Bardone
Bardone è una frazione del comune di Terenzo, in provincia di Parma. La località dista 1,84 km dal capoluogo.
| Bardone frazione | |
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| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Provincia | |
| Comune | |
| Territorio | |
| Coordinate | 44°37′26.15″N 10°06′05.72″E |
| Altitudine | 402 m s.l.m. |
| Abitanti | 30[2] |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 43040 |
| Prefisso | 0525 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Nome abitanti | bardonesi |
| Cartografia | |
Bardone è una frazione del comune di Terenzo, in provincia di Parma.
La località dista 1,84 km dal capoluogo.[1]
Geografia fisica
[modifica | modifica wikitesto]Bardone sorge alla quota di 402 m s.l.m.,[1] sul un altopiano posto sulla parete est del monte Prinzera, sul versante sinistro della val Sporzana.[3][4]
Origini del nome
[modifica | modifica wikitesto]La località deve il suo nome alla denominazione longobarda del passo della Cisa,[5][3] noto all'epoca come "monte Bardone", da Mons Langobardorum, cui era collegata attraverso la strada omonima che univa il regno di Pavia al ducato di Tuscia.[6]
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Il primo nucleo abitato di Bardone fu fondato non più tardi della prima metà del VI secolo, all'incirca a metà della salita appenninica della strada romana che univa Parma e Luni; il tracciato divenne di importanza strategica in epoca longobarda, in quanto costituiva l'unico collegamento tra la pianura Padana e la Toscana. Sorse allora anche l'originaria cappella in stile paleocristiano, successivamente modificata più volte nei secoli anche grazie alla crescente importanza dalla strada, che, nota in epoca medievale come via di monte Bardone, per secoli fu percorsa dai numerosi pellegrini diretti a Roma dal Nord Europa.[3][7]
Il borgo e l'intera catena montuosa di monte Bardone furono donati nell'879 dal re d'Italia Carlomanno di Baviera al vescovo di Parma Guibodo, che a sua volta li inserì nei beni del Capitolo della Cattedrale di Parma.[8][3]
La località di Bardoni fu menzionata il 31 marzo 987 in un atto di donazione di alcuni beni da parte del vescovo Sigefredo II e il 31 gennaio 999 in un rogito di vendita di vari terreni da parte di tal Maginfredo.[8]
Nel 1195 l'imperatore del Sacro Romano Impero Enrico IV di Franconia confermò al vescovo Obizzo Fieschi la giurisdizione sull'intero territorio di monte Bardone.[8]
Nel 1219 l'imperatore Federico II di Svevia concesse al Comune di Parma la conferma degli antichi diritti, tra cui il pieno potere sul territorio;[9][10] ciò fu interpretato dal podestà Negro Mariani da Cremona quale attestazione della completa autonomia dall'autorità episcopale[11] e del legittimo possesso di numerosi feudi del Parmense, tra cui Bardone.[12] Il vescovo Obizzo Fieschi si oppose e si rivolse al papa Onorio III, che, allo scopo di ristabilire l'autorità della diocesi su tutti i territori governati in precedenza, emise un atto di scomunica contro il Comune; quest'ultimo accettò quindi la restituzione dei feudi al Vescovo, ratificando un accordo nel 1221.[8][9][13] Ciò nonostante, la diocesi perse man mano la propria influenza sul feudo, a vantaggio del Comune di Parma.[8][14]
All'inizio del XIV secolo i conti Rossi, già proprietari di terre a Bardone, vi costruirono un maniero in posizione dominante sulla vallata e vi stanziarono un castellano, che si occupò di riscuotere i tributi per conto del Comune. Tuttavia, dopo alcuni anni i Rossi iniziarono a trattenere per sé tutto quanto ricavato e a gestire il territorio in piena autonomia, fino a essere ufficialmente investiti del feudo di Bardone nel 1413 dall'imperatore Sigismondo di Lussemburgo.[3][8][14][15] Nel 1418 i conti vi insediarono in qualità di podestà Niccolò Palmia,[16] appartenente alla nobile famiglia che nel 1343 aveva alienato ai Rossi il vicino borgo di Palmia.[17] A nulla valsero nel 1448 i tentativi da parte del vescovo Delfino della Pergola di rivendicare il possesso del castello.[14][18]
