Castel Penede
Castel Penede è un castello medievale ormai in rovina che si trova a Nago, frazione del comune di Nago-Torbole in provincia di Trento. Il castello sorge su uno sperone roccioso che domina la parte settentrionale del lago di Garda e che costeggia l’antica strada romana che collegava Trento a Torbole.
| Castel Penede | |
|---|---|
| Ubicazione | |
| Stato attuale | |
| Regione | Trentino-Alto Adige |
| Città | Nago-Torbole |
| Indirizzo | Via al Castel Penede |
| Coordinate | 45°52′26.57″N 10°53′10.09″E |
| Informazioni generali | |
| Tipo | Castello |
| Inizio costruzione | XIII secolo |
| Condizione attuale | Rovine |
| Visitabile | Sì |
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Castel Penede è un castello medievale ormai in rovina che si trova a Nago, frazione del comune di Nago-Torbole in provincia di Trento.
Il castello sorge su uno sperone roccioso che domina la parte settentrionale del lago di Garda e che costeggia l’antica strada romana che collegava Trento a Torbole.
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Il castello medievale fu fatto erigere da Ulrico II D’Arco, tra il 1203 e il 1207, in una posizione strategica che lo metteva in relazione con il lago di Garda e la strada di Santa Lucia verso Mori[1]. Fin dai secoli precedenti i traffici commerciali della zona, che partivano da Riva del Garda diretti verso est, percorrevano quel tratto di strada: le merci transitavano per Torbole e Nago per dirigersi verso Mori e l’Adige. Sia per le merci che per le persone era previsto il pagamento di un dazio e le rendite erano divise tra il vescovo e la comunità di Riva del Garda, grazie a un accordo stipulato nel 1192 che regolava i diritti di mercato e navigazione[2]. Nel 1209 il nome del castello compare in un documento imperiale austriaco.
Dal XIII al XVIII secolo, il castello fu al centro di numerosi scontri a causa della sua posizione strategica. Nel 1210 fu conteso tra Massimiliano I Castelbarco e il vescovo di Trento, Federico Wanga, e dal 1241 al 1253 fu occupato dal conte e arcivescovo Rizzardo di San Bonifacio. Nel 1254 però i baroni moriani ne ripresero il possesso dopo un paio di battaglie sconfiggendo il conte e riottenendo il controllo del colle. Durante il dominio e la permanenza della nobile famiglia Castelbarco il castello venne ampliato e raggiunse il suo massimo splendore architettonico con la doppia cinta muraria e nuove stanze e torrioni della rocca. La situazione cambiò quando, nel 1266, si estinse il ramo di discendenza di Ulrico II e a causa del lascito testamentario di Cubitosa D’Arco[3]: con questo atto la proprietà del castello passò prima ai Tirolo e poi ai Castelbarco che ne furono proprietari fino al 1340. I D’Arco non riconobbero mai la validità del testamento, continuando a rivendicare la proprietà del Castello di Penede, e non misero mai da parte le loro rivendicazioni. Fu così che, nel 1340, Nicolò D’Arco con l’aiuto delle truppe di Luchino Visconti, duca di Milano, mise il castello sotto un duro assedio. Da parte loro i Castelbarco, consapevoli di non poter sostenere l’assalto, dopo undici mesi chiesero aiuto al vescovo di Trento, con la promessa di vendere il castello alla sede vescovile[1]. Nell'area del colle si tennero vari scontri durati circa quattro anni tra le truppe del Ducato di Milano e milizie del principe vescovo di Trento Nicolò da Bruna.
La vittoria e occupazione vescovile avvenne il 25 novembre 1344 e la compravendita fu perfezionata solo nel 1346. In questo modo i Castelbarco salvarono il proprio onore e riuscirono a non consegnare il castello ai nemici. Fu solo nel 1349 che gli Arco riuscirono a far rinunciare i Castelbarco al castello e a ottenere dal vescovado di Trento l’infeudazione di Penede e ne furono i proprietari indisturbati fino al 1411, quando iniziarono le guerre tra guelfi e ghibellini e il castello venne più volte perso e riconquistato da ambo gli schieramenti per oltre vent'anni, finchè nel 1438 fu occupato dall'esercito del Gattamelata, durante le guerre di Lombardia tra Venezia e Milano, e iniziò il dominio veneziano[4]. Il castello fu fortificato, ampliato e munito di numerose difese militari e durante tale periodo fu sempre considerato inespugnabile, resistendo infatti a vari attacchi e cariche da parte delle truppe bresciane.
