Calcide del Libano
Calcide del Libano (in greco antico Χαλκίς ὑπὸ τῷ Λιβάνῳ?, in latino Chalcis sub Libanum) era un'antica città posta tra le catene del Libano e dell'Antilibano, centro maggiore dell'Iturea, nella Siria storica. L'area, in epoca ellenistica e romana, era detta così per l'antica presenza degli Iturei (Ιτουραῖον o Ιτυραῖοι), una popolazione di origine araba, cui si riferisce anche la Bibbia nella figura di Ietur o Yĕṭūr (Genesi 25.15, 1 Cronache 1,31 e 5,19), che vi si erano stanziati almeno da prima della metà del II secolo a.C. Gli Iturei, che si erano forse estesi fino alla Galilea, furono vinti dall'asmoneo Aristobulo I (104-103 a.C.), che si appropriò di parte del loro territorio, probabilmente la più meridionale. Prima dell'avvento di Pompeo Magno nell'area, gli Iturei erano organizzati in un ampio Stato, il Regno di Calcide, retto dal tetrarca e sommo sacerdote Tolomeo (85-40 a.C.), figlio di Menneo, con Calcide per capitale. Lisania, figlio e successore di Tolomeo, fu ucciso da Marco Antonio, che cedé Calcide e il suo territorio a Cleopatra. Successivamente, l'imperatore Claudio passò l'Iturea a Erode (Erode di Calcide), nipote di Erode il Grande. Da Erode di Calcide l'area passò poi a Erode Agrippa II. Probabilmente all'epoca della dinastia flavia, forse nel 92 d.C., l'Iturea fu incorporata nella provincia romana di Siria. Strabone pone la città nella pianura di Marsia. Calcide si trovava forse a sud di Eliopoli (oggi il sito di Baalbek). A Calcide corrisponde forse Anjar (‛Angiar), ove si trovano resti delle fortificazioni (torri e mura) dell'antico centro. Resta una ricca monetazione, ascrivibile a Calcide, la cui produzione va fatta partire intorno al 117 o al 114 a.C. La zecca del II secolo d.C. è ascrivibile ad una Flavia Chalcis: le monete, di bronzo, portano al dritto il ritratto e la titolazione degli imperatori romani dell'epoca, da Traiano a Marco Aurelio e Lucio Vero, e al rovescio, all'interno di una corona, il nome della città, talvolta associato all'immagine di un dio, Helioseiros. Ricorrono talvolta, sempre al rovescio, delle marche, in cui si è preteso di rintracciare delle date. Le misteriose monete di Flavia Chalcis hanno stimolato ipotesi tra gli studiosi fin dal XVII secolo, ma non si è mai potuti giungere ad un accordo sull'identificazione della città, che secondo alcuni (così Aliquot) sarebbe una diversa Calcide, cioè Calcide del Belo (Qinnasrin), in Siria, e non Calcide del Libano. Questa confusione tra le due Calcidi sorse già con l'antiquario veronese Enrico Noris (Henricus Norisius, 1631-1704), il quale, nell'opera Annus et epochae Syromacedonum in vetustis urbium Syriae nummis praesertim Mediceis expositae (1689), le considera un unico centro. Noris considerava Flavia Chalcis fondazione ellenistica di Seleuco I nella Siria settentrionale, dominata in seguito da clienti romani, da cui poi sarebbe passata alla dinastia menneide (Menneo, Tolomeo, Lisania, Zenodoro), poi a Cleopatra e infine alla dinastia erodiana. Nel 1931, il numismatico francese Henri Seyrig, basandosi su fattori stilistici e tecnici, rimarcò l'identificazione di Flavia Chalcis con Calcide del Belo (Qinnasrin), associandone la monetazione a quella di altre zecche della Siria settentrionale. Questa identificazione sembra anche confortata dalla constatazione della fortuna della Calcide siriana nella tarda antichità e nel Medioevo, al contrario della Calcide libanese, di cui scompare ogni traccia già a partire dal I secolo d.C.
