.
- ^ (EN) Karl Reichenbach, Researches on magnetism, electricity, heat, light, crystallization, and chemical attraction: in their relations to the vital force, trad. ingl. di William Gregory, Londra, Walton and Maberly Taylor, 1850, pp. 126-7, § 158, V trattato.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
[modifica | modifica wikitesto]
Wikimedia Commons contiene immagini o altri file sul fuoco fatuo
| Controllo di autorità | LCCN (EN) sh85146779 · GND (DE) 4463821-8 · J9U (EN, HE) 987007558404905171 |
|---|