Dopo circa novant’anni di dominazione veneziana, nel 1519, il castello fu occupato dalle truppe imperiali di Massimiliano I d’Asburgo durante la guerra con Venezia (Guerra della Lega di Cambrai) e dopo la vittoria venne restituito agli Arco come feudo imperiale, cosicché essi poterono considerarsi signori immediati, durante l'intero Sacro Romano Impero. Questa situazione causò dei contrasti più tardi, nel corso del XVI secolo, con l’imperatore Ferdinando I d’Asburgo, conte di Tirolo, perché gli Arco erano legati a vincoli feudali anche con la contea tirolese ed erano in aperta contesa con la corte di Innsbruck, con cui iniziò così una lunga diatriba. Infatti i conti di Tirolo presero possesso della rocca nel 1579 in seguito a scontri durati alcuni mesi e ciò portò gli Arco a condurre vari assedi al castello fino al 1614, anno in cui riuscirono a riconquistarlo con una importante offensiva scacciando gli occupanti[4].
Gli Arco ne persero nuovamente il possesso nel 1672, a causa dei contrasti con l'allora principe vescovo di Trento, e successivamente venne loro restituito nel 1681. Ne erano ancora i proprietari, nel 1703, quando Castel Penede fu assaltato e distrutto dalle truppe francesi durante l'invasione del Trentino nell'ambito della guerra di successione spagnola, da allora non fu più ricostruito ed oggi si trova in stato di rovina[5].
Durante la prima guerra mondiale sul colle e nell'area del castello furono costruite dall'esercito austro-ungarico delle trincee e vi venne installata una grande postazione d'artiglieria. Alcuni resti di queste fortificazioni sono visibili ancora oggi.
Dagli anni novanta del XX secolo scorso i ruderi furono sottoposti a vari restauri da parte della Provincia Autonoma di Trento[6]. Nel corso degli ultimi anni ( 2022-2026 ) alcuni scavi condotti dall'Università di Trento ( Doss Penede, un tesoro di reperti - Alto Garda e Ledro - Trentino ) hanno portato alla luce una moltitudine di reperti nell'area del castello risalenti a differenti periodi storici: durante le ricerche e gli studi dell'area sono stati dissotterrati resti di un villaggio preistorico dell'Età del Bronzo ( prime tracce di frequentazione del colle e della zona gardesana ), le rovine di almeno due insediamenti celtici ed uno più piccolo poco distante fondato dai Reti, il primo di questo popolo in regione, che hanno restituito un gran numero di manufatti e utensili, un intero nucleo abitativo romano stratificato di medie dimensioni della prima età imperiale (II sec. a.C. – I sec. d.C.) con cinque domus, un castrum, una stalla e due botteghe, con fondamenta e mura ben definite e vari reperti, da armi e monete a opere artigianali e vasellame, ed infine la fortezza medievale del Penede, il tutto in un sito di tre ettari occupato ininterrottamente per oltre 2.000 anni. Per questo ad oggi è uno dei siti archeologici più ricchi e vasti del Trentino (Su Doss Penede, nell'Alto Garda, trovati resti dell'età del bronzo).
Oltre la presenza del Sommo Poeta Dante Alighieri, sono note alcune leggende e racconti che da secoli aleggiano attorno al colle ed alle sue mura, tra cui la più nota e conosciuta è legata all'assalto, storicamente avvenuto, da parte dei Conti D’Arco durante la dominazione austriaca cinquecentesca del castello: in un'imboscata presso un sentiero dei boschi sottostanti, i soldati tirolesi catturarono e fecero prigioniero il conte Francesco di Arco e decisero di intimidire il fratello Antonio di Arco, a capo delle truppe d’assedio, e dissuaderlo dal proseguire l'offensiva. Impiccarono infatti il giovane duca issandolo sulla forca in cima al dosso adiacente alle mura, all'estremità dello sperone di roccia che da quel giorno prese il nome di Doss de La Forca. Pare che Antonio d’Arco, accampato con l’esercito alle foci del Sarca poco più in basso, abbia potuto osservare da lì il corpo del fratello. Si narra che nelle notti di luna piena si possa distinguere l'ombra inconfondibile di un'impiccato che si staglia su una delle mura accanto al dosso e si possano udire distintamente tra le rovine lugubri lamenti del fantasma che ancor oggi non ha trovato pace.