Nel 1464 Pier Maria II de' Rossi destinò nel testamento al figlio Guido il feudo di Bardone,[19] ma nel 1480 modificò le precedenti disposizioni, lasciando il castello, insieme a numerosi altri della fascia appenninica, al figlio naturale Bertrando.[14][20] Quest'ultimo morì nel 1502 senza eredi diretti, perciò i suoi beni furono assegnati al nipote Troilo I, marchese di San Secondo.[14][21][22] Nel 1510 il cugino Filippo Maria de' Rossi, rivendicando la mancata eredità paterna causata dalla guerra dei Rossi, espugnò il castello di Bardone, ma Troilo I contrattaccò e rientrò in breve tempo in possesso del feudo.[14][18] Dopo la morte di Troilo nel 1521, gli subentrò il figlio Pier Maria III.[14][23]
Nei decenni seguenti, il feudo di Bardone passò ai Rossi di Corniglio e nel 1588 il conte Filippo Maria, figlio di Camillo, ne fu ufficialmente investito da parte del duca di Parma Alessandro Farnese.[23][24] Tuttavia, nel 1593 il Conte fu incarcerato per delitti rimasti ignoti e il duca Ranuccio I incamerò tutti i suoi beni,[25] tra cui Bardone.[23][24]
Il 6 novembre 1667 il feudo fu assegnato dalla Camera Ducale di Parma ai conti Tiburzio, Francesco e Ippolito Cantelli. Nel 1751 morì il conte Paolo, ultimo erede della casata, e Bardone fu nuovamente incamerato dai duchi di Parma.[18][23][24]
Nel 1781 il duca Ferdinando di Borbone investì del feudo i conti Domenico e Francesco Galantino, i cui eredi ne mantennero il possesso fino all'abolizione dei diritti feudali sancita dai decreti napoleonici nel 1805.[23][24][26] In seguito la località divenne frazione del nuovo comune (o mairie) di Selva del Bocchetto, dopo pochi mesi ribattezzato Lesignano Palmia e nel 1924 Terenzo.[27][28]
Agli inizi del XX secolo l'isolamento del borgo comportò l'emigrazione di numerosi bardonesi diretti all'estero, mentre negli anni successivi alla seconda guerra mondiale i trasferimenti si rivolsero prevalentemente verso la città di Parma.[3]
Monumenti e luoghi d'interesse
[modifica | modifica wikitesto]Pieve di Santa Maria Assunta
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Edificata in origine in stile paleocristiano probabilmente già nel VI secolo, la pieve a pianta centrale fu modificata nel IX secolo nella zona absidale; menzionata per la prima volta nel 1005, fu ampliata e profondamente trasformata in forme romaniche nel XIII secolo; modificata tra il 1635 e il 1655, fu restaurata più volte nel XIX secolo; risistemata esternamente nel 1938, fu completamente ristrutturata tra il 1998 e il 1999, riportando alla luce le fondazioni della chiesa originaria. L'edificio, sviluppato su un impianto a navata unica affiancata da una nicchia e tre cappelle per parte, presenta una semplice facciata a capanna in pietra, con una finestra in sommità ornata con un archivolto trilobato dell'XI secolo; sul lato sud si apre l'ampio portale d'ingresso secondario, profondamente strombato e sormontato da una lunetta contenente un altorilievo in stile romanico. All'interno l'aula, coperta da una serie di capriate lignee, accoglie nella prima parte un gruppo di sculture romaniche, realizzate da un artista di scuola antelamica agli inizi del XIII secolo e probabilmente provenienti dall'ambone smembrato della pieve di Santa Maria Assunta di Fornovo.[7][29][30][31][32][33][34]
Castello
[modifica | modifica wikitesto]Edificato per volere dei conti Rossi nel XIV secolo sulla sommità di un rilievo a pochissima distanza dal borgo di Bardone, il castello, dotato di un mastio centrale e di tre torri lungo la cinta muraria, alla morte del conte Pier Maria II nel 1482 passò al figlio Bertrando, indi nel 1502 al nipote Troilo I; conquistato temporaneamente nel 1510 da Filippo Maria de' Rossi, dopo la morte di Troilo nel 1521 fu assegnato al figlio Pier Maria III; ereditato dai Rossi di Corniglio, fu incamerato nel 1593 dal duca Ranuccio I Farnese e assegnato nel 1667 ai conti Cantelli; nuovamente incamerato nel 1751, fu riassegnato nel 1781 ai conti Galantino, che lo mantennero fino al 1805; da tempo abbandonato, col tempo scomparve senza lasciare tracce.[21][35]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ^ a b c La Frazione di Bardone, su italia.indettaglio.it. URL consultato il 3 settembre 2016.