Calcide del Libano (in greco antico Χαλκίς ὑπὸ τῷ Λιβάνῳ?, in latino Chalcis sub Libanum) era un'antica città posta tra le catene del Libano e dell'Antilibano, centro maggiore dell'Iturea, nella Siria storica. L'area, in epoca ellenistica e romana, era detta così per l'antica presenza degli Iturei (Ιτουραῖον o Ιτυραῖοι), una popolazione di origine araba, cui si riferisce anche la Bibbia nella figura di Ietur o Yĕṭūr (Genesi 25.15[1], 1 Cronache 1,31[2] e 5,19[3]), che vi si erano stanziati almeno da prima della metà del II secolo a.C. Gli Iturei, che si erano forse estesi fino alla Galilea, furono vinti dall'asmoneo Aristobulo I (104-103 a.C.), che si appropriò di parte del loro territorio, probabilmente la più meridionale.[4][5]
Prima dell'avvento di Pompeo Magno nell'area, gli Iturei erano organizzati in un ampio Stato, il Regno di Calcide, retto dal tetrarca e sommo sacerdote Tolomeo (85-40 a.C.), figlio di Menneo, con Calcide per capitale.[4]
Lisania, figlio e successore di Tolomeo, fu ucciso da Marco Antonio, che cedé Calcide e il suo territorio a Cleopatra. Successivamente, l'imperatore Claudio passò l'Iturea a Erode (Erode di Calcide), nipote di Erode il Grande. Da Erode di Calcide l'area passò poi a Erode Agrippa II. Probabilmente all'epoca della dinastia flavia, forse nel 92 d.C., l'Iturea fu incorporata nella provincia romana di Siria.[5]
Strabone pone la città nella pianura di Marsia. Calcide si trovava forse a sud di Eliopoli (oggi il sito di Baalbek).[5]
A Calcide corrisponde forse Anjar (‛Angiar), ove si trovano resti delle fortificazioni (torri e mura) dell'antico centro. Resta una ricca monetazione, ascrivibile a Calcide, la cui produzione va fatta partire intorno al 117 o al 114 a.C.[5] La zecca del II secolo d.C. è ascrivibile ad una Flavia Chalcis: le monete, di bronzo, portano al dritto il ritratto e la titolazione degli imperatori romani dell'epoca, da Traiano a Marco Aurelio e Lucio Vero, e al rovescio, all'interno di una corona, il nome della città, talvolta associato all'immagine di un dio, Helioseiros. Ricorrono talvolta, sempre al rovescio, delle marche, in cui si è preteso di rintracciare delle date.[6] Le misteriose monete di Flavia Chalcis hanno stimolato ipotesi tra gli studiosi fin dal XVII secolo, ma non si è mai potuti giungere ad un accordo sull'identificazione della città, che secondo alcuni (così Aliquot) sarebbe una diversa Calcide, cioè Calcide del Belo (Qinnasrin), in Siria, e non Calcide del Libano.[6] Questa confusione tra le due Calcidi sorse già con l'antiquario veronese Enrico Noris (Henricus Norisius, 1631-1704), il quale, nell'opera Annus et epochae Syromacedonum in vetustis urbium Syriae nummis praesertim Mediceis expositae (1689), le considera un unico centro. Noris considerava Flavia Chalcis fondazione ellenistica di Seleuco I nella Siria settentrionale, dominata in seguito da clienti romani, da cui poi sarebbe passata alla dinastia menneide (Menneo, Tolomeo, Lisania, Zenodoro), poi a Cleopatra e infine alla dinastia erodiana.[6] Nel 1931, il numismatico francese Henri Seyrig, basandosi su fattori stilistici e tecnici, rimarcò l'identificazione di Flavia Chalcis con Calcide del Belo (Qinnasrin), associandone la monetazione a quella di altre zecche della Siria settentrionale.[7] Questa identificazione sembra anche confortata dalla constatazione della fortuna della Calcide siriana nella tarda antichità e nel Medioevo, al contrario della Calcide libanese, di cui scompare ogni traccia già a partire dal I secolo d.C.[7]
Monetazione
[modifica | modifica wikitesto]A Calcide sul Libano sono attribuite alcune piccole monete in bronzo coniate tra l'85 e il 20 a.C. dai tetrarchi della Calcide[8].
- Tolomeo, tetrarca, figlio di Menneo (85-40 a.C.)
- D/ Testa laureata di Zeus; R/ in greco antico ΠΤΟΛΕΜΑΙΟΥ ΤΕΤΡΑΡΧΟΥ?, Ptolemaiou tetrarchou; Aquila in volo.
- D/ Testa laureata di Zeus; R/ in greco antico ΠΤΟΛΕΜΑΙΟΥ ΤΕΤΡΑΡΧΟΥ ΚΑΙ ΑΡΧΙΙΕΡ?, Ptolemaiou tetrarchou kai archiier; Due guerrieri con lancia; corona di alloro.
- Lisania, figlio di Tolomeo (40-36 a. C.)
- D/ Testa diademata di Lisania R/ in greco antico ΛΥΣΑΝΙΟΥ ΤΕΤΡΑΡΧΟΥ ΚΑΙ ΑΡΧΙΕΡΕΩΣ?, Lysaniou tetrarchou kai archiereōs; Atena nicefora stante
- Zenodoro, figlio di Lisania, B.C. 30-20 a.C.
- D/ Testa di Ottaviano. R/ in greco antico ΖΗΝΟΔΩΡΟΥ ΤΕΤΡΑΡΧΟΥ ΚΑΙ ΑΡΧΙΕΡΕΩΣ?, Zenodorou tetrarchou kai archiereōs; testa di Zenodoro.
Note
[modifica | modifica wikitesto]Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- (FR) Julien Aliquot, Flavia Chalcis, in Marie-Odile Rousset (a cura di), Chalcis/Qinnasrin (Syrie) de l’âge du Bronze à l’époque mamelouke, vol. 2, MOM Éditions, 2021, pp. 21-28, ISBN 978-2-35668-167-6.
- Umberto Cassuto, ITUREA, in Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1938.
- Giuseppe Corradi, CALCIDE del Libano, in Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1930.
- Barclay Vincent Head, Chalcis sub Libano, in Historia Numorum, Oxford, 1911.