Descrizione
[modifica | modifica wikitesto]Il castello sorge su uno sperone roccioso che domina la parte settentrionale del lago di Garda e che costeggia l’antica strada romana che collegava Trento a Torbole. Le rovine del castello sono raggiungibili con un sentiero in circa 15 minuti a piedi che parte da Nago. Questo percorso fu di fondamentale importanza sia in epoca romana che in epoca tardo-antica e in epoca medievale, perché il castello faceva parte di un sistema di fortificazioni a controllo del territorio[5].
Il suo nome deriva da un toponimo preromano "*penna" che vuol dire “cresta, monte, picco, roccia aspra e acuta”[4]. L’attività archeologica recente ha messo in evidenza che il sito ha una storia di circa 8/9 secoli. Nel lato nord del promontorio, i risultati di alcuni saggi di scavo indicano la presenza di un edificio terrazzato, forse una villa di epoca romana, ma la frequentazione dell'area si potrebbe far risalire anche a fasi di occupazione pre-protostoriche[1]. Il castello fu edificato su uno sperone roccioso che domina il lato nord-est del Lago di Garda. Le prime notizie che si hanno del castello risalgono al 1210, quando si menzionano per la prima volta un "Castrum Penne" e un "Locus Penne", quest’ultimo probabilmente indicava non solo il punto fortificato ma tutto il monte[4].
Un curioso aneddoto riguardante il Castel Penede di Nago è quello che lo legherebbe al famoso poeta toscano Dante Alighieri. Secondo una leggenda infatti, nel periodo in cui il poeta era in esilio da Firenze venne ospitato per alcuni mesi dalla famiglia dei Castelbarco intorno al 1309, proprio nella fortificazione la quale fu da ispirazione e protagonista per la scrittura dei versi del Canto XX dell’Inferno della Divina commedia:
“Suso in Italia bella giace un laco
a piè dell’Alpe che serra Lamagna
sovra Tiralli, ch’ha nome Benaco.
Per mille fonti credo e più si bagna
tra Garda e Valcamonica, pennino
dell’acqua che nel detto laco stagna”.
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Castel Penede dal nord
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Rovine di Castel Penede
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Rovine di Castel Penede
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Rovine di Castel Penede
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ^ a b c Giorgia Gentilini, Gian Pietro Brogiolo e Walter Landi, Castel Penede a Nago nel Sommolago, pp. 232-233.
- ^ Andrea Castagnetti, Le comunità della regione gardense fra potere centrale, governi cittadini e autonomie nel medioevo (secoli VIII-XIV), p. senza pagina.
- ^ Figlia di Riprando D’Arco e cugina dei figli di Ulrico II.
- ^ a b c d Giorgia Gentilini, Gian Pietro Brogiolo e Walter Landi, Comunità di Valle 9: Comunità Alto Garda e Ledro, Castel Penede, p. 417.
- ^ a b Giorgia Gentilini, Gian Pietro Brogiolo e Walter Landi, Comunità di Valle 9: Comunità Alto Garda e Ledro, Castel Penede, p. 419.
- ^ Giorgia Gentilini, Gian Pietro Brogiolo, Walter Landi: Castel Penede a Nago nel Sommolago. pp. 227-232
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Andrea Castagnetti, Le comunità della regione gardense fra potere centrale, governi cittadini e autonomie nel medioevo (secoli VIII-XIV), in Giorgio Borelli (a cura di), Un lago, una civiltà: il lago di Garda, II, 1983.
- Giorgia Gentilini, Gian Pietro Brogiolo, Walter Landi, Castel Penede a Nago nel Sommolago, in Elisa Possenti, Giorgia Gentilini, Walter Landi, Michela Cunaccia, APSAT 6. Castra, castelli e domus murate. Corpus dei siti fortificati trentini tra tardo antico e basso medioevo. Saggi, SAP Società Archeologica srl., Mantua 2013 ISBN 978-88-87115-83-3
- Giorgia Gentilini, Gian Pietro Brogiolo, Walter Landi, Comunità di Valle 9: Comunità Alto Garda e Ledro, Castel Penede, in Elisa Possenti, Giorgia Gentilini, Walter Landi, Michela Cunaccia (a cura di), Apsat 4: Castra, castelli e domus murate: corpus dei siti fortificati trentini tra tardo antico e basso medioevo, schede 1, SAP Società archeologica, 2013, ISBN 9788887115772.
- Gorfer A., Guida dei castelli del Trentino, Trento, 1972.
- Tabarelli G. M. e Conti F., Castelli del Trentino, Novara, 1981.
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