- ^ [1]
- ^ a b c d e f La Storia, su bardone.eu. URL consultato il 3 settembre 2016 (archiviato dall'url originale l'8 agosto 2016).
- ^ Dall'Aglio, p. 225.
- ^ Dall'Aglio, pp. 225-226.
- ^ Breve storia della Via Francigena, su viefrancigene.org. URL consultato il 3 settembre 2016 (archiviato dall'url originale il 4 gennaio 2017).
- ^ a b Chiesa di Santa Maria Assunta, su romanico-emiliaromagna.com. URL consultato il 3 settembre 2016 (archiviato dall'url originale il 9 agosto 2016).
- ^ a b c d e f Dall'Aglio, p. 226.
- ^ a b Capacchi, p. 75.
- ^ Affò, p. 334.
- ^ Leo, p. 324.
- ^ Affò, p. 102.
- ^ Affò, pp. 336, 405.
- ^ a b c d e f g Capacchi, p. 76.
- ^ Arcangeli, Gentile, p. 25.
- ^ Arcangeli, Gentile, p. 30.
- ^ Molossi, p. 246.
- ^ a b c Bardone, su geo.regione.emilia-romagna.it. URL consultato il 3 settembre 2016 (archiviato dall'url originale il 15 settembre 2016).
- ^ Pezzana, p. 309.
- ^ Pezzana, p. 311.
- ^ a b Dall'Aglio, pp. 226-227.
- ^ Arcangeli, Gentile, p. 276.
- ^ a b c d e Dall'Aglio, p. 227.
- ^ a b c d Capacchi, p. 77.
- ^ Capacchi, p. 46.
- ^ Galantino Francesco, su parmaelasuastoria.it. URL consultato il 3 settembre 2016 (archiviato dall'url originale il 31 marzo 2016).
- ^ Molossi, p. 13.
- ^ Comune di Terenzo, su archivi.ibc.regione.emilia-romagna.it. URL consultato il 4 marzo 2026 (archiviato dall'url originale l'11 ottobre 2018).
- ^ Fallini, Calidoni, Rapetti, Ughetti, pp. 64-67.
- ^ Dall'Aglio, pp. 227-229.
- ^ Cirillo, Godi, p. 182.
- ^ Bardone, Chiesa di Santa Maria Assunta, su piazzaduomoparma.com. URL consultato il 3 settembre 2016.
- ^ Bardone, su iatfornovo.it. URL consultato il 3 settembre 2016 (archiviato dall'url originale il 7 agosto 2016).
- ^ Pier Paolo Mendogni, La Pieve di Bardone (PDF), su pierpaolomendogni.it. URL consultato il 3 agosto 2016 (archiviato dall'url originale il 9 agosto 2016).
- ^ Capacchi, pp. 75-77.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Ireneo Affò, Storia della città di Parma, Tomo terzo, Parma, Stamperia Carmignani, 1793.
- Letizia Arcangeli, Marco Gentile, Le signorie dei Rossi di Parma tra XIV e XVI secolo, Firenze, Firenze University Press, 2007, ISBN 978-88-8453-683-9.
- Guglielmo Capacchi, Castelli parmigiani, Parma, Artegrafica Silva, 1979.
- Giuseppe Cirillo, Giovanni Godi, Guida artistica del Parmense, II, Parma, Artegrafica Silva, 1986.
- Italo Dall'Aglio, La Diocesi di Parma, I Volume, Parma, Scuola Tipografica Benedettina, 1966.
- Marco Fallini, Mario Calidoni, Caterina Rapetti, Luigi Ughetti, Terra di pievi, Parma, MUP Editore, 2006, ISBN 88-7847-021-X.
- Enrico Leo, Storia degli stati italiani dalla caduta dell'impero romano fino all'anno 1840, Volume 1, 2ª ed., Firenze, Società Editrice Fiorentina, 1842.
- Lorenzo Molossi, Vocabolario topografico dei Ducati di Parma, Piacenza e Guastalla, Parma, Tipografia Ducale, 1834.
- Angelo Pezzana, Storia della città di Parma continuata, Tomo quarto, Parma, Reale Tipografia, 1852.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]- Pieve di Santa Maria Assunta (Terenzo)
- Via Francigena
- Terenzo
- Longobardi
- Diocesi di Parma
- Rossi di Parma
Altri progetti
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